Scuderia Ferrari: le dimissioni di Stefano Domenicali

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Stefano Domenicali si è dimesso. Paga il pessimo avvio di stagione della Ferrari che, nelle tre prime gare del Campionato di F1, non sono riuscite a centrare neanche un podio. In molti hanno sempre indicato Domenicali come la principale causa delle vittorie sfumate del Cavallino: un solo titolo costruttori del 2008, e poi diversi mondiali piloti sfiorati, con Felipe Massa nel 2008 e poi con Fernando Alonso nel 2010 e nel 2012. Paga anche un confronto impietoso col passato targato Jean Todt, una squadra che allora poteva contare su due pilastri come Ross Brawn e Rory Byrne, e su un pilota come Michael Schumacher, che conquistò mondiali a ripetizione, un team che ritirato il pilota tedesco a fine 2006, nella stagione 2007 riuscì a conquistare un nuovo titolo mondiale piloti con Kimi Raikkonen, al suo debutto sulla Ferrari.

Non sono mai stato un fan di Domenicali, ma penso che queste dimissioni in corsa non gioveranno granché all’ambiente ferrarista. Se è la macchina a esser sbagliata, non è certo sostituendo il team principal che otterrai un cambiamento. Certamente darsi una scossa all’ambiente, ma in termini pratici l’impatto rischia di essere di sola immagine. Servirebbe semmai qualcuno di nuovo, che sappia sviluppare in modo nuovo (e competitivo) la vettura. Quella dell’unico titolo costruttori conquistato da Domenicali fu progettata da Aldo Costa, che rimase in Ferrari fino al 2011, per poi andare alla Mercedes. Nel team tedesco, dal 2012 a oggi, in tre anni, ha saputo dar vita a una monoposto molto competitiva. Segno, forse, che cacciarlo via fu (un’altra) mossa poco felice.

In Ferrari il posto di Costa fu preso da Nicholas Tombazis, che lavorò in Ferrari dal 1997 al 2003 nel ruolo di aerodinamico, sotto la fortunata supervisione di Rory Byrne. Da capo progettista, invece, gli onori non furono gli stessi. Anche scelte simili pesano sul conto di Domenicali, così come le scelte di ingaggiare Pat Fry dalla McLaren, prima come vicedirettore tecnico sotto Aldo Costa, per poi spostarlo al ruolo di responsabile dell’ingegneria e poi responsabile autotelaio, scalzato nel ruolo di direttore tecnico da James Allison. La scuderia ha quindi un direttore tecnico e un direttore dell’ingegneria, due ruoli che sembrano a tratti sovrapponibili. Per altro, Pat Fry ha portato in Ferrari molti tecnici McLaren che lavoravano con lui, è questo travaso non sembra aver avuto buon successo al momento. Allison è invece un, diciamo così, prodotto del vivaio tecnico Ferrari, ma anche lui non sembra brillare particolarmente.

Ora al posto di Domenicali arriva Marco Mattiacci, in Ferrari dal 2001. Dal 2002 si è occupato delle attività della Ferrari in Nord America, dal 2007 al 2009 ha lavorato in estremo oriente, in Giappone e in Cina, per poi tornare nel 2010 in Usa come Ad di Ferrari North America. Uno descritto come manager molto capace, poco accondiscendente e poco incline al compromesso, ma pronto a prendere decisioni impopolari, se ce ne fosse il bisogno. Uno, insomma, in grado di dire dei no “pesanti”, più incline a imporre la propria visione che a cercare una trattativa.

In merito a queste dimissioni, interessante è questa intervista a Cesare Fiorio, dove parla di colpe anche dello staff tecnico e della mancanza di un progettista veramente geniale. Osservazioni che mi sento di condividere in toto. Interessante anche l’analisi del giornalista Leo Turrini, di cui riporto uno stralcio:

Non comprendo l’utilità di una mossa fatta dopo tre gran premi, perché nell’immediato non cambierà niente. Se alla power unit della Ferrari mancano 60-80 cavalli e la macchina non ha trazione, non si risolve nulla dalla sera alla mattina. Ciò detto, è chiara una cosa: è Domenicali che ha scelto le persone di dirigono i vati reparti. La sua responsabilità in questo senso è innegabile.

Come detto, le colpe nella composizione degli uomini della Gestione Sportiva sono suoi, senza toccare poi tutti gli errori strategici commessi durante le gare, che spesso hanno fatto perdere buoni piazzamenti, se non addirittura alcune vittorie.

Terrei a sottolineare poi come Turrini parla (giustamente) di power unit, e non semplicemente di motore. Questo perché i motori sono molto complessi e la loro potenza non dipende solo dal motore termico, come viene spiegato molto bene qui. La mancanza di potenza lamentata da Alonso può non esser dovuto ai pochi cavalli del motore (che ha lo sviluppo bloccato e potenze simili a quello degli altri), ma più probabilmente è dovuta alla cattiva gestione o al cattivo funzionamento dei motori elettrici. Ad esempio, quello che agisce sulla turbina la aiuta a regimi di rotazione bassi, tipo in uscita dalle curve lente, facendola girare più velocemente, con giovamento per l’erogazione della potenza e della trazione. Tutte cose che Luca Marmorini, direttore motori e elettronica, spero sappia risolvere, dopo esser stato messo sul banco degli imputati da Montezemolo.

Intanto staremo a vedere come si comporterà Mattiacci: la speranza è che riesca davvero (come ha detto) a estrarre il 120% da tutti i componenti della Scuderia Ferrari. Qualcuno, vista la sua inesperienza nelle gare, spera possa essere un nuovo Flavio Briatore, capace manager in grado di avviare il team Benetton fino a portarlo al titolo mondiale. Ne sarà in grado? Ai prossimi mesi l’ardua sentenza.

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Categorie:Motori, Sport

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