Renzi e i presunti documenti desecretati

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Una delle mosse che più sta facendo parlare il web è la presunta desecretazione di atti e documenti relativi a diverse stragi che hanno colpito al cuore l’Italia, episodi oscuri che ancora oggi chiedono giustizia. Una mossa, quella del governo Renzi, attaccata e criticata un po’ da tutti.

Lo fa Aldo Giannuli sul suo blog, ricordando come sulle stragi non si possa opporre il segreto di Stato e di come quei documenti siano già stati dati alla magistratura che indagava, e quindi arrivati anche alla stampa e ai periti che si sono occupati del caso. Nulla di nuovo, afferma Giannuli. Nei punti elenca proprio come quei documenti siano finiti nei faldoni processuali e in quelli delle commissioni d’inchiesta, anche se ammette che “…molta documentazione è poi finita negli scatoloni e non in archivi pubblici…”

Attacchi arrivano anche da Beppe Grillo con questo post del 22 aprile, dove (anche lui) parla di carte già arrivate ai magistrati che però non sono servite a fare luce. Cito:

…Non esistono carte riguardanti le stragi che siano state negate ai magistrati.
Quelle di cui parla Renzi sono tutte arrivate nelle mani dei Pm nell’ultimo ventennio e, pur svelando qualcosa di importante, non hanno certo portato alla verità.

[…]

E buona parte sono state acquisite dalle commissioni parlamentari di inchiesta ma poi messe in scatola e basterebbe rendere pubbliche quelle senza annunci falsi e roboanti. Le carte di cui parla Renzi sono quindi desecretate e in molti casi già consultabili…”

Ripete sostanzialmente quanto detto da Giannuli: carte già desecretate, ma spesso abbandonate in scatoloni e non messe in archivi.

Grillo che rincara la dose di critiche pubblicando questo secondo post, dove parla Max Bugani. Dice che nel 2011 era consigliere a Bologna e che scrisse “un ordine del giorno in cui impegnavo il sindaco e la giunta a fare tutto il possibile affinché il governo consentisse al più presto alla procura di Bologna il libero accesso ai documenti riguardanti la strage del 2 agosto 1980, eliminando il Segreto di Stato che opprime la ricerca della verità”. Ma dopo una consultazione con Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage, scoprì che sulle stragi non c’era segreto di Stato. Allora, dice, “l’Odg successivamente presentato teneva conto delle modifiche apportate da Paolo Bolognesi e si invitava il Sindaco, la Giunta e i parlamentari bolognesi a fare tutto il possibile affinché il Governo consentisse al più presto alla procura di Bologna il libero accesso a tutti i documenti riguardanti la strage del 2 agosto 1980. Come si può notare erano completamente sparite le parole segreto di Stato”.
Libero accesso a tutti i documenti, scrive, come se alcuni fossero stati “dimenticati” e non trasmessi.

Come se non bastasse arriva anche un’altra critica, che cita questo articolo:

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“Lo aveva già fatto Prodi!”, tuona qualcuno. Però leggendo questo scarno articolo di evince che nel 2008 Prodi intervenì per stabilire un tempo massimo al segreto di Stato, abolendo quello eterno. Stabilì che sarebbe durato per 15 anni, rinnovabili una sola volta per altri 15. Massimo 30 anni, dopo di che ci sarà il decadimento automatico di ogni vincolo di segreto. Non fu desecretato nulla, si intervenì solo sui tempi.

Per altro, legato alle polemiche sopra esposte, leggendo sul blog di Mazzetta si scopre come lo stesso Grillo che oggi parla di segreto di Stato inesistente sulle stragi, nel 2010 chiedeva venisse tolto il segreto di Stato sui documenti relativi alla strage di Piazza Fontana. Insomma, un cortocircuito di idee decisamente curioso.

Ma al netto delle critiche fin’ora raccontate, cosa prevede l’atto firmato da Matteo Renzi? Vi pubblico la prima pagina, che lo stesso Renzi ha reso pubblica sui suoi social network:

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Riporto:

“…Reputo necessario intraprendere da subito e in via straordinaria un percorso con l’obiettivo di rendere conoscibili in tempi ragionevoli, tenendo conto anche delle complesse operazioni a tal fine necessarie, gli atti relativi ad alcuni dei più significativi eventi sui quali si registra un ricorrente interesse.

A questo fine, si procederà al versamento della documentazione agli archivi di Stato, anticipando significativamente i tempi di versamento, di norma previsti in almeno 40 anni dalla cessazione della trattazione corrente, che può avvenire anche a distanza di molto tempo dall’evento cui gli atti si riferiscono.

[…]

…Preso atto che non esiste in materia segreto di Stato, dispongo perciò in via preliminare che si dia luogo alla declassifica della documentazione relativa a gravissime vicende avvenute da un trentennio e, specificatamente, degli atti concernenti gli eventi di Piazza Fontana a Milano (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di Piazza Della Loggia a Brescia (1974), dell’Italicus (1974), di Ustica (1980), della stazione di Bologna (1980), del Rapido 904 (1984)…”

Come sottolineato in grassetto, il governo sapeva dell’inesistenza del segreto di Stato: l’azione è volta a rendere fruibili i documenti a tutti, catalogandoli e indicizzandoli negli archivi di Stato di modo che sia più facile consultarli per chiunque, non solo per gli addetti ai lavori o per chi ne era coinvolto. Versare tutti i documenti, anche quelli dimenticati negli scatoloni (citati da Giannuli e sul blog di Grillo) in modo da essere consultabili in modo trasparente.

Applicare la trasparenza non è sinonimo di pubblicare verità nascoste, semmai significa facilitare l’accesso ai documenti da parte di chiunque, anche di un cittadino qualsiasi. Di tutti i documenti, anche di quelli già vagliati dalle autorità inquirenti e (magari) mai resi fruibili alla cittadinanza. Significa creare database di documenti facilmente e liberamente consultabili, senza che nessun documento finisca in qualche faldone dimenticato in qualche scatola lasciata a prender polvere in qualche buia stanza. In troppi associano il processo di trasparenza col principio sensazionalistico del “pubblicare scomode verità” o di pubblicare le prove schiaccianti (ove mai esistessero) dei presunti colpevoli, ed è un’associazione di idee alquanto sballata: serve soltanto a creare nuovo fumo utile per qualche nuova polemica.

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Categorie:Politica

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