Presentata Italia Unica

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Il 14 giugno a Roma è stata finalmente presentata Italia Unica, movimento di Corrado Passera, ”Un movimento politico che raccoglie le esperienze di tutti gli uomini e donne che fanno della ragione la loro stella polare, del coraggio la loro spinta propulsiva e del confronto il loro metodo”, per usare le parole che trovate sul loro sito. Un movimento ambizioso (qui potete trovare il loro programma) che punta decisamente in alto senza troppo nascondersi, con l’idea di fondare un cantiere che dovrà dare vita entro l’autunno a un vero e proprio partito.

L’obiettivo è quello di diminuire la frammentazione del centrodestra, evitando però la costituzione di partiti personali costruiti all’ombra di un leader. Passera non ha lesinato sconti a Udc e Ncd, definendoli ”partiti residuali e marginali”, ha attaccato Forza Italia incolpandola di spingere i moderati verso astensionismo o verso il Partito Democratico a causa delle sue derive estreme (vedi la nuova proposta di alleanza con la Lega Nord), ma anche anche attaccato lo stesso Pd, affermando come alle europee abbia vinto per la sostanziale mancanza di un vero avversario e denunciando le pessime riforme avviate dal governo.

Proprio in tema di riforme propongono un sistema elettorale maggioritario a doppio turno di coalizione, aggiungendo la possibilità di ulteriori alleanza nel secondo turno di voto. Non si fa cenno alla questione preferenze, ma si sottolinea come per l’elezione dei singoli parlamentari si prediligano i collegi uninominali, in modo da lasciare il legame fra eletto e territorio ed evitare il pericolo di voto di scambio, grosso svantaggio proprio delle preferenze. Per il Senato invece propongono semplicemente la sua abolizione, mantenendo in funzione la sola Camera.

Alcuni nomi noti erano presenti a questa presentazione: c’era l’ex ministro Annamaria Cancellieri e c’era anche l’ex Presidente della Commissione Giustizia alla Camera Giulia Bongiorno, che ha sottolineato l’importanza del ruolo della donna, e di come questo ruolo sia sempre stato marginalizzato in ogni partito in cui ha militato. Un suggerimento non troppo celato indirizzato a Italia Unica per evitare che continui questo ostracismo. C’era anche Elisabetta Gualmini, Presidente dell’Istituto Cattaneo, che ha detto una cosa molto interessante: ”L’idea di stare al centro non funziona in Italia, quindi o ci si butta nel centrodestra o nel centrosinistra, l’ennesimo centrino sarebbe un fallimento”. E Italia Unica pare proprio essersi posta l’obiettivo di occupare il campo del centrodestra, ormai tenuto in scacco da partiti in rovina o sul viale del tramonto.

Nella presentazione particolare interesse ha suscita il progetto di stimolo per il paese, presentato con questo video:

Il punto della questione è che per far ripartire davvero l’Italia non servano manovre da pochi miliardi, ma occorra un fortissimo investimento da 400 miliardi di euro: rivitalizzare investimenti, consumo e credito dando più soldi a cittadini e imprese. Lo definiscono un piano di risorse che, messe in circolo, generano a loro volta altre risorse riattivando crescita e occupazione. Ma da dove arrivano questi 400 miliardi?

Si inizia affermando che le imprese possono recuperare 100 miliardi di crediti scaduti con la Pubblica Amministrazione, e verrebbero saldati da una società dotata di un capitale di 30 miliardi ”recuperati dall’immenso patrimonio pubblico oggi non valorizzato”. E qui mi chiedo: si tratta forse di cedere proprietà dello Stato, come aziende partecipate o luoghi di proprietà del demanio? Viene definita come un’operazione che rispetta le regole comunitarie europee già sperimentata con successo in Spagna. Però mi sfugge come una società con una dotazione di 30 miliardi riesca a far fronte alle esigenze dei 100 miliardi di crediti scaduti citati all’inizio. Si pensa di prendere beni e/o società per un valore di 30 miliardi e ricavarne un guadagno triplo dalla loro cessione?

Poi si citano la Cassa Depositi e Presiti e il Fondo Centrale di Garanzia, finanziati anch’essi da altri 30 miliardi derivanti dal patrimonio pubblico (altre privatizzazioni/cessioni?), affermando che con questa dotazione possono garantire altri 100 miliardi di credito a imprese e famiglie, guardando principalmente a rivitalizzare il mercato dei mutui per la casa. Anche qui mi sfugge come una dotazione di 30 miliardi possa garantire 100 miliardi di credito, ma vabbeh, non sono forte in economia, aspetterò maggiori chiarimenti.

Altri 100 miliardi di investimenti possono essere generati in parte dai cantieri già finanziati ma che procedono a rilento, e da un miglior uso dei fondi strutturali europei da destinare a ricerca e infrastrutture, con l’idea di collegare il sud Italia all’Europa e al Mediterraneo. Non viene specificato molto altro, il che lascia il campo aperto un po’ ad ogni tipo di speculazione. Vorranno potenziare le linee ferroviarie ad alta velocità? Migliorare il sistema portuale che sta subendo un lento declino? Ammodernare la rete stradale? Potenziare le infrastrutture delle telecomunicazioni?

Infine gli ultimi 100 miliardi, dicono, possono essere destinati direttamente alla tasche degli italiani. Per prima cosa propongono di dare al lavoratore la mensilità accantonata come Trattamento di Fine Rapporto, che quindi sarebbe eliminato, e inoltre si propone che imprese e lavoratori possano contrattare fino a due ulteriori stipendi su cui non ci saranno né oneri fiscali né tantomeno contributivi. Un potenziale aumento di tre mensilità ogni anno che rappresenterebbero un grosso aiuto alle famiglie: certo, sarebbe eliminato il Tfr, che rappresenta tra l’altro un aiuto per superare le difficoltà economiche connesse al venir meno della propria retribuzione in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, cosa molto utile in un quadro sociale in cui trovare un nuovo lavoro è sempre più difficile. Eliminazione che, a dirla tutta, mi lascia molto perplesso.

Un’ultima annotazione: bella l’idea di inquadrare le specificità di ognuno in un contesto comune, in un gruppo comune, ma la frase ”Io Siamo” è davvero sgraziata e brutta da sentire, oltre che grammaticalmente scorretta. Va bene le esigenze di comunicazione, le esigenze di creare hashtag brevi e d’impatto, ma per una nazione che ha una lingua bella come la nostra è quasi come partire con un autogol.

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Categorie:Politica

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