Polemiche fra Montezemolo e Marchionne

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Ho pensato un po’ a cosa scrivere sulla querelle fra Montezemolo e Marchionne, uno scontro abbastanza caldo che determinerà il futuro della Ferrari. Prima di tutto c’è da sottolineare una cosa: Ferrari, sia come produzione che come Reparto Corse, deve molto a Luca Cordero di Montezemolo. Si può ricordare la sua prima esperienza in Ferrari, nel 1973, quando entrò come Responsabile della Squadra Corse: sotto la sua gestione si vinsero tre campionati costruttori consecutivi, dal 1975 al 1977, e due piloti con Niki Lauda, nel 1975 e nel 1977.

In Ferrari ci torna nel 1991 come Presidente, carica che ricopre tutt’ora, e come Amministratore Delegato, ruolo che tenne fino al 2006. Fu grazie a lui che si costituì quello squadrone capitanato da Jean Todt, che con Ross Brawn, Rory Byrne e Michael Schumacher dominò la prima metà degli anni duemila, con cinque titoli mondiali piloti consecutivi dal 2000 al 2004, e sei costruttori, dal 1999 al 2004. E poi il mondiale di Raikkonen nel 2007, il doppio mondiale costruttori nel 2007 e nel 2008. Sono passati solo sei anni, sembra passata una vita per una squadra e per dei tifosi abituati a vincere.

E non sono da meno i risultati della gestione industriale della Ferrari, con record di utili anche a fronte di un piccolo taglio sul numero di vetture prodotte. Una crescita continua che ha portato la Ferrari ad avere la migliore posizione finanziaria nella sua storia. Insomma: quella di Montezemolo alla Ferrari è una storia di ottimi risultati, di vittorie, di traguardi importanti raggiunti con successo. Ma si sa, nello sport molto più che nell’industria, non tutte le storie possono durare per sempre, arriva sempre (prima o poi) il momento in cui è meglio salutarsi. E qui si inseriscono le critiche di Marchionne.

La Scuderia Ferrari, la squadra corse, sta vivendo un lento cambiamento avviato col ritiro di Michael Schumacher prima e con l’abbandono graduale di Jean Todt poi. Lenti cambiamenti fra i piloti, i team manager, i tecnici, che dovevano garantire la continuità dei successi ottenuti negli anni precedenti, o almeno così si sperava. Il tecnico individuato per dar vita alle monoposto era Aldo Costa, dal 1998 assistente al capo progettista Rory Byrne, a cui gli è succeduto nel 2004. Nel 2008 divenne direttore tecnico, e nel 2011 fu licenziato. Intanto il posto da capo progettista venne affidato a Tombazis, un greco che aveva lavorato in Ferrari come Aerodinamico. Costa ora lavora al Team Mercedes, per dire.

Racconto tutto questo per un semplice motivo: la tempistica di Marchionne è stata pessima, e l’affondo (come dice bene lo stesso Montezemolo) è irriguardoso nei confronti di una persona che ha contribuito fattivamente a rendere grande la Ferrari in tutti i campi. Ma, di fondo, è una critica in parte giusta. Perché se è di Montezemolo il merito di aver costruito una squadra che ha vinto tanto, è anche colpa sua se la squadra ora risulta essere di scarso livello. Non si posano rivendicare i (tanti) meriti usandoli come scudo per non parlare dei demeriti, è poco corretto. E Montezemolo alcune colpe le ha.

La scelta di Domenicali come team manager era nel solco della continuità, ma dargli il benservito a stagione iniziata è stato un colpo basso, per altro senza apprezzabili cambiamenti (che non potevano esserci). Avallare l’ingaggio di Pat Fry dalla McLaren, per poi de facto destituirlo dopo appena 3 anni in favore di James Allison, significa che quell’ingaggio era un po’ sballato. Come sballato probabilmente è stato permettere a Fry di portare mezza squadra tecnica dalla McLaren (in disarmo) alla Ferrari. Così come fare fuori il motorista Luca Marmorini, per i problemi alla power unit: Marmorini ha dato la colpa della poca competitività a Tombazis e al suo progetto aerodinamico, pochi gli credono, eppure c’è un precedente interessante in merito che, diciamo, lo aiuta.

È l’inverno del 1995, la Ferrari di Jean Todt e Montezemolo ha ingaggiato il bicampione Michael Schumacher. Il primo contatto con una monoposto Ferrari avviene con quella del 1995 di Alesi e Berger, la 412 T2, spinta dall’ultimo V12 dato che l’anno successivo si passerà al V10. Schumacher fa delle prove a Fiorano e all’Estoril. E ne vengono fuori tempi interessanti, molto interessanti, incredibilmente veloci, tanto da portare Schumacher a elogiare il motore, affermando ”Magari l’avessi avuto io in qualifica un motore così!”. Alcuni tecnici riportano come il tedesco chieda loro come siano riusciti a ottenere così poco da una monoposto così veloce e con un motore così buono. E pensare che durante la stagione 1995 era proprio il motore una delle parti più criticate perché poco performante…

Insomma, Montezemolo oltre a difendersi dagli attacchi di Marchionne dovrebbe fare anche un po’ un mea culpa per la situazione attuale del Reparto Corse. E agitare lo spettro di una Ferrari come la Lamborghini non aiuta di certo la sua causa, dato che Lamborghini, sebbene di proprietà straniera, non ha perso nulla del suo dna di supersportiva italiana. Un esempio venuto un po’ male. E pure le parole di Lauda in difesa di Montezemolo mi fanno a tratti ridere: ”L’errore grosso è un altro: Mercedes ha una grande tecnologia coi motori ibridi, abbiamo vetture stradali sviluppate negli anni, il Gruppo Fiat non ne ha neanche una e per questo è in ritardo, dapprima industriale e poi sportivo”. Qualcuno spieghi a Lauda che la “grande tradizione Mercedes” si limita a un motore ibrido montato su alcuni modelli di punta, e basta, per altro sviluppato negli ultimi anni. Una lunga tradizione un po’ compressa, diciamo.

Alla fine, come detto, oltre alla sacrosanta difesa di Montezemolo a me piacerebbe si potesse aprire un confronto anche sui suoi errori nella Squadra Corse: servirebbe per capire meglio come agire e dove agire, andando a cercare (come fece Todt) davvero quelli che sono i migliori, o quantomeno quelli fra i migliori. Comunque sia, pare che Montezemolo sia stato silurato e che lascerà il proprio incarico il 13 ottobre, dopo i festeggiamenti di Ferrari per i 60 anni in America. Non di sa chi sarà il nuovo presidente, anche se si vocifera possa essere lo stesso Marchionne, e ci sarà da aspettarsi anche cambiamenti nel Reparto Corse.

A questo proposito, lasciatemi sognare il ritorno di uno che ha vinto tanto con la Ferrari, e che ha saputo vincere anche con un team semi privato: Ross Brawn. Dopo aver vinto tutto con la Ferrari, andò via a fine 2006 e restò fermo nel 2007. Nel 2008 andò alla Honda, da cui rilevò il team completo a fine stagione, vincendo poi nel 2009 il titolo piloti e quello costruttori con una macchina progettata da Honda, con motori Mercedes e con uno sviluppo durante la stagione un po’ limitato. A fine stagione cedette la scuderia proprio alla Mercedes. Ecco, uno così alla Ferrari credo farebbe molto comodo.

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Categorie:Motori, Sport

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