La Democrazia (diretta) Corinthiana

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Siamo in periodo di Mondiali di calcio, quest’anno si giocano in Brasile, e ripensando a questa nazione mi è tornato in mente uno dei suoi giocatori più rappresentativi. Saranno state anche le vecchie partite mostrate in tv, tra cui quelle del Campionato del 1982, che mi sono ricordato di Socrates.
E il suo nome mi rimanda subito a un’altra cosa, un “esperimento” di una squadra brasiliana, il Corinthians, che proprio nel 1982 diede vita alla Democrazia Corinthiana. Ma che cos’era?

Accadeva che in quegli anni, col Brasile sotto dittatura, i presidenti delle squadra di calcio erano generalmente uomini molto potenti legati proprio al regime. Nel 1982 Vicente Matheus terminava il suo mandato, e al suo posto alla presidenza del club arrivava Waldemar Pires. Contemporaneamente i tre giocatori più rappresentativi, che erano Socrates, Casagrande e Wladimir, si posero come leader dello spogliatoio dando vita a una specie di autogestione della squadra, in cui tutti i giocatori iniziarono insieme ai preparatori e all’allenatore a dirigere la squadra.

Ogni decisione veniva messa ai voti, e ognuno aveva un peso esattamente identico a quello di chiunque altro, allenatore e preparatori compresi. Ognuno valeva uno. Si votava tutto: formazioni, strategie, schemi, metodi di allenamento, perfino se fare o no i ritiri prima della partita. E tutto funzionò alla meraviglia, tanto che vinsero il campionato paulista nel 1982 e nel 1983. Per chi è interessato qui c’è un bel documentario su questa storia, è in portoghese ma ha i sottotitoli.

Organizzarono una specie di democrazia diretta. Il famoso uno vale uno che oggi sentiamo ripetere spesso dal Movimento 5 Stelle. Insomma, questo esperimento su piccola scala di democrazia dal basso mi ha spinto a farmi una domanda: quanto può durare un gruppo che vuole applicare un’idea simile?

La domanda mi è anche sorta ricordando una cosa che diverse persone hanno ripetuto riguardo al Movimento 5 Stelle e ai due leader che hanno fondato questo percorso: Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ovvero che “Loro si faranno da parte quando il Movimento saprà camminare da solo con le sue gambe”. E quando avverrà questa emancipazione? Potrà davvero avvenire questa emancipazione?
Curiosità importanti, perché rappresenterebbero un grosso punto di svolta per il Movimento, per la Democrazia a Cinque Stelle.

Già dopo il risultato delle recenti elezioni europee qualcuno nel Movimento si è spinto fino a chiedere a Grillo di fare un passo indietro, richiesta lasciata cadere nel nulla. Al momento però, un suo defilarsi mi pare prematuro, rischierebbe di creare più danni che benefici. E lo dico anche alla luce della storia del Corinthians. Ma come andò avanti la storia della Democrazia Corinthiana?

Andò che si interruppe nel 1984, per un motivo ben specifico: in quell’anno i due giocatori più rappresentativi, i due leader maggiori della squadra, Socrates e Casagrande, lasciarono il club. Queste partenze decretarono la fine della Democrazia Corinthiana: fuori i leader dello spogliatoio, finito tutto quanto. Dovessimo quindi fare un’altra analogia fra questo e il Movimento, ci sarebbe una cosa da chiedersi: se andassero via Grillo e Casaleggio dal M5S rischieremmo di assistere a una sua implosione? A voi le conclusioni.

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Categorie:Politica, Sport

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