L’avanzata dell’Isis in Iraq

Who is Isis?

La situazione in Iraq è sempre più complessa, con la comparsa del gruppo terroristico dell’ISIS che ha conquistato parte del territorio iracheno proclamando lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante: una specie di nuovo califfato, come dichiarato da Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’ISIS. Uno stato che comprende i territorio del nord dell’Iraq e rivendica territori di Siria e Libano. Ma le rivendicazioni, per restare a quelle zone, toccano anche i territorio di Giordania, Israele, Palestina, Kuwait, Cipro e della zona meridionale della Turchia. Ma chi sono questi terroristi?

Espulsi da Al-Quaeda perché considerati troppo estremisti, hanno intrapreso una propria lotta per instaurare un grande Califfato islamico sunnita, partecipando prima alla guerra in Siria e poi cercando di conquistare territorio in Iraq. E già c’è chi vede un complotto dietro tutto questo: sono quelli che dietro al “progetto ISIS” vedono gli Stati Uniti, lo afferma con sicurezza Mahdi Darius Nazemroaya, presunto analista geopolitico intervistato nel pezzo che trovate linkato. Afferma come gli Usa abbiano promosso l’idea del Califfato come copertura, afferma come i cristiani della zona si siano quasi estinti anche per colpa delle persecuzioni di Stati Uniti e Gran Bretagna. Avete detto per caso complottismo?

Uno dei pilastri su cui si fonda la teoria secondo cui sarebbero gli Usa a volere questo Califfato è quello che racconta dei finanziamenti che gli Stati Uniti elargiscono ai ribelli siriani. E dato che nel variegato e composito insieme che combatte Assad ci sono anche alcuni estremisti dell’ISIS, ecco comprovata la teoria secondo cui (probabilmente per osmosi) gli Stati Uniti finanziano l’ISIS. Della serie: il nemico del mio nemico è mio amico, ma l’amico del mio nemico è mio nemico, mentre il nemico del mio amico resta nemico e l’amico del mio amico diventa un amicissimo, e alla fine salta fuori un mal di testa impressionante a seguire tutta questa rete di conoscenze.

Ma torniamo alle dichiarazioni di Baghdadi: secondo alcune parole riportate dal The Telegraph Online e qui riportate da Today, consiglia a tutti i musulmani di immigrare nel nuovo stato che sta creando, asserendo che la Siria non è per i siriano tanto quanto l’Iraq non è per gli iracheni, ma che tutti quei territori sono per i musulmani, per tutti i musulmani. Li invita tutti a venire, sottolineando che ”Se seguirete il mio consiglio conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah”. Un’ideuzza semplice semplice, non c’è che dire. Ma si spinge anche oltre.

L’ultimo ambiziosissimo piano dell’ISIS prevede di dare battaglia in tutte le terre occupate, a partire dalla Spagna. Cito: ”Io vi dico, la Spagna è la terra dei nostri padri e, con il volere di Allah, ci accingiamo a liberarla, con la potenza di Allah. Io do al mondo intero in avvertimento: stiamo vivendo sotto la bandiera islamica, il Califfato Islamico. Moriremo per esso fino a che non avremo liberato tutte le terre occupate, da Giacarta all’Andalusia”. Che dire, un altro piano semplice semplice, un gioco da ragazzi. Se non l’avessero detto per davvero starei pensando a un pesce d’aprile fuori tempo massimo.

A cui si aggiunge un altro video di “promozione” pubblicato il mese scorso dal titolo “Non c’è vita senza Jihad”, in cui membri australiani e britannici di questo gruppo esortavano (in inglese) ad unirsi alla loro causa. L’unica cosa sicura per il momento è che questi miliziani dell’ISIS stanno distruggendo la storia presente in Iraq, saccheggiando reperti archeologici e distruggendo tutti i reperti considerati infedeli, come ad esempio le chiese cristiane o i templi sciiti. E proprio il saccheggio è una delle loro principali fonti di sostentamento: rubano reperti che poi rivendono al mercato nero, guadagnando anche ingenti somme di denaro. Si stima che soltanto con l’area archeologica di Al-Nabuk, vicino a Damasco, abbiano guadagnato circa 36 milioni di dollari.

Comunque sia, per contrastare l’avanzata dell’ISIS non è stata esclusa l’opzione militare, sebbene gli stessi Stati Uniti siano piuttosto riluttanti a doverla usare. Preferirebbero che il nuovo stato iracheno risolvesse da solo questo problema ma è evidentemente impossibilitato a farlo, sia per l’impreparazione che ancora regna sovrana fra l’esercito e la nuova polizia, sia per le pesanti perdite già subite in termini di equipaggiamenti e in termini di uomini uccisi. Vedremo se gli Usa si faranno coinvolgere in un nuovo intervento armato nell’area, comunque sia qualunque scelta verrà presa, avrà un grosso impatto sui precari equilibri di tutta quella zona. Un’area dove un vero e proprio equilibrio non c’è mai stato.

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Categorie:Attualità

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