NonRecensione – 54: Quando c’era Berlinguer

20140401-133041.jpg
Ho vissuto il poter partecipare alla prima milanese di questo documentario su Enrico Berlinguer come un piccolo regalo, la possibilità di vedere un lungometraggio che mi parlasse di questa importate figura politica girato da qualcuno che quella figura politica l’aveva vista, l’aveva in parte vissuta, l’aveva condivisa. Alla serata era presente anche il regista, Walter Veltroni, che in merito a questo suo primo film dice ”Ho avuto la possibilità di fare quello che era la mia passione da ragazzo, il cinema”. Intanto, come per tutti i film, guardiamo i voti che sta raccogliendo: Mymovies gli assegna un 3,00/5; Comingsoon un 6,9/10; Imdb un 6,6/10.

Questo documentario non penso abbia la volontà di descrivere minuziosamente la vita di Berlinguer, di tracciarne un profilo completo ed esaustivo, quanto più di creare una descrizione più intima, privata, filtrata attraverso gli occhi di un ragazzo che ha iniziato a fare politica negli anni settanta. Un ragazzo che non proveniva da una famiglia comunista, ma che fu attratto da quell’area politica proprio dalla figura di questo leader e dai valori che sapeva trasmettere.

Il documentario si apre su una domanda rivolta a diversi ragazzi: Chi era Berlinguer? Le risposte, in molti casi, sono fra il comico e il tragico, con molti che lo confondono per un guerrafondaio, per un personaggio straniero, o che più semplicemente non sanno chi sia. La voce di Veltroni, fuori campo, funge a volte da guida attraverso quello che si sta guardando, un’alternanza di spezzoni d’epoca di comizi, tribune politiche e interviste di Berlinguer, e poi contributi di vari personaggi che vissero l’epoca di Berlinguer da protagonisti. Si va dalla figlia Bianca Berlinguer al Presidente Giorgio Napolitano, e poi Arnaldo Forlani, Mikhail Gorbachev, Pietro Ingrao, Emenauele Macaluso, Alberto Menichelli (uomo della scorta di Berlinguer), Eugenio Scalfari, Sergio Segre, Alberto Franceschini, l’ex ambasciatore americano Richard Newton Gardner, il vescovo Luigi Bettazzi, fino a Silvio Finesso, operaio della Galileo di Battaglia Terme, a cui è affidato il compito di raccontare nel film le ultime ore di vita di Enrico Berlinguer, quelle del comizio di Padova del 7 giugno 1984.

Una raccolta di testimonianze che costruisce pezzo per pezzo, come in un puzzle, l’immagine di un leader che ha saputo far diventare grande il Partito Comunista in Italia, che ha saputo portarlo ad un passo da potere, che ha avuto il coraggio di uno strappo con il Partito Comunista Russo, in un memorabile discorso pronunciato a Mosca nel 1977 in occasione del 60° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Disse, ”L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno su cui l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma anche il valore storicamente universale sul quale fondare una società socialista”. Un discorso che colpì molto anche Gorbachev, come ebbe a testimoniare molti anni dopo. Significativa della commozione generale che provocò la morte di Berlinguer è anche uno breve spezzone video, che vede Giorgio Almirante dire al microfono del regista Luigi Magni: ”Non sono venuto per farmi pubblicità, ma per salutare un uomo estremamente onesto. In merito bello anche l’aneddoto raccontato dallo stesso Veltroni mentre presentava la pellicola in sala, raccontando come negli uffici del partito si dibattesse se accettare o meno che Almirante facesse visita. Dibattito perentoriamente chiuso da Pajetta con un ”Scendo io ad accoglierlo, perché i due atti di cortesia (il rendere omaggio di Almirante e l’accoglienza di Pajetta) furono due gesti politici molto forti.

In conclusione il mio voto è un buon 8,5/10: questo docufilm l’ho trovato molto forte, bello, con un taglio molto umano e personale ma al contempo universale, in grado di portare a galla quella forza che trasmetteva Berlinguer e tutto quel gigantesco carico di dolore provocato dalla sua scomparsa. Potrà anche essere criticato, qualcuno lo ha già fatto, come Occhetto che lamenta la descrizione di chi venne dopo Berlinguer. Ma questo non è un lavoro sul Pci e su quel che ne è stato del Pci dopo Berlinguer, è un documentario proprio su Berlinguer, su ciò che è stato, su ciò che ha rappresentato, su ciò che avrebbe potuto essere. Un lavoro che merita un dibattito, ma che non può prescindere dall’essere visto.

Annunci


Categorie:Recensioni

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: