Leoni per Agnelli

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– Ti voglio raccontare la storia di Ernest e Arian, due miei studenti. Sai, i professori non sono insegnanti, sono venditori.
– Lei cosa vende?
– Io vendo te a te.
– Ma lei non mi deve favori prof.
– E dimmi perché Todd? Perché non te ne importa più niente?
– E come sa che me ne importava prima? Solo perché venivo a lezione?
– Si, non solo venivi a lezione, eri coinvolto, leggevi tutto quello che assegnavo, eri assetato, le lezioni di assorbivano, miravi alla giugulare in tutti i dibattiti. Rispondi: perché non è più così?
– Non vorrei urtare i suoi sentimenti.
– Hey, abbiamo un’ora, non sprecare neanche un secondo per i miei sentimenti, io non mi preoccupo dei tuoi.
– Grazie. Perché non scrive biglietti d’auguri?
– Ok, continua, dillo.
– D’accordo. Prof, scienze politiche, allora… Che c’è di scientifico a parte forse la psicologia su quante stronzate gli elettori inghiottiranno prima di accorgersene? La parte scientifica in realtà è solo su come vincere, non su come governare o su come far star meglio la gente, solo su come vincere, e non importa quanto stupido o ipocrita o criminale devi sembrare per riuscirci.
– Fammi un esempio.
– Ok: i candidato presidenziali di oggi. Annunciano la candidatura, in piedi davanti ad una gran folla urlando a gran voce che non si candideranno per diventare presidenti, è vero?
– Si è vero…
– Si, che stronzata è?
– E’ vecchia come il mondo.
– No, io non credo, perché ok lei mi ha preso quando studiavamo i filosofi antichi, i greci, sul serio prof, lei mi aveva preso erano fenomenali, a un certo punto mi è perso…
– Sei mai stato in Grecia?
– No.
– No, se no non sapresti che il loro governo fa sembrare il nostro una visione avveniristica dell’efficienza.
– Non è questo il punto. Se Socrate, Platone, Aristotele non possono aggiustare le cose, Todd Hayes che può fare?
– Lamentarsi? Mollare?
– Sa una cosa? Pagherò le tasse, d’accordo? Rispetterò tutti…
– Io pensavo a qualcosa di più importante.
– Più importante, come che? Più importante come diventare deputato?
– Beh, quello è importante.
– Oh si, superlativo, così poi divento come uno di quegli stronzi di Washington, parlo di puri pezzi di merda che fanno le nostre leggi, divento un giovane rampante che si fa la riga da parte come tutti gli altri, quello che non dice mai niente anche se non smette mai di parlare, divento quello che fa la predica sulla morale, mentre un’assistente mi fa un pompino sotto al tavolo. Oh si, la prego, quello che fa sparire milioni che non gli appartengono e sbraita come un predicatore quando poi lo beccano. E quanti non vengono beccati eh prof? Hey, se questo è più importante dell’essere un uomo onesto con un lavoro onesto, cazzo, si è per questo che mi ha perso.
– Per poco non mi convinci. Per poco non mi convinci.
– Di cosa?
– Che sai sul serio di cosa parli. Sei bravo a parole Todd, ma sai come potresti migliorarle? Se dietro ci fosse un po’ di cuore, se fossero radicate in una qualche esperienza. Se tu avessi bussato a qualche porta, leccato delle buste, partecipato a un maledetto comizio. Se ti fossi messo in prima linea in qualche modo significativo.
– Leccare buste? Questo mi metterebbe in prima linea eh?
– Molto più che parlare basta.

[…]

– Va bene, allora Ernest e Arian sono andati volontari.
– E’ una domanda o un’accusa questa?
– Era solo una domanda.
– Si, sono andati volontari.
– Sono tipi adrenalinici giusto? A loro piace l’estremo, sono tipi del genere.
– No, Ernest e Arian non sono tipi adrenalinici. Io parlavo di forza d’animo, essere terrorizzati ma disposti a fare il passo successivo.
– E il coraggio, giusto?
– Si ma quello vero. Tu di che hai paura Todd? La maggior parte dei ragazzi ha paura di non trovare lavoro, tornare a vivere coi genitori o di non saldare il prestito studentesco.
– Si, questo fa paura anche a me prof.
– O la voce nella tua testa che continua a porsi quelle domande scomode tipo: forse dovrei sfruttare meglio il mio talento? La mia permanenza su questo pianeta sarà davvero valsa a qualcosa?
– In fondo queste domande se le pongono tutti.
– Tanti hanno paura delle risposte. Ti ricordi la seconda o terza lezione che hai fatto con me? Quando ti ho chiamato all’improvviso? Eri seduto un po’ defilato dove vi sedete quando non volete essere interrogati, così vicini da sembrare attenti. Ma così lontani da non essere visti, e chiamati.
– Quello si che era imbarazzo, lei mi ha chiesto cosa pensassi del testo e io ho detto che non lo avevo letto.
– Ma di riflesso: niente scuse, niente balle, onesta.
– Ero davvero terrorizzato.
– Ma, disposto a fare il passo successivo comunque. E ti ricordi l’argomento di cui discutevamo? Quel testo di che parlava?
– Cerco di rimuovere i momenti imbarazzanti…
– Era sul quel centro medico che stavano aprendo sulla Adams: passavano aghi sterili gratis ai drogati, e una classe intera pensava fosse un’ottima idea, pensava: certo si smette di diffondere malattie e magari diminuisce un po’ la criminalità e tu hai detto…
– “Sentite, se si devono spendere i soldi dei contribuenti, i nostri soldi, per aiutare le persone a infrangere la legge in sicurezza, allora perché non mettere delle corsie per ubriachi sulle autostrade? E’ un problema più grosso della tossicodipendenza, ed è esattamente la stessa cosa.” Si, lo sa, sono bravissimo a sollevare un vespaio.
– Si però il ragazzo che non aveva letto il testo l’ha ammesso, è diventato il fulcro di uno dei più interessanti dibattiti a cui abbia mai partecipato. Dov’è finito quel ragazzo?

[…]

– Parliamo di lei prof.
– Che vuoi sapere?
– Eh, chi non sa fare, insegna. Per lei fare il professore è il modo migliore per sfruttare il suo talento?
– Colpito. Sai, trent’anni fa avevo un’idea del tutto diversa di come sarebbe stato questo lavoro. Avrei pubblicato teorie che avrebbero cambiato le migliaio di persone che le avrebbero lette, i rettori delle università sarebbero rimasti colpiti da me da offrirmi ogni anno un posto in tribuna d’onore, solo per farmi restare.
– Dio, bei sogni ad occhi aperti questi!
– Si, vero?
– Eh si.
– I libri che riesco a far pubblicare non si leggono. Gli studenti mi chiedono consigli, ma la facoltà sbaglia ancora a scrivere il mio nome sulla corrispondenza.
– Quindi è rimasto qui per i soldi?
– Per i soldi? Oh mio Dio no, no. Sono ancora qui Todd perché sono un uomo egoista. Egoismo per quelle rarissime volte in cui sai davvero di avere qualcuno in una delle tue classi con il dono di poter fare grandi cose su vasta scala. Mi rendo conto che il mio talento non sta nelle mie teorie, ma nell’abilità di riconoscere grandi potenziali in altri, e magari dargli una spinta quando gli serve.
– E lei mi crede una di queste persone?
– Tu cosa credi?
– Le dimostravano di essere rari, ogni giorno?
– Abbastanza da cancellare ogni i dubbio. No, no, l’unica vera differenza fra te e loro Todd, è che tu sei uno studente dotato naturalmente, loro no, dovevano sgobbare come muli, non gli veniva facile come viene a te.
– Si, e in più colpivano palle veloci a novanta miglia all’ora. Hey, mi cambierei con loro.
– Semmai è il contrario. Hanno frequentato le superiori nel quartiere in cui sono cresciuti, luoghi dimenticati da Dio che non somigliano neanche un po’ alle scuole dove siamo andati tu e io. Metal detector alle porte, insegnanti con lo spray al pepe in tasca. In questi posti schifosi non gli hanno regalato niente. Ho visto la stessa cosa quand’ero in Vietnam.
– Quale?
– I primi che si arruolano sono proprio quelli che in questo Paese non trattano molto bene. Ed ecco Ernest e Arian, cresciuti in un quartiere dove le persone si massacrano per le cazzate più assurde. Tu sei cresciuto in una strada due isolati più a sud della mia invece che a nord? Bang! I cerchioni della tua auto sono più belli dei miei? Bang! E che fanno dopo che hanno successo nella vita e riescono a uscire vivi da questi posti? Vanno a combattere per quello stesso Paese che ignora quei quartieri a meno che sia per una sommossa o per una sparatoria arbitraria. E sull’altro lato della medaglia ci sono ragazzi che possono profittare di ogni vantaggio che l’America offre.
– Come me, giusto?
– E che di solito sono i primi a fare un bel passo indietro quando si tratta di offrirsi volontari.
– Sta tentando di reclutarmi?
– Reclutarti?
– Ha venduto l’esercito a Ernest e Arian e adesso, cerca di venderlo a me.
– Tre ragazzi in quella foto non sono mai tornati a casa. Uno ha avuto l’ergastolo. Vuoi sapere qual è stata la mia ferita più brutta? (si sposta i capelli) Cinquantaquattro punti manifestando a Chicago dopo essere tornato dal Vietnam. Ho fatto l’opposto che reclutare Ernest e Arian: mi piaceva quello che hanno fatto? No. Ero d’accordo con loro? No, anzi, mi hanno spezzato il cuore, ma ammiro le ragioni per cui sono partiti. Hanno scelto l’azione perché pensavano che il modo migliore di cambiare le cose fosse combattere per questo Paese.

[…]

– Quindi dovrei portare avanti il progetto per il terzo anno di Ernest e Arian, anche se quel storia è solo una favolata per me? Gli ha dato un 30 alla fine?
– No, un bel 27.
– Che?
– 27, statistiche sballate.
– No, lo so, ho capito, perché non mi racconta degli studenti che hanno preso 30.
– Perché quelli non me li ricordo.
– Quindi per lei la frequenza è più importante dei voti adesso?
– Ah ah. Ora hai scoperto il segreto Todd. Si chiama potenziale, e credimi, è un indice di quel che puoi fare molto più affidabile di un 30 in qualche corso che avrai dimenticato fra due o tre anni.
– Sembra quello che dicono i ragazzi con la media bassa…
– Uh no no no, ma nessuno dei due aveva 18.
– Magari avevano un bel 26.
– Non per mollare.
– Le fa piacere che siano laggiù?
– Todd te l’ho detto due volte: ho fatto di tutto per fermarli.
– Ma ammira le ragioni per cui sono andati.
– Si.
– Così io dovrei ascoltare il suo consiglio. Questa, questa idea che sta cercando di inculcarmi, anche se quei due di cui mi sta parlando non l’hanno ascoltata. Sono andati avanti, hanno fatto quello che avrebbero fatto comunque. Ok forse, e ripeto forse, sta continuando a martellarmi perché raramente trova studenti per i quali secondo lei valga la pena, perché spesso sembra che lei abbia fallito, non sia riuscito a farsi ascoltare da quegli studenti.
– Veramente, i fallimenti sono iniziati dieci, magari anche quindici anni fa. Sai, la verità Todd è che una volta colloqui come questo erano il mio asso nella manica.
– Cosa è cambiato?
– Voi. Gli studenti che stanno di fronte a me.
– Perché siamo più scaltri, perché vediamo come vanno le cose, perché non vogliamo morire per questi pezzi di merda.
– Perché mettete fra voi e il mondo reale più distanza possibile, e questi pezzi di merda, a proposito quante volte lo dirai ancora?, si basano sulla vostra apatia, si basano sulla vostra voluta ignoranza, preparano strategie su di essa. Calcolano fino a che punto la faranno franca grazie ad essa.
– Allora mi incolpi di tutto. E’ colpa mia perché vorrei solo fare la bella vita, perché posso, perché sono così furbo da farlo. Vuole biasimarmi perché non voglio lavorare gomito a gomito con lei in un’inutile cooperativa di campagna. Lei parla esattamente come i miei genitori prof, che non fanno che ripetermi che mi hanno dato una vita migliore della loro, e poi si incazzano con me perché io so godermela la vita.
– Todd, a che serve una Mercedes da novantamila dollari se non solo manca la benzina ma se le strade, le autostrade sono disastrate come quelle del terzo mondo? Se la tua storia sul Congresso dei politici è vera Todd, se le cose vanno male come dici che vanno, con migliaia di soldati americano morti e altri ancora che muoiono anche mentre noi parliamo, dimmi: tu come fai a goderti la vita, eh? Roma brucia ragazzo, e il problema non è chi ci ha portati a questo, loro sono irrecuperabili, il problema siamo noi, tutti noi, che non facciamo niente, che ci trastulliamo, che manovriamo per stare ai margini delle fiamme, e ti dirò ci sono persone la fuori che ogni giorno nel mondo lottano perché le cose migliorino.
– Secondo lei è meglio provare e non riuscire, che non riuscire a provare, giusto?
– Si
– Ma qual è la differenza se il risultato non cambia prof?
– Hai fatto qualcosa almeno.

[…]

– Scusi? Abbiamo finito?
– Ok. Ecco l’ultima parte, un po’ di pazienza. Le decisioni che prendi ora mio caro non si potranno cambiare se non con anni di duro lavoro. E in quegli anni diventi una persona diversa. Capita a tutti col passare del tempo, ti sposi, fai debiti, ma non sarai mai più la persona che sei ora. E le promesse, e il potenziale, sono cose labili, e potrebbero non esserci più.
– Quindi pensa che abbia già preso una decisione? E anche che in seguito me ne pentirò?
– Sto solo dicendo che ora sei un adulto, e il brutto dell’età adulta è che, che comincia prima che tu te ne accorga, quando hai già preso decisioni da adulto. Ma quello che devi sapere Todd è che non c’è più nessuno a salvarti ormai, sei solo. Sei un uomo, e le decisioni che prendi ora sono solamente tue, da adesso fino alla fine.
– Non vuole sapere cosa ho deciso?
– La prossima lezione è martedì alle 9. Lo saprò allora.

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