Perché loro sono oltre (ma anche un po’ di sinistra)

Loro, gli attivisti e gli elettori del MoVimento 5 Stelle, si definiscono sempre oltre: oltre ai partiti, oltre le solite logiche, oltre alle solite idee, oltre ai soliti meccanismi e ai soliti rituali, addirittura oltre rispetto ai concetti di destra e sinistra. Stanno oltre. Stanno da un’altra parte.

Anche per questo, ma non solo per questo, non hanno mai accettato alcuna alleanza coi vecchi partiti, non hanno mai accettato nemmeno una collaborazione: ritengono quel tipo di esperienza un fallimento, considerano i partiti fra i primo responsabili del disfacimento odierno, e non vogliono assolutamente averci a che fare. Ma è così davvero per tutti?

In merito SWG ci consegna le risposte a due domande interessanti:

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A detta degli elettori, la metà resta ferma sul principio del “nessuna alleanza possibile”, mentre un 47% risponde che è possibile dialogare e fare proposte ad altri partiti. Una spaccatura quasi a metà che già si era manifestata tempo fa, quando Beppe Grillo chiese agli attivisti di esprimersi sull’opportunità di andare a colloquio con Matteo Renzi, durante le consultazioni di qualche mese fa. Allora vinse di poco il si, è molti si aspettavano in minimo di dialogo, cosa che non avvenne per il monologo di Grillo, utile solo a scaricare confusamente la rabbia contro l’interlocutore.

Ma torniamo alla metà che contempla la possibilità di dialogo: con chi lo farebbero?

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Il principale candidato per un dialogo propositivo è il Partito Democratico, quello che viene attaccato giornalmente da Beppe Grillo, che è indicato dal 35% dei “dialoganti”, chiamiamoli così. Segue Sel col 19%, e questo da un dato molto interessante: la coalizione di centrosinistra delle elezioni del 2013 ottiene il favore del 54% dei “dialoganti” del M5s, un dato che anche sul nazionale risulta avere un deciso peso. Potremmo dire che circa un quarto degli elettori del MoVimento sia su posizioni di sinistra?

Più distaccati gli altri partiti, con la Lega Nord che racimola un 15%, confermando (anche qui) le voci che indicano l’elettorato leghista molto spostato verso i 5 Stelle, soprattutto dopo l’emersione degli scandali che hanno investito il partito di Salvini. Emblematica Forza Italia che raccoglie solo il 5%.

Insomma: per quanto possano definirsi oltre, la radice ideologica su cui si sono formate tante persone è difficile da sopire e cancellare, e questo si riverbera su questo approccio verso gli altri partiti. Non va dimenticato che alle elezioni del 2013, un discreto numero di elettori di sinistra espresse un voto disgiunto fra Camera e Senato, votanti nel primo caso per il MoVimento e nel secondo caso per il Pd. Questo per cercare di consegnare al Pd la maggioranza al Senato, che era in bilico, e instillare un pungolo alla Camera, dove invece il centrosinistra si prevedeva in largo vantaggio. A risultati conclusi, poi, non furono pochi quelli che chiesero a Grillo di cercare un accordo col Pd per un esecutivo di scopo, idea naufragata praticamente subito.

Però quelle spinte, quelle divisioni, quelle profonde speranze non sono morte, e questi sondaggi ci mostrano come invece continuino a covare sotto la cenere. Una divisione che potrà manifestarsi ancora, e che gli stessi attivisti non potranno continuamente ignorare.

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Categorie:Sondaggi

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