La (pessima) campagna elettorale delle elezioni europee

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Devo dire che è un po’ che ci penso e ci ragiono sopra, e penso sia anche il caso di scrivere qualcosa in merito, soprattutto dopo l’ubriacatura di interviste iniziata domenica e proseguita sia lunedì che martedì. Vi chiedo: ma voi, di questa campagna elettorale, cosa state capendo? Nel senso, quali contenuti riguardanti l’Europa fanno presa su di voi? Sembrano domande facili ma in realtà nascondono molte insidie, soprattutto per il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi in questa campagna si parla di problemi italiani. Forse sarà un’impressione soltanto mia, però mi sembra che la politica continui a restare avviluppata su se stessa, confinata in un provincialismo che la porta a parlare sempre e soltanto dei propri problemi e delle proprie ambizioni a curarsi del proprio orticello senza mai alzare lo sguardo verso un orizzonte più ampio e più lungo. In compenso vanno sempre più di moda nomi e nomignoli con cui screditare avversari politici o semplici voci critiche.

Intendiamoci: è importante parlare di Expo, della corruzione, del migliore utilizzo dei fondi europei, delle riforme, degli interventi economici per chi è in difficoltà, della riforma del lavoro, sono tutti argomenti su cui anche l’Europa si è espressa indicandoci alcune cose da fare. Ma parlare di Europa non è soltanto ricordare quello che questa Unione ci suggerisce di fare o i vantaggi che ne possiamo trarre, è anche parlare proprio dell’Europa stessa, di come la vogliamo modellare, di cosa vogliamo modificare, di quale strada vogliamo imboccare, di quali cose vogliamo realizzare, tutti insieme. Certamente le buone intenzioni non mancano (Occorre recuperare solidarietà! Serve più tolleranza! Servono maggiori investimenti!) ma, al di la dei soliti appelli al cambiamento e alle solite frasi di circostanza che inneggiano a una non meglio precisata evoluzione dell’Europa, restiamo sempre nel campo delle ipotesi.

Molti, ad esempio, parlano degli Stati Uniti d’Europa. Bene, ma cosa vuol dire? Cosa si vuole ottenere? Con quali step la si vuole realizzare? Banalmente a me verrebbe in mente che per un progetto simile servirebbe una politica estera comune a tutta Europa, servirebbe un sistema di difesa comune e integrato con gli eserciti nazionali, servirebbe un sistema bancario realmente integrato, con una banca centrale che deve avere tutti i diritti e (soprattutto) i poteri di poter agire per il meglio, come una vera banca centrale. Servirebbe magari anche stabilire un livello minimo della qualità dei servizi pubblici ospedalieri con una loro progressiva integrazione, integrare e stabilire standard minimi di qualità per i programmi di studio in modo da uniformare il grado di preparazione e di cultura fra tutti i cittadini europei. Servirebbe parlare concretamente di quale strada vuole percorrere l’Europa nel campo energetico: dato che siamo estremamente dipendenti dalle importazioni di gas, soprattuto dalla Russia, e dato che la situazione in paesi come l’Ucraina è praticamente esplosiva, sarebbe un bene chiarire cosa si vuole fare e come ci si intende muovere per realizzare questa visione. Servirebbe parlare di ambiente, di quali sfide future ci attendono, piuttosto che di ulteriore integrazione del mondo del lavoro.

Pretendiamo di diventare leader in Europa ma ci comportiamo ancora come semplici gregari, parliamo di Stati Uniti d’Europa ma restiamo ancora a fare campagna elettorale principalmente su problemi e storture della nostra Italia. Dov’è lo scatto della politica per farci sentire (finalmente) cittadini europei? Dov’è lo scatto per considerare e parlare davvero di una confederazione di Stati e del suo organizzarsi, piuttosto che ripetere ancora e ancora una volta le solite promesse e le solite invettive contro i mali dell’Europa? Dove sono questi temi? Sembrano cancellati, sopraffatti dalla ricerca del facile consenso ottenibile attraverso una martellante campagna sui problemi interni della nazione, quelli più facilmente considerabili vicini ai cittadini, quelli (di conseguenza) che i cittadini sentono come maggiormente propri. E questo non fa altro che mantenere una visione di un’Europa più rivolta all’ambito finanziario che di vera unione di popoli, perpetrando un distacco che rischia di essere fatale.

Parliamo di recuperare la solidarietà, ma ancora non ho ben capito come vogliano recuperarla dato che nessuno lo spiega chiaramente: solo le solite promesse, le solite idee mezze abbozzate e poi via, a riporle ancora una volta in un cassetto e tanti saluti. Vogliono far filtrare l’idea che l’Unione Europea non è una cosa messa li a controllare e comandare, ma che invece è un’istituzione composta da noi, da tutti noi, ma concretamente poi queste parole non si traducono in progetti reali per rendere tangibile questa realtà. Si parla di temi importanti, grandi, ma poi si torna a fare interessi di piccola bottega, utili più a racimolare consenso elettorale che a delineare un vero e articolato progetto di evoluzione di questa Unione. Ormai siamo agli sgoccioli: qualcuno sarà in grado di accorgersene prima del voto del 25 maggio?

Post Scriptum: qualcuno mi dice che questo effetto è figlio delle larghe intese. A causa loro la polarizzazione sarebbe maggiore, il famoso scontro “o noi, o loro”.
Ecco, permettetemi: se in un contesto in cui le idee in politica mancano l’unica soluzione è fare campagne simili, allora per me passate per i cretini che devono mascherare una terribile ignoranza. Detto affettuosamente a tutto lo schieramento politico.

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Categorie:Politica

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