Le elezioni europee del MoVimento 5 Stelle

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Il Movimento 5 Stelle ha stilato il Codice di Comportamento per i propri candidati alle prossime elezioni europee, e alcuni di questi punti mi hanno fatto nascere delle curiosità. Sia chiaro: ritengo un’idea positiva quella di stabilire un codice di comportamento per chi viene eletto, ad esempio quanto stabilisce che ”I deputati non potranno nominare i propri familiari fra gli assistenti retribuiti direttamente dal Parlamento Europeo e da altri organismi”, norma utile per evitare carrozzoni familiari, cosa (purtroppo) accaduta in passato in diversi livelli politici. Altra norma interessante è questa: ”Il deputato eletto dovrà dimettersi obbligatoriamente se condannato per un reato penale, anche solo in primo grado; nel caso di rinvio a giudizio sarà invece sua facoltà decidere se lasciare l’incarico”. E pensando a tutti i politici che gridano sempre e comunque alla loro innocenza, pur di non abbandonare lo scranno su cui si sono comodamente seduti, anche questa norma diviene interessante e positiva: potrà aiutare ad applicare un percorso virtuoso, indicando quanto già avviene all’estero, ovvero le dimissioni di chi viene coinvolto in qualche indagine.

Trovo il Codice di Comportamento meno positivo quando stabilisce che ”Ogni deputato si impegna a prescegliere e designare due dei predetti assistenti di propria competenza fra i soggetti indicati come componenti del gruppo di comunicazione M5S da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”. Ma come: posso scegliere i miei assistenti solo in una rosa proposta da altri? Come recita la Regolamentazione e Condizioni Generali di Esercizio delle Funzioni dei Deputati del Parlamento Europeo, all’articolo 21 si precisa che ”I deputati hanno diritto ad essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti”, ma nel Codice di Comportamento del MoVimento si avrebbe una scelta condizionata, da effettuare in un gruppo chiuso e stabilito da altri. Quanta reale libertà c’è in questo meccanismo?

C’è poi tutta la parte sulle eventuali dimissioni dovute alle inadempienze, che recita: ”Il deputato dovrà altresì dimettersi obbligatoriamente se ritenuto gravemente inadempiente al codice di comportamento e all’impegno al rispetto delle sue regole assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S”. Ma anche questo è in contrasto con l’articolo 2 della Regolamentazione europea: ”I deputati sono liberi e indipendenti. Qualsiasi accordo sulle dimissioni dal mandato prima della scadenza o al termine della legislatura è nullo”. Come conciliare queste due cose inconciliabili? Per altro, sarebbe anche in contrasto col principio delle dimissioni qualora l’eletto sia condannato per un reato penale, anche solo in primo grado.

Più labile la questione dell’indipendenza nel votare: il codice del MoVimento specifica che gli eletti devono attenersi ai punti stabiliti e al programma presentato, e questo è anche ovvio e vale per qualunque eletto. Tutti i partiti presentano dei programmi a cui i propri eletti dovranno fare riferimento per la loro azione politica, chiedere che lo rispettino è quasi il minimo. Diverso è se ci saranno imposizioni, pressioni affinché si facciano determinate scelte, diktat calati dall’alto, ma questo è un altro paio di maniche.

Infine c’è quella multa, l’ultimo punto che dice: ”Ciascun candidato del MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo, prima delle votazioni per le liste elettorali, dovrà sottoscrivere formalmente l’impegno al rispetto del presente Codice di Comportamento, con assunzione di specifico impegno a dimettersi da deputato sia in caso di condanna penale sia nell’ipotesi in cui venisse ritenuto gravemente inadempiente al rispetto del codice di comportamento e, in difetto, a versare l’importo di 250.000 euro al Comitato Promotore Elezioni Europee MoVimento 5 Stelle che lo devolverà ad ente benefico”. Ma qui si torna al punto esposto prima: se sono nulli tutti gli accordi su eventuali dimissioni e, come recita l’articolo 3 della Regolamentazione europa ”Qualsiasi accordo sulle modalità di esercizio del mandato è nullo”, come si può conciliare questa ammenda con la Regolamentazione vigente? E poi, è lecito minacciare una sanzione pecuniaria così consistente a chi eventualmente si troverà in posizione critica? Pensateci: è come se il Partito Democratico imponesse a Civati una multa simile per le sue sparate conto il partito. Di questo passo ne diverrebbe il primo finanziatore.

Si potrà obiettare che questo codice è liberamente accettato da chi sceglie di candidarsi, ed è una cosa assolutamente vera: chiunque voglia candidarsi col MoVimento dovrà sottoscrivere questo codice, e starà a lui scegliere se accettarlo o no. Il problema è che certe norme collidono irrimediabilmente con le norme che regolano il lavoro dei deputati europei, e a livello giuridico hanno più valore le norme stabilite dal Parlamento Europeo rispetto a quelle di un Codice di Comportamento interno di un partito o movimento. Probabilmente Grillo ha stabilito determinate regole anche per evitare certi “tradimenti” (come li ha definiti lui stesso) da parte degli eletti, ma rischia di essere un lavoro nullo, oltre che un modo per attirarsi addosso nuove e massicce polemiche.

Chiudo con due parole sui Sette Punti per l’Europa presentati dal MoVimento, giusto per dire che alcune cose sono molto interessanti, come gli Eurobond (di cui in molti parlano da anni) o come gli investimenti in innovazione e nelle nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit. Sarà interessante vedere dove si collocheranno, in quale gruppo: anche questa apparentemente banale scelta potrà essere determinante per la loro azione politica.

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Categorie:Politica

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