Fanatismo e disperazione

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…Questa è una battaglia tra fanatici convinti che il fine, qualunque sia questo fine, giustifichi i mezzi, e noi altri, convinti invece che la vita sia un fine, non un mezzo. È una battaglia fra coloro però quali la giustizia, in qualunque modo essi intendano questa parola, è più importante della vita, e noi che pensiamo che la vita venga prima di tantissimi altri valori, convinzioni o fedi. L’attuale crisi del mondo, nel Medio Oriente, in Israele/Palestina, non riguarda i valori dell’Islam. Non riguarda la mentalità degli arabi, come sostengono alcuni razzisti. Niente affatto. È l’antico conflitto tra fanatismo e pragmatismo. Tra fanatismo e pluralismo. Tra fanatismo e tolleranza. L’11 settembre non ha nulla a che vedere con la questione se l’America sia buona o cattiva, se la globalizzazione debba fermarsi o meno, se il capitalismo sia brutto o accettabile. Siamo invece di fronte alla consueta pretesa del fanatismo: visto che secondo me qualcosa è male, la elimino insieme a ciò che le sta intorno. Il fanatismo è più antico dell’Islam, del Cristianesimo, dell’Ebraismo, più antico di ogni stato o governo, d’ogni sistema politico, più antico di tutte le ideologie e di tutte le confessioni del mondo. Il fanatismo è, disgraziatamente, una componente onnipresente della natura umana; un gene perverso, se volete chiamarlo così. La gente che fa saltare cliniche dove si pratica l’aborto in America, la gente che brucia moschee e sinagoghe qui in Germania, è diversa da Bin Laden solo nella misura, non nella natura dei propri crimini. Ovviamente l’11 settembre ispira dolore, rabbia, incredulità, sconcerto, malinconia, smarrimento e, si, anche alcune reazioni razziste – antiarabe e antiislamiche. Chi avrebbe mai detto che al XX Secolo sarebbe succeduto l’XI Secolo?

La mia infanzia a Gerusalemme mi ha reso un esperto in fatto di fanatismo comparato. La Gerusalemme della mia infanzia, in quei lontani anni quaranta, era popolata di profeti autodidatti, redentori e messia. Ancora oggi, ogni gerosolimitano dispone della sua personale formula per una salvezza istantanea. Tutti dicono di essere venuti a Gerusalemme – sto citando da una vecchia, celebre canzone – di essere venuti a Gerusalemme per costruirla ed esserne costruiti. In effetti alcuni di loro, ebrei, cristiani e musulmani, socialisti, anarchici, riformatori del mondo, sono venuti a Gerusalemme non tanto per costruirla, non tanto per esserne costruiti, piuttosto per venirvi crocifissi, per crocifiggere altri, o entrambe le cose. Li vige un disordine mentale consolidato, un’infermità conclamata nota come “Sindrome di Gerusalemme”: la gente arriva, respira la strabiliante, limpida aria di montagna, poi d’un tratto salta su e appicca il fuoco a una moschea, una chiesa, una sinagoga. Quando non si limita a spogliarsi, arrampicarsi su una roccia e lanciar profezie. Nessuno mai che ascolti. Ancora oggi, nella Gerusalemme attuale non c’è coda per l’autobus che non diventi un concitato seminario di strada dove dei perfetti estranei discutono di politica, morale, strategia, storia, identità, religione e dei veri intenti di Dio. I partecipanti a questi seminari di strada, d’altro canto, mentre dissertano di politica e teologia, o del bene e del male, cercano inevitabilmente di saltare la fila. Tutti strepitano, nessuno che ascolti. A parte me. A volte ascolto, è così che mi guadagno da vivere.

Come comportarsi con gente che è in sostanza un punto esclamativo ambulante? Come fermare chi non vuole saperne di fermarsi? Il fanatismo è spesso strettamente legato a un contesto di profonda disperazione: dove le persone non avvertono altro che disfatta, umiliazione e indegnità, ricorrono a forme svariate di violenza disperata. E l’unico modo per respingere la disperazione è quello di generare, diffondere la speranza – forse non tra i fanatici ma presso i moderati. Che esistono – fuori dal mondo della CNN, le cui telecamere sono in grado soltanto di mostrare gli oltranzisti che urlando per le strade, e non i taciti moderati che si mangiano le unghie dietro le imposte chiuse, mentre gli estremisti imperversano nelle piazze. Generando speranza, questi moderati usciranno allo scoperto e diventeranno una presenza significativa. Sono convinto che solo i moderati interni alle rispettive società siano capaci di arginare i fondamentalisti. L’Islam moderato è l’unica forza che possa fermare il fanatismo islamico. Il nazionalismo moderato è l’unico in grado di mettere un freno a quello fanatico, tanto in Medio Oriente cine altrove nel mondo. Ma per consentire ai moderati di uscire dalla tana e aver la meglio sui fanatici è necessario impiantare una speranza concreta di vita migliore e di soluzione ai problemi. Solo così la disperazione cede il passo e il fanatismo si contiene…

Amos Oz,
“Contro il fanatismo”

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Categorie:Citazioni

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