Unione Europea: quali principi mancano, quali cambiamenti vorremmo

In tema sondaggi è stato chiesto agli elettori cosa pensano manchi a questa Europa, quali siano i principi di cui si sente l’assenza e quali cambiamento dovrebbe quindi adottare. Siamo ormai al 9 maggio, e alle elezioni mancano poco più di due settimane, indicazioni come queste dovrebbero essere molto importanti per i partiti e i movimenti, giusto per aiutarli a capire come orientare la propria campagna elettorale.

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Al primo posto troviamo indipendenza dai poteri forti. Frase curiosa, mi chiedo: quali sono questi benedetti poteri forti? Ogni volta che se ne parla, e a seconda di chi ne parla, cambiano: per alcuni sono le banche, per altri i burocrati, per altri ancora i militari, e per degli altri gli operatori finanziari. A dire di chi lo chiede pare si sia circondato da poteri forti.
Poi troviamo equità, e questo è uno dei valori di cui probabilmente più si è sentita la mancanza. Trattare attori diversi, in condizioni diverse, come se fossero allo stesso livello, equivale a favorire alcuni e penalizzare altri, e per alcuni Stati Europei è successo proprio questo. A traino al terzo posto c’è la solidarietà, altra cosa che a tratti è mancata drammaticamente, con tutto il corollario di conseguenze negative che abbiamo ancora sotto gli occhi.

Curioso come in basso figuri un valore come la rappresentanza, sintomo forse che questo valore si considera tutto sommato presente? O solo che non lo si considera così importante? Mentre mi ha colpito la visione del futuro: si chiede una progettualità comune che dia sicurezza ai cittadini, si chiede di indicare una strada chiara, con obiettivi chiari verso cui indirizzare tutta l’Unione, un modello a cui tendere. Perché, è inutile negarlo, l’Unione Europea è ancora una bella incompiuta, in cui c’è ancora molta strada da compiere.
E quindi, cosa si dovrebbe cambiare?

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Ecco qui che torna al primo posto la richiesta di maggiore indipendenza da banche e società finanziarie, probabilmente figlia della richiesta di indipendenza dai poteri forti. Una richiesta che mi fa tornare in mente una ragazza ascoltata ieri sera a AnnoUno, il nuovo programma di La7 condotto da Giulia Innocenzi: lamentava che in Europa non si vota per la Bce. Ho trasecolato un momento, sperando scherzasse, invece era seria. Roba da delirio.

Poi troviamo la richiesta di maggiore indipendenza dalla Germania, che ritengo vera solo in parte. Il loro ruolo egemone è dovuto alla loro forza economica e finanziaria, in un’Europa che è sostanzialmente un’Unione economica e finanziaria questo primato è anche logico. Si dovrebbe rendere questa Unione più un vero stato e non solo tenerla come unione finanziaria, ma qui si tratta anche di dover cedere ulteriore potere politico: saranno tutti concordi?

Di chiede poi di ascoltare e comprendere maggiormente le esigenze dei cittadini, e di rispettare maggiormente la specificità dei vari Paesi, e sulla prima mi viene un po’ da ridere: quanti sanno che l’Unione Europea spesso pubblica online questionari per raccogliere le idee dei propri cittadini? Io stesso fino a poco tempo fa non lo sapevo, l’ho scoperto per caso. Perché i partiti di ogni nazione non ne promuovono la diffusione?

Curiose poi queste due voci, diventare più forte e coesa nella politica estera e poi rafforzare i poteri del Parlamento Europeo. Sembrano due voci che indicano proprio quanto detto prima, ovvero la volontà di andare verso un vero e proprio Stato Europeo, con relativa maggiore cessione di potere da parte dei singoli stati membri. Non solo dare maggiori poteri alla Bce (per stampare bond europei, ad esempio), ma standardizzare l’istruzione scolastica, la sanità, istituire un sistema di difesa europeo integrato (il famoso esercito europeo), lo stabilire una politica estera comune per tutti. Anche questo vuol dire essere un’Unione.

Come premesso all’inizio alle elezioni manca ormai poco, e questi argomenti sono e restano tutti sul tappeto dato che nella stragrande maggioranza dei casi in questa campagna elettorale si parla di questioni nazionali e non europee. Un provincialismo politico che è un po’ la cartina di tornasole del sempre minore peso specifico che ha l’Italia negli ambiti internazionali.

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Categorie:Sondaggi

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