Le esondazioni del Seveso e le vasche di laminazione

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Nell’ultimo fine settimana ci sono stati dei forti temporali, seguiti a quelli di alcuni giorni prima che hanno provocato l’esondazione del Seveso il 25 giugno nella zona Niguarda a Milano. Ne parla in questo articolo MilanoToday, facendo riferimento espressamente sia al Canale Scolmatore Nord-Ovest che passa per Senago, sia citando il progetto delle vasche di laminazione che vorrebbero fare sempre a Senago. Si afferma come quei progetti siano fermi sia per mancanza di soldi, sia per i continui litigi del mondo della politica, e si cita poi un documento del 7 novembre del 2013 firmato da Viviana Beccalossi (assessore in Regione Lombardia), Cristina Stancari (Provincia di Milano) e Pierfrancesco Maran (Assessore al Comune di Milano), che certifica una promessa: entro il 2015 dovranno essere realizzate 22 opere per un totale di 112,8 milioni di euro, di cui quattro interventi riguardanti il Seveso, e uno di questi progetti riguarda proprio le vasche.

Si legge testualmente che ”I cittadini non sono interessati alla polemica politica, ma vogliono sapere a che punto siamo con queste opere. E – ne siamo certi – preferirebbero vedere i partiti e le istituzioni mettersi attorno a un tavolo, insieme, senza divisioni ideologiche, per produrre le soluzioni”
Ecco, qui casca il proverbiale asino ignorato da questo articolo: non esiste nessun tavolo per trovare le migliori soluzioni, esiste per Regione e Comune di Milano un’unica soluzione calata dall’alto, prodotta da Aipo, e imposta a tutti, Comune di Senago in primis. Molti hanno provato a discutere di quel progetto, hanno provato a mostrarne le criticità, i problemi, a illustrare come quel progetto non sia risolutivo del problema delle esondazioni a Niguarda, ma Regione e Comune di Milano hanno sempre liquidato tutto in maniera abbastanza sbrigativa. A Senago, da parte di un gruppo di cittadini, è stato istituito un sito internet ad hoc per presentare il problema, collegato a un gruppo su Facebook dove poter discutere di questa problematica. E anche il Comune ha fatto la sua parte, istituendo un Gruppo di Lavoro composto da membri di tutto il consiglio comunale più altri soggetti con l’obiettivo non solo di dimostrare l’inutilità del progetto di Aipo, ma di proporre contestualmente altre soluzioni che possano dare maggiori garanzie di successo.

Una battaglia praticamente solitaria, sostenuta dal consigliere comunale di Milano del Movimento 5 Stelle Mattia Calise, e dai consiglieri di Zona 9 sempre del Movimento 5 Stelle Antonio Laterza e Vincenzo Agnusdei. I cittadini sono interessati al fatto che le opere si facciano, lascia a intendere l’articolo di MilanoToday, io direi piuttosto che i cittadini sono interessati a opere che funzionino e che non rappresentino uno spreco di denaro pubblico, come invece lo è il progetto che prevede le vasche di laminazione a Senago. Vi pare logico costruire delle vasche di laminazione per il fiume Seveso, a diversi chilometri di distanza dal fiume Seveso? La concezione di queste vasche implica che vengano costruite sull’asse del fiume interessato, non collegate a esso tramite un canale artificiale: questo perché se poste sull’asse del fiume sono più facilmente modulabili nell’utilizzo a seconda di quale onda di piena arriva, mentre se collegate con un canale artificiale il loro utilizzo verrà vincolato dalla portata di quel canale.

Il Gruppo di Lavoro di Senago ha creato un documento sintetico dove illustra problematiche del progetto e eventuali soluzioni alternative e un documento di integrazione tecnica che illustra anche eventuali altre soluzioni. Riprendendo direttamente da quest’ultimo documento, questa sarebbe la previsione sulle inondazioni avvenute negli ultimi anni avendo le vasche di laminazione a Senago:

Schermata 2014-06-29 alle 20.09.24

Qui sotto invece si può vedere l’efficacia di un altro progetto, che diminuirebbe drasticamente le esondazioni a Niguarda. Anzi, osservando le esondazioni degli ultimi anni, nessuna di queste sarebbe avvenuta con un progetto simile:

Schermata 2014-06-29 alle 20.09.54

Il problema, come detto, è la sordità dimostrata da Regione Lombardia e Comune di Milano, intenzionate a proseguire nel progetto già stabilito e sorde a qualsiasi richiesta di vero e reale confronto, che per loro si riduce semplicemente a rigettare ogni osservazione conservando in maniera integra il progetto di Aipo, anche a dispetto di una sua funzionalità messa sempre più in discussione. La data del 2015 si avvicina sempre di più, e il rischio concreto di uno scempio del territorio di Senago è sempre più vicino, scempio che per altro non risolverebbe affatto il problema. Certo, Comune e Regione dicono che si è scelto di fare li le vasche perché lungo il Seveso si è costruito fino ai margini del fiume, ma le colpe di altri non possono ricadere su un comune che nulla c’entra, e che vedrebbe usato il suo terreno solo perché lo ha preservato dalla cementificazione. Forse è proprio questa la “colpa” di Senago, quella di aver mantenuto parte del proprio territorio come agricolo, di aver preservato il verde.

Del resto Comune e Regione hanno cercato di “vendere” il progetto delle vasche come quello di due specie di laghetti: ma come, non dovevano essere delle vasche da riempire con le ondate di piena? Il problema è che il luogo dove vogliono costruirle presenta una falda abbastanza alta, che andrebbe a toccare proprio il fondo delle suddette vasche creando dei piccoli laghetti. Detta così sembra anche una cosa simpatica, se non fosse che il Seveso è considerato come uno dei fiumi più inquinati d’Europa, e che l’Italia rischia serie sanzioni perché non ha mai provveduto ad attuare un piano per la bonifica e il recupero dei fiumi inquinati. Il rischio, quindi, è quello di avere un fiume inquinato che sversa la sua acqua in una vasca che “comunica” con la falda acquifera. Potete immaginare i grandi rischi che si possono correre.

Concludo con un piccolo dettaglio: qualcuno si è chiesto ”Ma se vogliono vendere il progetto come quello di un laghetto, perché non lo fanno lungo l’asse del Seveso nel Parco Nord?”. Domanda che risulta legittima, ma che si scontra proprio con le parole di Carlo Masseroli, nel 2010 assessore all’urbanistica del PdL, che descrive come “laghetti artificiali” le vasche a Senago, ma le bolla come “discariche” se fatte nel Parco Nord. Una curiosa doppia valutazione che solleva più di un sospetto sulla volontà di costruire queste vasche a Senago.

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Categorie:Attualità, Senago

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