Il flame come strategia di comunicazione

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Non sono un esperto di comunicazione, e mai potrei definirmi tale. Non sono nemmeno un esperto del web, e anche su questo mai mi sognerei di definirmi in questo modo. Sono (questo si) uno dei tanti che ha passato negli anni molto tempo fra newsgroup, chat, forum, blog e social network, un tempo che definirei congruo per imparare come certi comportamenti si ripetono sempre più o meno uguali.

Ammetto di ricordare con un velo di nostalgia i tempi delle chat e dei forum, dove utenti che si “macchiavano” di qualche cavolata sparata a cuor leggero venivano attaccato e derisi da gruppi compatti di altri utenti. Una specie di gogna mediatica, un bullismo telematico che oggi si è fin troppo espanso in ogni spazio. Una presa in giro corale, che nasceva e cresceva nel giro di poco tempo per poi esaurirsi altrettanto velocemente, in attesa della prossima “vittima”.

Un modus operandi attivo oggi anche sui social network più popolari, da Facebook a Twitter, da molti usato strumentalmente per fare comunicazione, specialmente politica. Attaccare le falle dell’avversario, in modo compatto, agile, come una muta di cani che da la caccia a un animale ferito. Un sistema che esalta le reazione pavloviane degli utenti comuni, che si accodano come tanti cuccioli esaltati ingrossando le fila di questi attaccanti dalla battuta pronta, spesso senza rendersi esattamente conto di ciò che fanno.

Soprattutto ai tempi dei forum se ne vedevano parecchi, e già allora erano uno spasso. Oggi che alcuni innalzano questi metodi facendone una delle ossature per la comunicazione politica, sfiorano spesso il ridicolo. Ed è una cosa che sfruttano tutti, in modo trasversale e perfettamente bipartisan: dai grandi partiti ai nuovi movimenti, fino ai “cantieri di costruzione”. Tutti convinti che le randellate digitali che mettono in cattiva luce gli avversari siano un buon modo per guadagnare consenso e prestigio, per attrarre attenzione e guadagnarsi il ruolo di “salvatori dagli incapaci”, dimenticando che nella stragrande maggioranza delle persone la fame di rivalsa cresce in fretta a altrettanto in fretta si sgonfia, fino a lasciare un vuoto da riempire, a meno di non continuare ad alimentare il risentimento in un continuo crescendo verso un indefinito punto di climax. In questi flame, in queste “risse virtuali fra intelligenze” agli utenti comuni piace menare, ma si stancano presto.

Alcuni, pochi, molto intelligentemente hanno costruito parallelamente a questo sistema di interazioni negative un sistema di interazioni positive: proposte, visioni, progetti. Speranze, soprattutto. Dai a un uomo in difficoltà una speranza in cui credere, e questi ci si attaccherà con tutta la sua forza. Permettigli solo di menare, e al primo sangue si darà una calmata, restando svuotato.

È uno dei motivi (ad esempio) che ritengo abbiano pesato sulla flessione del Movimento 5 Stelle: molta rabbia, forse troppa rabbia con lo spazio occupato principalmente dagli attacchi e dal dileggio dell’avversario, e troppo poco spazio riservato alla speranza, al think positive. Non è un caso se dopo le europee hanno stabilito di farsi vedere più come forza positiva e propositiva, di comunicare di più e meglio ciò che fanno, e ridimensionare lo spazio dedicato agli attacchi di squadra.

Lezione non appresa da alcuni movimenti appena nati, in cui si trovano persone che miravano ad altro ma che si sono ritrovate a spasso. Persone col dente avvelenato che pensano di replicare le strategie del M5S, visto la crescita verticale del Movimento, anche solo per scaricare la frustrazione d’aver perso un’occasione, ma a cui sfugge che le repliche sono sempre una versione stantìa dell’originale. E i risultati sono conseguentemente e comicamente peggiori.

Per queste persone la comunicazione politica si riduce a una guerra di flame, in cui l’importante è apparire migliori dell’avversario, in cui ritagliarsi il ruolo dei cavalieri salvifici. Tutti convinti che le partite si vincano se si riesce a gonfiare il petto più degli altri. Tutti troppo indaffarati a dileggiare gli altri come piccoli troll da trasformarsi, alla fine, in macchiette di se stessi.

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Categorie:Riflessioni

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