I dolori del giovane Renzi

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In questa fine d’estate, oltre ai soliti attacchi, Matteo Renzi si ritrova a deve far fronte alle rinnovate critiche della minoranza del Partito Democratico. Bersani e D’Alema non hanno perso occasione per far sentire il proprio dissenso, per criticare l’operato di un governo considerato non all’altezza della situazione. E per certi versi, hanno anche ragione.

A mio parere Renzi sconta alcuni difetti, alcuni pesi che rischiano alla lunga di affaticare il suo incedere politico. Sconta per esempio il difetto del continuo rilancio, come spiega bene David Allegranti in questo articolo su L’Espresso, che rischia di farlo passare per un fanfarone che annuncia mille cose e poi ne attua solo una piccola parte. D’accordo che fa parte della persona e del personaggio, ma forse una maggiore consapevolezza gli eviterebbe rovinose fughe in avanti.

E poi sconta il peso di quei “tifosi renziani” che sembrano completamente ubriachi della sua leadership, che lo osannano oltre ogni logica, che lo santificano come fosse il messia predestinato a salvare l’Italia, e in subordine il mondo intero. E non mi riferisco a chi fa della comunicazione il proprio mestiere, appunto perché per loro è praticamente un lavoro, ma di tutto quel nugolo di iscritti/elettori/militanti/sostenitori che, se potessero, organizzerebbero delle processioni in cui santificare il suo nome mentre sfilano con una sua statua. Probabilmente giurerebbero anche di averla vista piangere. Gente che organizza cose simili:

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Cose che ti lasciano con la mascella spalancata a chiederti se questi abbiano preso un colpo di sole, salvo poi ricordarci che non esiste nessun “culto del capo”. Che, si chiarisca, non esiste dato che non esiste nessun regime, è che iniziative nefaste come questa indicano esattamente il contrario.

Ecco: forse più delle tante promesse i danni maggiori rischiano di arrivare da questi instancabili adulatori che venerano ogni cosa, l’importante è che arrivi dal loro leader. Il lavoro da fare, oggi, dovrebbe essere quello di ricostruire e allevare teste pensanti, teste critiche, teste autonome che possano andare a ricostruire quella classe politica e imprenditoriale ormai irrimediabilmente corrotta e deteriorata da anni di diffusa malagestione. Io, personalmente, sento il bisogno di questo. Delle folle adoranti, perdonatemi, ne faccio volentieri a meno.

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Categorie:Politica

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2 replies

  1. Concordo anch’io, si sente fin troppo il bisogno di teste autonome e pensanti.

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