E se la sinistra se ne va?

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Tutti sanno che nel Partito Democratico il fermento è forte, soprattutto dopo la vittoria di Matteo Renzi alle primarie per la segreteria. Le accuse di esser sempre meno di sinistra si sprecano, anche all’interno del partito, soprattutto provenienti dall’area che ha appoggiato Pippo Civati: una situazione che a Bologna ha portato Giorgia Villa e Alessandro Galatioto a uscire dalla segreteria unitaria di Bologna, abbandonando addirittura anche il partito.

Uno strappo importante in una città dove si era promossa una segreteria unitaria fra le varie anime del partito, un po’ come si vorrebbe fare ora al nazionale, ma che evidentemente non ha funzionato. In una lettera aperta al partito e a Civati ricordano come il loro gruppo sia ormai ridotto all’irrilevanza all’interno del partito, e di come “…a luglio ci siamo ritrovati a Livorno dove abbiamo ascoltato delle belle, bellissime relazioni ed abbiamo appreso di esser divenuti una associazione. Però, francamente, ci aspettavamo qualcosa di più e di diverso, per esempio una discussione su cosa ci stiamo a fare in un partito che ha scelto di governare con l’Ncd e far patti con il redivivo Berlusconi. Se, come sembra, in autunno avremo una manovra economica lacrime e sangue, chi ce lo fa fare di esserne complici?…”

Alleanza fra Pd e Ncd che era già stata vagheggiata da Alfano per le regionali, che a cascata sembra scendere dal governo fino alle realtà locali. Fra poco ci saranno le prime elezioni indirette per le provincie, e gli schieramenti che si stanno formando destano a volte molta curiosità. Ne è un esempio l’accordo a Vibo Valentia tra esponenti dell’area Renzi e pezzi di Ncd e Forza Italia; ne è un esempio l’accordo che pare in formazione a Latina fra Pd, Ncd e liste civiche; ne è esempio l’accordo in via di definizione a Varese, anche qui fra Pd e Ncd, addirittura in una regione dove Ncd governa con Lega Nord e Forza Italia; ne è un esempio la Große Koalition formatasi a Torino fra Pd, Forza Italia e Ncd, anche se gli interessati affermano che “È solo un’alleanza limitata alla stesura delle regole. Ma correre da soli e confrontarsi dopo non sarebbe stato più saggio?

Alla fine dei conti, forse, questi esponenti dell’area civatiana tutti i torti non li hanno. Va bene che queste elezioni in larga parte daranno vita a organi il cui scopo principale sarà stilare regole e regolamenti delle nuove Città Metropolitane, ma questo non significa doverci andare da alleati, magari pure in una lista unica. Per me sa quasi di presa per il culo. Villa e Galatioto affondano poi il coltello nella piaga:

“…Non possiamo più rispondere ai problemi sempre più gravi del nostro Paese consultando i nostri bloggers preferiti oppure citando libri vecchi e nuovi, spendendo la faccia per un obiettivo vago e indistinto ma dobbiamo invece essere capaci di fare delle proposte concrete e avere o guadagnarci la forza di imporle alla pubblica discussione…”

Una specie di grido dall’allarme sull’irrilevanza che rischia di portare alla scomparsa, sulla continua diluizione di quei tratti di sinistra di un partito che per loro tende dalla parte opposta, e su quella autoreferenzialità che pare una specie di morbo della sinistra, che la costringe a restare chiusa nel proprio orticello senza mai guardare altrove. E per loro non basta nemmeno l’associazione È Possibile varata nello scorso luglio, associazione che è “…uno spazio aperto, che ospita il dialogo interno alla sinistra italiana, ai partiti, ai movimenti e tra i singoli cittadini che desiderano un luogo in cui discutere e impegnarsi…. Un’associazione che mira a fare rete, a convogliare idee e proposte in azioni parlamentari, che vuole promuovere l’attivismo, lavorare per le campagne elettorali, e che “…Punta alla formazione e alla creazione di una nuova classe dirigente per questo Paese…. Obiettivo tanto ambizioso quanto necessario.

Probabilmente per i due è poco, o è poco utile per via del poco peso all’interno del partito. E allora proviamo a ipotizzare: se davvero la sinistra del partito abbandonasse il Pd? Tempo fa affermavo che in caso di scissione, sarebbero stati relegati alla marginalità. Oggi, pur con Renzi e il Pd a percentuali di consenso alte, credo che uno spazio serio potrebbero anche guadagnarselo, attingendo da delusi del M5s, da altri partiti e partitelli di sinistra e da ambienti sindacali.

Dopo tutto, nonostante l’alto consenso, Renzi e tutto il Pd stanno aumentando il numero di “nemici”, stanno vedendo crescere il numero di critiche e di persone che li attaccano. In questo quadro resta da vedere cosa vorrà fare Civati, se restare e continuare a provare di “occupare” il partito da dentro, o rischiare un salto nel vuoto dando vita a qualcosa di nuovo.

Nella seconda ipotesi servirà però che capi e capetti dei vari piccoli partiti cedano il loro spicchietto di potere per convergere in un’entità unica: ma vedendo come in Italia ognuno rimanga abbarbicato al proprio piccolo potere, già solo questo primo passo assume i contorni di una specie di pietra tombale su ogni minima velleità.

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Categorie:Politica

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2 replies

  1. L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Se ne stanno accorgendo molto in ritardo che il Pd non è un partito di Sinistra

    Mi piace

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  1. E Civati se ne va | Iperattivo Categorico

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