Prepararsi alla guerra o no?

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Non credo sia un mistero per nessuno che l’attuale situazione internazionale sia talmente calda da compensare le basse temperature avute questa estate. Una situazione che vive di crisi e incertezze sparse un po’ in tutto il mondo: situazioni economiche più o meno problematiche, come la crisi di cui è preda da tempo tutta l’Eurozona; il quasi fallimento della strategia economica del Giappone; i nuovi problemi dell’Argentina; ma anche e soprattutto tensioni politiche che danno luogo a scontri e a vere proprie guerre. Mi riferisco all’avanzata dell’Is in Iraq, in Siria, in Libia, agli scontri fra Israele e la Palestina, alle tensioni in Pakistan e in Afghanistan, alla guerra civile in Ucraina, alle tensioni in Turchia, in Centrafrica, fino all’epidemia di Ebola che pare estremamente difficile da porre sotto controllo e probabilmente altro che ora (colpevolmente) mi sfugge.

Messo tutto così su un piatto ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Ci sarebbe da preoccuparsi seriamente. È un po’ quello che fa Anne Applebaum, giornalista polacco-americana, che in questo articolo ripreso e tradotto da Il Post traccia un ragionamento a partire dalla situazione in Ucraina. Tutto il ragionamento conduce a un’apparente semplice domanda: È così paranoico, quindi, prepararsi ad una guerra devastante? O, viceversa, sarebbe da ingenui non farlo?.
Dico apparentemente semplice perché questa domanda nasconde in se molti altri quesiti, oltre che molte paure. Prima di tutto, a che tipo di guerra dovremmo prepararci? Contro quale tipo di avversario?

Nel ragionamento della Applebaum ci si riferisce a Putin come al nemico che può scatenare questa guerra, ma nella realtà oggi non è solo lui che potrebbe azzardare una mossa simile. Potremmo ritrovarci con una guerra in Medio Oriente, in cui volenti o nolenti verremmo tutti coinvolti: dopo tutto l’Is è già stato ampiamente sottovalutato e le sue minacce coinvolgono molti soggetti, e i bombardamenti americani in appoggio ai guerriglieri curdi che stanno combattendo questi estremisti stanno ottenendo risultati altalenanti, volti soprattutto a difendere posizioni e postazioni, non a favorire un’avanzata ai danni proprio dell’Is.

Di fondo credo che questa domanda non sia così campata in aria. Non essendo un indovino non posso azzardare quale potrebbe essere lo scenario di una nuova guerra, ma allo stato attuale posso dire che il grado di deterioramento di molte relazioni internazionali e le condizioni di molte aree indicano questa possibilità come reale e tangibile. Siamo sempre più nella condizione di vedere crisi internazionali deteriorarsi velocemente e repentinamente, con rischi esponenzialmente maggiori rispetto al passato.

Alla fine scenari che prevedono una guerra sono la prassi per quanto riguarda le politiche di difesa di ogni nazione, simulazioni di attacchi e di possibili risposte militari si fanno continuamente. Nello stesso articolo si fa cenno ad esempio a due esercitazioni dell’esercito russo dove si è esplorato lo scenario di un attacco missilistico su Varsavia.

Certamente ora, leggendo questo post, può sembrare tutto frutto di una scadente fantapolitica. E personalmente lo spero vivamente, perché una nuova guerra generale, mondiale, con la tecnologia oggi in possesso degli eserciti avrebbe conseguenze incredibilmente devastanti, enormemente più devastanti rispetto alle distruzioni e alla carneficina della Seconda Guerra Mondiale. A studiare oggi quei fatti si resta inorriditi di fronte a quanti morti, a quanta distruzione, a quali atrocità vennero commesse. Speriamo che in futuro, studiando il nostro tempo, nessuno abbia a inorridirsi maggiormente.

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Categorie:Riflessioni

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