Benaltrismo e insoddisfazione

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Uno dei primi incontri col benaltrismo lo ebbi tanti anni fa, quando ancora andavo a scuola. Ero alle superiori e (lo ammetto) andavo particolarmente male in matematica: la mia media voti ballava attorno a un misero quattro e mezzo, frutto di un primo quadrimestre passato a non fare assolutamente nulla. A fine quadrimestre, alla consegna dei pagellini, decisi che dovevo recuperare. Non potevo continuare in quel modo.

Mi feci quindi dare ripetizioni, studiai molto, e al primo compito in classe del secondo quadrimestre presi il voto più alto di tutta la classe: otto e mezzo. Per farvi capire, il secchione della classe prese “solo” otto. Ero stato il migliore. Il primo. Letteralmente al settimo cielo tornai a casa a mostrare la conquista ai miei genitori, mia madre ne fu contenta, mio padre invece mi diede il primo amaro assaggio del benaltrismo: “Serve ben altro per migliorare la media. E comunque potevi prendere nove”. Doccia fredda, spento ogni entusiasmo, arrivederci e grazie.

Oggi il benaltrismo è ormai una pratica comune, per qualsiasi cosa, specialmente in politica: fateci caso, ci sono persone per cui qualsiasi cosa voi proponiate c’è sempre qualcosa di più importante. I diritti degli omosessuali? La green economy? Il reddito di cittadinanza? Lo ius soli? Il bonus fiscale da 80 euro? Ci vuole ben altro per i problemi degli italiani! È un refrain che inizia ormai a sentirsi un po’ troppo spesso.

Abbiamo passato anni a lamentarci dell’immobilismo della politica, del suo non fare assolutamente nulla, a lamentarci che non si facessero nemmeno le piccole cose, probabilmente ci siamo così tanto abituati a lamentarci che ora, se almeno quelle piccole cose vengono fatte non troviamo nient’altro da fare che lamentarci ancora. Ovviamente con tutti che sanno perfettamente cosa davvero servirebbe: un popolo di benaltristi insoddisfatti tendenti all’essere esperti professori del campo. Di qualsiasi campo si tratti.

Non importa ciò che fai di buono o positivo, non sarà mai abbastanza. Che, intendiamoci, rilassarsi dopo aver fatto una cosa buona è completamente sbagliato, perché gli altri problemi restano ancora li da affrontare, ma tirare martellate sulle balle sempre e comunque è quasi comico. E di comici, in Italia, siamo proprio intenditori.

Se c’è una cosa che dovremmo recuperare dalla politica di una volta, quella che ormai viene citata e inneggiato spesso a casaccio, è proprio la capacità di apprezzare anche i piccoli miglioramenti. Non saranno risolutivi, non risolveranno tutti i problemi, ma almeno sono piccoli passi verso un miglioramento. Nessuno ha una bacchetta magica per risolvere tutto assieme, e tendo a diffidare di chi dice di possederla, se non altro perché di Unti dal Signore che applicavano la politica del ghe pensi mi ne abbiamo già avuto uno, e direi che basta e avanza.

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Categorie:Riflessioni

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