NonRecensione – 56: Gigolò per caso

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La curiosità maggiore consisteva nel vedere Woody Allen soltanto nei panni di attore e nel constatare le capacità di regia di Turturro, il resto mi sembrava un po’ noioso. Ma ero in errore, e i 90 minuti di questa pellicola scivolano via veloci ed eleganti come un piccolo prezioso quadro. Iniziamo dai voti: Comingsoon gli assegna un 6,5/10; Mymovies un 2,89/5; Imdb un 6,3/10.

Il film inizia narrando la storia di due amici: Murray, un vecchio libraio costretto a chiudere la propria piccola libreria e Fioravante, sorta di uomo tuttofare che per due giorni a settimana lavora in un negozio di fiori. A Murray l’idea la suggerisce inconsapevolmente la sua dermatologa: vuole fare un ménage a trois, e chiede proprio a Murray se conosce qualcuno, con lui che d’istinto parla di Fioravante. Riporta allora la proposta all’amico che all’inizio rifiuta, ma finisce per accettare, vista la sua precaria condizione economica e la prospettiva di buoni guadagni. Inizierà così il “lavoro più antico del mondo”, con Murray a fargli da pappa: incontrerà la dottoressa, e poi altre donne, e poi l’amica della dottoressa con cui dovrà fare il ménage, finché non conosce Avigal, giovane vedova di un rabbino, che farà breccia nel cuore di Fioravante. Ma nella comunità ebraica dove vive, Avigal è già corteggiata da Dovi, ebreo ortodosso invaghito di lei fin dall’infanzia…

Il film ha dei tratti molto delicati, ed è accompagnato da una meravigliosa colonna sonora jazz che contribuisce a creare un’atmosfera davvero unica. Dolcemente garbato e raffinato è Fioravante, particolare gigolò che si premura prima di tutto di guardare, ascoltare, valorizzare delle donne a cui qualcuno ha smesso di prestare attenzione. Un racconto poetico di solitudini tristi in cui il personaggio di Turturro porta un raggio di calore e di vicinanza, perché amare vuol dire soprattutto essere presenti e questo Fioravante lo sa molto bene.

Fantastico anche l’intreccio fra Fioravante e Murray, con un Allen in discreta forma che naviga nelle acque di un ebraismo incerto e che per via di Avigal si ritroverà giudicato da un tribunale ebraico, messo sul banco degli imputati da una concezione del mondo rigidamente ortodossa. Un Allen che prova una fuga dalla sua ebraicità, e la prova vivendo dall’esterno le relazioni “di lavoro” del suo amico, mentre per Turturro queste relazioni sono come le delicate composizioni che porta alle sue clienti, fiori splendidi da curare a da riempire di attenzioni, con il culmine di un amore solo promesso ma mai consumato che scatena uno sconvolgimento nel cuore e nella testa di Fioravante.

Delizioso il cast: John Turturro è Fioravante, il fioraio gigolò; Woody Allen è Murray, il libraio suo amico; Sharon Stone è la dottoressa Parker, la dermatologa da cui parte l’idea del ménage; Sofia Vergara è Selima, amica della Parker, la tizia con cui vuole fare la cosa a tre; Vanessa Paradis è Avigal, la giovane vedova; Liev Schreiber è Dovi, spasimante di Avigal; Bob Balaban è Sol, amico e avvocato di Murray e infine segnalo Loan Chabanol, protagonista di una deliziosa scena finale.

La regia è dello stesso John Turturro, una regia che ho trovato chic e raffinata, delicata il giusto senza apparire fragile. È riuscito a dare vita a una commedia garbata ma potente, che non solo parla di sentimenti ma li mette a nudo, li analizza da un punto di vista passionale. Il mio voto finale è un convinto 8/10, accompagnato dal consiglio di non farvelo assolutamente scappare.

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