Sullo stipendio di Mauro Moretti

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Sulla dichiarazione di Mauro Moretti, ad di Ferrovie, vorrei fare un breve ragionamento partendo da questo articolo di Michele Fusco apparso su Il Fatto Quotidiano.

Va bene rivendicare la liceità del proprio stipendio, dopo tutto si sa benissimo come i top manager delle grandi aziende prendano compensi anche più alti di quelli di Moretti. Ed è giusto e normale che lo stipendio sia anche rapportato ai risultati ottenuti. Ma qui nasce la prima curiosità: quali sono i risultati ottenuti da Moretti? Sicuramente ha risanato il bilancio di Ferrovie, che dopo anni e anni di passivo è tornata a fare un minimo di utile. Il lato finanziario è stato accuratamente curato e reso più solido. Ma il fronte del servizio?

Se parliamo di alta velocità, Frecciarossa e Frecciargento svolgono un discreto servizio, le note dolenti arrivano dal resto, dagli intercity, dai regionali, treni spesso molto vecchi, sporchi e fatiscenti, che dovrebbero far arrossire di vergogna tutta la dirigenza. Lo sa chiunque prenda uno di questi treni per andare al lavoro: sedili sporchi, riscaldamento a volte non funzionante, condizionamento in estate spesso assente, porte ritte, bagni perennemente chiusi, per non parlare dei ritardi. Per non parlare di Rfi, la società che gestisce la rete, che è sotto il controllo di Ferrovie: ci sono zone nel sud dove per fare circa 200 Km servono 3 o 4 ore, in una combo di linee da inizio novecento e locomotori da anni sessanta. Il tutto in una posizione di sostanziale dominio, dove addirittura un competitore privato (ArenaWays) è stato portato a chiudere pur avendo i conti in ordine solo perché veniva impossibilitato a effettuare il proprio servizio. Una situazione davvero paradossale, soprattutto quando Moretti parla di Ferrovie in competizione sul mercato. Una competizione pesantemente drogata e truccata.

Ecco: in questo non ci siamo proprio. Moretti avrà pure risanato i conti ma non ha saputo dare servizi adeguati, alta velocità a parte. È come se avesse raggiunto solo metà degli obiettivi, e questo può non giustificare tutto il suo stipendio.

Concordo con Fusco quando afferma che il personaggio centrale di questa situazione è Matteo Renzi, che se davvero vuole tagliare gli stipendi ai top manager pubblici dovrebbe agire quanto prima, anche in vista delle numerose nomine che andranno in scadenza. Stabilire eventuali tagli agli emolumenti sarebbe un bel gesto verso la collettività in un frangente di grave crisi economica, ma è una decisione politica che va presa prima di scegliere i nuovi manager pubblici. Saprà prendere questa decisione?

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Categorie:Politica

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