Sogni di Leopolda per il centrodestra

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Ultimamente sta impazzando in rete una discussione che riguarda il centrodestra, in particolare l’idea di dare vita a una “Leopolda Blu” per rifondare un’area politica che ormai si sta via via sgretolando. Testimoni del successo ottenuto da Matteo Renzi, che con la sua Leopolda ha saputo costruirsi un percorso che lo ha portato a diventare segretario del Partito Democratico e primo ministro, l’idea è stata quella di copiare questo modus operandi per salvare la moribonda area politica opposta: sorpassare e soppiantare l’ormai logoro Silvio Berlusconi e iniettare nuova linfa.

Particolarmente attivo in questa discussione è il sito Formiche.Net, dove proprio il direttore Michele Arnese spiega come nasce l’idea di questa Leopolda Blu. Giustamente qualcuno fa notare che chiamarla in questo modo sarebbe un riferimento un po’ troppo esplicito all’esperienza di Renzi, ma altrettanto giustamente viene risposto che se già esiste un format che ha dimostrato di funzionare bene allora è plausibile e accettabile copiarlo. Personalmente mi viene da chiedermi con chi a capo, dato che di politici con la personalità di Renzi, nel centrodestra, non ne vedo neanche l’ombra.

C’è poi questa interessante analisi di Lorenzo Castellani sempre su Formiche, che offre alcune risposte ai dubbi più comuni. E risponde proprio al dubbio citato prima, sul chi dovrebbe fare il leader: in mancanza di un nome forte vengono citati Obama e Cameron, illustri sconosciuti prima di assurgere ai massimi livelli dove sono oggi. Il dettaglio non considerato però, è che quei due si trovavano all’interno di realtà solide e ben delineate, con meccanismi precisi e ben organizzati, non si trovavano di fronte il grande compito di creare qualcosa partendo da zero. Condivido l’idea che non dovrà assolutamente essere un progetto di piccola portata, perché altrimenti vorrà dire dare alla luce l’ennesimo soggetto zoppo destinato a morire, e questo potrebbe svuotare ulteriormente la parte di elettorato che si riconosce nel centrodestra.

Dibattito molto vivo anche su Il Sole 24 Ore, a opera di Daniele Bellasio, che guarda anche con interesse sia all’annunciato ritorno in campo di Gianfranco Fini, ma solo a patto che lo faccia (come dice lo stesso Fini) con modalità diverse da quelle tradizionali, sia al progetto Italia Unica lanciato da Corrado Passera che vedrà la luce il prossimo 14 giugno a Roma. Ecco, forse a mio modo di vedere potrebbe proprio essere Passera a fare i primi passi per la creazione di questa fantomatica Leopolda Blu, un inizio di percorso che potrebbe davvero riunire il centrodestra. Ma avrà Passera le doti di leadership necessarie per comandare la nave in questa tribolata navigazione?

Uno sguardo a questo esperimento viene dato anche da Massimo Cacciari, il quale in maniera anche un po’ spietata stronca ogni velleità su una Leopolda Blu ribadendo l’inesistenza di un Renzi di centrodestra. Anche Alessandro Cattaneo, l’ex formattatore del centrodestra indicato spesso da molti come l’alter ego di Renzi nel centrodestra, viene giudicato da Cacciari come preparato e competente ma rientrante in un copyright (quello del primo cittadino bravo e preparato) che ormai è proprietà esclusiva di Renzi. Il rischio, dice, di creare una fotocopia dell’attuale premier è molto alta e, aggiungo io, otterrebbe di conseguenza scarsi risultati. Si suole dire: perché scegliere una copia quando si ha a disposizione l’originale?

Sicuramente si dovrà fare piazza pulita della classe dirigente che è rimasta si vertici fin’ora: niente di personale con nessuno, ma è impensabile che qualcuno possa mantenere porzioni di potere in un progetto simile. Questo non viene dettato dal furore rottamatorio generato da Renzi, che pare aver fatto assurgere a qualità il giovanilismo e il nuovismo, ma è imposto dalla necessità di ripartire da zero con facce nuove, fresche, da persone che possano dire di non aver alcun legame con le gestioni disastrose dei decenni passati.

In questo dibattito penso sia doveroso anche ricordare La Cosa Blu, fondata lo scorso anno da Giorgio Straquadanio, che si pone l’obiettivo di (cito) ”Inserirsi nella costruzione di un centrodestra culturalmente solido, politicamente competitivo e democraticamente contenibile”. Antonio Blasi lo ricorda facendo una breve considerazione sul risultato delle recenti elezioni europee: un quadro in cui l’area non progressista del Paese ha perso perché non esiste, perché non è rappresentata, perché il suo elettorato si è disperso fra Grillo, Renzi e l’astensionismo. Ed è sul Pd che si sofferma.

Non tanto perché ne condivida i contenuti, ma per elogiarne la forma. Quella di un partito che si centralizza sul suo leader ma mantiene al suo interno una dose dialettica molto ampia; quella di un partito dove la leadership viene decisa tramite un’elezione che coinvolge iscritti e elettori, e dove chiunque possa provare a candidarsi; quella di un partito che vuole provare a essere inclusivo, e non esclusivo; quella di un partito che da spazio a tutte le voci di dissenso e di minoranza ma che grazie alla sua vocazione maggioritaria si ricompatta attorno alle decisioni prese dalla maggioranza, e non imposte da un padrone come lo è stato per anni Berlusconi.

Personalmente vedo tanta buona volontà e tanto entusiasmo in chi sta portando avanti questo discorso, che a detta dei protagonisti sta riscuotendo un buon successo fra l’elettorato e sui social media, ma resta ancora inascoltato dai vertici degli attuali partiti. E proprio loro sono a mio avviso lo scoglio maggiore da superare: piccoli leaderini gelosi del loro piccolo regno, non disponibili a mollare la loro piccola fetta di potere. Sono proprio loro, e le incrostazioni che hanno creato attorno alle loro piccole sedie di potere, a far rischiare l’ennesimo naufragio.

Il nodo centrale da sciogliere a mio modo di vedere continua a restare la figura del leader di questa Leopolda, quel federatore che dovrà trovare energie e voglia di recuperare non tanto tutti i singoli partitini, ma dovrà operare un recupero accurato di tutta l’area elettorale, compresa quella passata agli avversari e quella confluita nell’astensionismo. Comunque progetti come questi, progetti come quello della Leopolda, funzionano quando esiste già un trascinatore a cui accodare tutte le energie migliori e più fresche, dargli forma senza avere una persona simile rischia di essere un suicidio, o più positivamente rischia di essere un tentativo puramente velleitario.
Senza contare il fatto che la Leopolda di Renzi si inseriva in un partito già strutturato e ben presente sul territorio, mentre nel centrodestra si possono vedere piccoli partiti non in gradi di raggiungere neanche il 10%, con Forza Italia (partito con più consenso) che sembra sulla via della dissoluzione. Forse l’idea di una Leopolda non è davvero quello che serve.

Ad oggi comunque il tentativo reale più interessante pare lo stia facendo Passera, anche se al momento la “narrazione” che sta proponendo mi sembra un po’ debole e troppo incentrata a esaltare le idee che aveva presentato all’epoca dell’esperienza nel governo Monti. Oggi i quadri di riferimento mutano molto velocemente, e uno stesso programma presentato l’anno prima rischia di essere già diventato archeologia: lo stesso Renzi ha già “rottamato” alcuni aspetti proposti nel programma presentato alle primarie del 2013 per cercare di essere più efficace nella realtà attuale. Restare focalizzati sul riportare in auge proposte politiche fatte nel 2012 rischia di creare più danni che benefici. Per il bene del centrodestra, spero di sbagliarmi. Citando l’immagine di apertura della Leopolda del 2013, speriamo che anche loro riescano a dare un nome per il loro futuro.

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Categorie:Politica

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