Siria, la guerra dimenticata

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Nonostante buona parte dei media occidentali sia impegnata a disquisire sui bombardamenti che Israele compie su Gaza, dei razzi che Hamas scaglia contro Israele, della congruità o meno della reazione israeliana, dei fondamenti di Hamas che vuole la distruzione di Israele, nonostante tutto questo ci sono altri eventi che continuano il loro percorso. Le rivolte in Libia, gli scontri in Iraq dove sta avanza l’Isis, la crisi in Ucraina, le rivolte in Centrafrica, la guerra in Siria. Tutti eventi che hanno occupato (più o meno) le prime pagine dei giornali e le copertine dei telegiornali per un certo periodo di tempo, soppiantate poi da una nuova guerra più recente.

Della Siria ad esempio, si è parlato tanto e a lungo. Giusto dodici mesi fa era al centro della scena per il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad, che a sua volta incolpava i ribelli di averle usate. Poi in autunno scoppiarono le rivolte in Ucraina, e la situazione siriana scivolò un po’ indietro, poi la situazione in Ucraina continuò ad aggravarsi e allora della Siria si parlò sempre meno. Finché poi non esplose di nuovo la tensione fra Israele e la Palestina, coi razzi lanciati su Tel Aviv, i ragazzi israeliani rapiti e poi trovati uccisi, il governo Netanyahu che decide di attaccare la Striscia di Gaza. E tanti saluti alla Siria.

Ora però torna prepotentemente nelle cronache italiane per via delle due volontarie italiane scomparse: Vanessa Marzullo e Greta Ramelli erano ad Aleppo, ma dal 1 agosto non si sa più nulla di loro. Oltre a loro, sempre in Siria, manca all’appello da ormai un anno padre Paolo Dall’Oglio, gesuita rapito nel luglio del 2013. Il conflitto siriano torna in prima pagina, purtroppo, per questa triste notizia, mentre continuava a restare relegato alla penombra per tutto il resto.

Un tutto che parla di oltre 5000 morti solo nello scorso mese di luglio, 1067 civili di cui 225 bambini. Dal 2011 si calcola che i morti siano 170.000 in un conflitto che non accenna a placarsi, ma anzi, che sta allargandosi anche ad alcune zone del Libano. Un allargamento che vede coinvolte anche milizie dell’Isis, quella formazione che ha preso controllo di parte dell’Iraq e che sta combattendo anche in Siria, con l’intenzione di ricostruire un Califfato Islamico. Scontri che oltre alla piccola cittadina di Arsal, si stanno verificando anche nella seconda città del Libano, Tripoli, che hanno visto un’insurrezione contro gli autobus che trasportavano i militari verso i luoghi degli scontri.

Un buon riassunto di quanto sta avvenendo lo compie Il Post, in cui non solo spiega la situazione attuale, ma traccia anche i contorni delle condizioni delle milizie che combattono a fianco dell’esercito regolare di Assad, spiega bene le implicazioni della presenza dell’Isis, con una cartina della BBC molto esplicativa:

bbc

E parla inoltre di “Caesar”, disertore dell’esercito siriano fedele a Assad, che ha portato con se documenti ma soprattutto fotografie di persone morte all’ospedale di Damasco, molte delle quali mutilate o con pesanti segni di tortura. Accuse che il regime di Assad respinge al mittente, affermando che quei corpi sono stati torturati dai ribelli, e non dalle forze governative. Un‘orribile guerra dimenticata, che ha dovuto lasciare posto a nuovi orrori, a nuove crisi geopolitiche, a nuovi morti. Lamenta questo oblio anche Mario Zenari, nunzio apostolico di Damasco, che ai primi di agosto raccontava come, da dieci giorni, l’intera città fosse stata sotto una pioggia continua di colpi di mortaio.

Resto senza parole leggendo questo articolo apparso su Limes, che racconta di una discussione fra due siriani, amici da anni, che si ritrovano una sera a Beirut a parlare proprio della Siria. E mi colpiscono queste parole:

…S. continua con veemenza. “Non è vero che la rivoluzione è morta. Il problema è che ora ha due nemici. Il regime e il Daesh (o Isil, attualmente Is). Due nemici che vivono l’uno per l’altro e l’uno con l’altro…

Una guerra complicata, una guerra caduta in un limbo di informazioni che passano senza essere notate.

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Categorie:Attualità

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