Si, ma loro sono peggio!

20140723-090204-32524488.jpg(Gaza City)

Ultimamente sui media, e di rimando sui social network, al netto di eventi di politica interna i grossi argomenti trattati sono principalmente due: la nuova guerra nella Striscia di Gaza e l’aereo abbattuto in Ucraina. Due argomenti seri, molto importanti per le implicazioni e le complicazioni che portano ai vari equilibri delle diplomazie.

Sui media sono i due argomenti principali: titoli in home page, approfondimenti, analisi degli esperti, il rapporto sugli effetti geopolitici, le fotogallery spesso crude e cruente (che si sa, stimolano la parte morbosa che è in noi) e le videogallery per portarti direttamente dentro casa la guerra. Non manca assolutamente nulla. Tutte le altre crisi, le altre guerre, le altre ribellioni vengono relegate in qualche articoletto nella sezione esteri, dove o ci finisci per caso o perché cercavi qualcos’altro.

Va da se che quindi sui social media sia tutto un fiorire di discussioni sulle notizie più importanti, su quelle che occupano la metà dello spazio delle home page dei siti di informazione. Quindi tutti a parlare dei razzi di Hamas, dei bombardamenti di Israele, dell’Aereo della Malaysia Airlines, dei ribelli ucraini, del missile terra-aria che avrebbero lanciato, dell’aereo da guerra ucraino che sarebbe stato vicino all’aereo e via dicendo. Tutto con piglio da esperti politici-militari-tattici-tecnici (anche i giornalisti), pure se si confonde gittata e tangenza.

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Ma in questi momenti la cosa più divertente sono quelli che, magari discutendo di questi avvenimenti, ti risponde con un “Si, però…”. Si però cosa? “Si però state facendo tanto clamore solo perché è Israele, mentre in Siria Assad usa indisturbato il gas contro migliaia di persone”.

Un po’ quella scusa che sentivo a scuola quando un professore beccava qualcuno distratto durante la lezione: “Ma prof, anche lui non stava seguendo!”, come se allargare il numero di persone coinvolte possa un po’ annacquare la nostra colpa. O un po’ come il “E allora le foibe?!” inventato da Caterina Guzzanti per uno dei suoi meravigliosi personaggi. Della serie: “si, staranno pure facendo schifezze ma anche gli altri non scherzano, criticate pure loro!”

Un po’ anche come la critica girata durante i Mondiali in Brasile quando sui social si parlava quasi esclusivamente di calcio, formazioni, preparazione atletica, schemi di gioco e litigi da spogliatoio, “tralasciando” le guerre, le violenze, le pioggia di razzi. Colpevoli di averli dimenticati, anche se sui media capeggiavano a caratteri cubitali titoli sul pessimo gioco dell’Italia o sull’ultima bravata di Balotelli.

Tornando a Assad, penso. Penso: ma se allora sta usando armi chimiche, ricordando la grande polemica della scorsa estate con scambio di accuse proprio fra Assad e ribelli siriani su chi le avesse usate, e ricordando anche la grande pressione internazionale che ha portato Assad a consegnare il proprio arsenale chimico per distruggerlo, rilevando quindi come se Assad le sta ancora usando allora significherebbe che sta venendo meno a un accordo importante, pensato a tutto questo mi chiedo: come mai anche questa grossa notizia non finisce in prima pagina? O sono solo gli utenti social a doverne discutere, magari per “alleggerire la presa” su Gaza? Cos’è, la guerra in Siria non fa più notizia?

Guerre e rivolte relegate in trafiletti, ma usate alla bisogna come clave con la scusa del “non frega niente a nessuno” perché sui social non se ne parla.

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Stesso discorso, ad esempio, per l’Isis, tornato alla ribalta mediatica dei social per la cacciata dei cristiani dalle zone conquistate in Iraq. Certo, prima dell’escalation a Gaza erano uno degli argomenti principali di dibattito fra chi proponeva un intervento militare mirato in Iraq e chi proponeva un intervento militare su vasta scala, ma si sa che quando si muove Israele il circo mediatico si volge subito a guardarlo. E pensare che stanno continuando a distruggere e a saccheggiare la storia, spazzando via interi siti archeologici: per un attimo ci si è occupati anche di quello, ma poi vuoi mettere come rende la fotogallery di un sito archeologico distrutto a confronto con quella di corpi straziati su un marciapiede?

Insomma cari miei internauti, occupatevi anche degli altri cattivi! Certo: centinaia di vittime in pochi giorni a Gaza, fra cui donne e bambini, stimolano molto i sentimenti di pancia delle persone, ne accrescono la loro indignazione, ma non vorremo soffermarci a questo vero? Dovete ricordarli, e pazienza se i siti di informazione invece se ne dimenticano, salvo poi trovare alcuni che vi accusano (a voi!) di aver dimenticato tutte le altre guerre. Non facciamo gli innocenti: è evidentemente colpa nostra se i media non me parlano, mica altro. Eh già.

E allora, perché non si sa mai, meglio non scordarsi dei massacri nella Repubblica Centrafricana fra islamici e cristiani, meglio non scordarsi dei combattimenti in Sudan, meglio non scordarsi degli scontri in Libia, meglio non scordarsi della Nigeria, del Mali, del Congo, della Somalia, dell’Afghanistan. Meglio non scordarsi delle proteste in Venezuela, degli omicidi in India, delle repressioni nelle favelas in Brasile, delle turbolenze in Pakistan, degli scontri fra governo e ribelli in Yemen fino alla guerra al narcotraffico in Messico e Colombia. E scusate se ho dimenticato qualcosa e qualcuno.

Meglio non scordarsele queste cose, prima che qualcun altro con superiorità ci dica: “E perché a loro non ci pensi?!”

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Categorie:Riflessioni

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