Dio e l’amore

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…C’è un libro della Bibbia, il Cantico dei Cantici, dove si parla di amore. Non tenterò di interpretare quale amore sia stato racchiuso nelle 1250 parole ebraiche di questo poemetto, dirò semplicemente che chiunque inizierà a leggerlo è come se avviasse un dialogo con la dimensione che abbraccia con un solo gesto i nostri sensi e i disegni di Dio. Una dimensione che si chiama, appunto, amore.

Nel Cantico c’è una lei e c’è un lui. Non hanno nome anche se si chiamano, si inseguono, si perdono, si baciano e si abbandonano in un amplesso ora dolce, ora mistico, ma anche irruente. Cercano senza infingimenti quell’amore che vince le deduzioni della ragione. La loro storia si consuma in una città senza nome e senza tempo, dove si alternano le corse, gli incontri, le domande; in uno spazio che la nostra immaginazione può costruire senza delimitarne i confini e dove i due fremono e osano sino a confondere anima e corpo. Quel loro dolcissimo tormento esplode nel versetto 8, 6 del Cantico, nelle parole idealmente urlate agli uomini di ogni tempo: “Forte come la morte è l’amore”. E subito esso è seguito da altre parole cariche di verità: “Tenace come gli inferi la passione”, dove con “passione” è possibile intendere anche la gelosia – questo vocabolo è scelto nella versione della Cei – e tutte quelle forze che l’amore sa suscitare. Se si volesse tentarne una parafrasi, si potrebbe aggiungere che l’oscura energia che tiene le anime nell’aldilà è equivalente, e forse in talune occasioni inferiore, a quella che sprigiona dall’incontro tra due innamorati. E’ qui, insomma, che si rivela il mistero della singolare forza, tanti anni prima del messaggio cristiano. Si leggerà poi nella Prima Lettera di Giovanni: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (4, 8).

[…]

…Giovanni Garbini nel suo importante lavoro dedicato al testo biblico scrive: “Il Cantico tratta dell’amore da un punto di vista femminile. E’ donna Ahavah, l’Amore, sono donne le tre protagoniste (le tipizzazioni della sposa, della donna libera e della prostituta), sono donne quelle che esprimono i loro pensieri, i loro sentimenti, i loro desideri; l’uomo resta sempre sullo sfondo, partner indispensabile ma sostanzialmente scialbo: solo il desiderio e la contemplazione del corpo femminile gli danno un po’ di vivacità”. Nel Cantico l’amore è sesso e le descrizioni non utilizzano astruse metafore: “Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio / e un fremito mi ha sconvolta. / Mi sono alzata per aprire al mio diletto / e le mie mani stillavano mirra, / fluiva mirra dalle mie dita” (5, 4-5). Non è il caso di tentare spiegazioni, se non ricordando l’interpretazione allegorica che ebbe fortuna già in età antica…

Armando Torno
“Il gioco di Dio”

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Categorie:Citazioni

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