Sblocca (sprechi) Italia

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Il piano Sblocca Italia, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe essere uno strumento per rilanciare il Paese, dieci punti che dovrebbero rappresentare una base solida per sbloccare molti ambiti, dai cantieri alla salvaguardia dal dissesto idrogeologico, dai porti agli aeroporti, dall’edilizia alla burocrazia, fino alle reti a banda larga e all’energia. In questa cartina pubblicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono elencati i principali investimenti appunto in infrastrutture, ed è proprio sugli aeroporti che la quantità di denaro è consistente: cinque investimenti in altrettanti aeroporti per un totale di 4,6 miliardi di euro.

Uno di questi, per un valore di 40 milioni di euro, andrà all’aeroporto di Salerno.

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Ora, chi segue da più tempo quello che scrivo forse ricorderà quando nell’ottobre 2012 scrissi proprio degli aeroporti italiani, ma comunque riporto quel post perché continuo a ritenerlo importante. E lo ritengo importante alla luce di questa scellerata idea di finanziare con soldi pubblici un aeroporto che ha dimostrato di non sapersi reggere da solo, come ben raccontato in questo articolo dell’Espresso. Un aeroporto che si trova a solo 60 chilometri dall’aeroporto di Napoli, che doveva diventare punto di riferimento (secondo comune, provincia e camera di commercio) per la costiera amalfitana, per la Basilicata e pure per la Puglia, ma che invece ha collezionato soltanto magrissime figure. Come ad esempio nel 2012, quando sul primo volo diretto a Milano Malpensa c’era un solo viaggiatore.

Ora nella spa che gestisce lo scalo sono entrati anche il governatore della Campania Stefano Caldoro e il governatore della Basilicata Marcello Pittella, e ci si è messi a sognare in grande con previsioni di voli privati, voli di linea e voli cargo, per un totale di 1,5 milioni di passeggeri annui, un flusso maggiore di quello dell’aeroporto di Lamezia Terme e in linea con quello di Verona. A titolo informativo qui su Wikipedia potete vedere delle tabelle molto chiare, che riportano il numero di passeggeri per ogni aeroporto. Ma oltre al mero conteggio dei passeggeri, si dovrebbe aprire una riflessione sulla distribuzione degli aeroporti in Italia, come già scrissi nel 2012. Già allora ad esempio mi chiedevo: che senso ha l’aeroporto di Parma? O quello di Crotone? E quello di Cuneo? Non sarebbe meglio razionalizzare il numero di aeroporti e potenziare i collegamenti, magari anche tramite linee ferroviarie veloci? Ha senso tenere, sull’asse Torino-Venezia, ben 8 aeroporti? Ha senso che tre regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) abbiamo ben 11 aeroporti? Sono davvero tutti così indispensabili?

Maurizio Lupi, Ministro dei Trasporti, nel gennaio di quest’anno ha presentato un piano per gli aeroporti che classificava 11 aeroporti come strategici (Milano Malpensa, Venezia, Bologna, Pisa e Firenze, Roma Fiumicino, Napoli, Bari, Lamezia, Catania, Palermo, Cagliari) e ben 26 di interesse nazionale (come si può leggere nella tabella presente nel piano del governo), fra cui ad esempio quello di Brescia, che nel 2013 ha visto passare appena 10.000 passeggeri. Ma di interesse nazionale sono stati classificati anche Parma, Comiso, Cuneo, Rimini, Perugia, Taranto, il citato aeroporto di Salerno, tutti aeroporti che hanno generato sempre più debiti che servizi. Quali strategie nazionali possono classificarli come importanti? Che un conto fossero aeroporti posti su isole, e allora seppur piccoli e con debiti avrebbero un senso e una funzione, quella di garantire la continuità territoriale, ma spesso sono aeroporti posti a poche decine di chilometri da altri aeroporti, con cui arrivano a litigarsi i passeggeri.

Insomma, l’idea che ogni regione debba dotarsi di un proprio network costituito da più aeroporti la trovo semplicemente folle, sia a livello strategico che a livello economico. Finanziamo e finanzieremo un espansionismo aeroportuale che, nella sostanza, mirerà ad accontentare le richieste particolari degli enti locali, una loro malsana voglia di potere e di importanza che si basa sul nulla, spesso solo su clientelismi deleteri. Si continua tanto a parlare di spending review (lo si faceva già nel 2012, quando scrissi Airport Italia) e si continuano a distribuire finanziamenti senza apparenti logiche, senza alcuna lungimiranza: intanto noi paghiamo, come sempre.

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Categorie:Politica

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