Il lato comico dell’indipendentismo

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Qualche giorno fa scrissi un post riguardo le voglie di indipendentismo di alcune regioni europee. Parlavo principalmente dei referendum in Scozia e in Catalogna, oltre a quello simbolico avvenuto in questi ultimi giorni in Veneto, il tutto alla luce di quanto avvenuto in Crimea. Ma la situazione, come a volte accade, sta sfuggendo un po’ di mano e sorpassando ogni più sfrenata fantasia.

Gironzolando in rete mi sono imbattuto nella notizia di di una petizione per far si che l’Alaska possa annettersi alla Russia, petizione presente proprio sul sito della Casa Bianca, che ha già raccolto oltre 18.000 firme, sulle 100.000 richieste. Contando che la raccolta firme è partita il 21 marzo e si concluderà il 20 aprile, il traguardo non pare così irrealizzabile. Certo, è una petizione che il governo americano può benissimo non considerare, e in fatti nel primo link si parla di una risposta in cui si specifica come i Padri Fondatori non considerarono l’eventualità di allontanarsi dall’unione. Sembra più un’operazione mediatica, ma da un po’ da pensare la tempistica con cui è apparsa, specialmente dopo le parole di Vladimir Chyzhov, ambasciatore russo presso l’Unione Europea, che ha invitato gli Stati Uniti a fare attenzione proprio all’Alaska.

C’è poi la notizia della lettera spedita dalla Duma, il parlamento russo, per mano di Zhirinovski, leader ultranazionalista russo, in cui si offre a Polonia, Romania e Ungheria la possibilità di spartirsi l’Ucraina. Offerta che la Polonia ha rigettato in maniera decisa, ma su cui pare l’Ungheria ci stia facendo un pensierino: del resto questa mossa espansionistica sarebbe congeniale alla politica nazionalista del primo ministro ungherese Orban. Ma c’è qualcosa di ancor più incredibile.

Secondo questo pezzo di Matteo Cazzulani, ci sarebbero anche due incredibili richieste che potrebbero essere avanzate. La prima riguarda la città di Donetsk: pare che alcuni cittadini abbiano richiesto un referendum per portare la città sotto la giurisdizione della Gran Bretagna. E perché hanno pensato questo? Si sono basati sul fatto che la città sia stata fondata nel 1869 dal cittadino britannico James Hughes. Anche questa, come per la richiesta di petizione dell’Alaska, sembra più una boutade che una cosa seria.

Ma la vetta, il climax lo si raggiunge con la presunta richiesta avanzata da alcuni giuristi turchi: si rifanno al Trattato del 1783 fra l’imperatrice Caterina II e la Sublime Porta, ovvero il Regno Ottomano, di cui la Turchia si considera naturale discendente. Ebbene, in quel Trattato si specificava come in caso di dichiarazione di indipendenza della Crimea, quella terra sarebbe dovuta passare dal controllo dei russi a quella dell’Impero Ottomano. E dato che la Turchia se ne considera l’erede, ecco la presumibile richiesta di controllo.

Di questo passo, potrebbero spuntare anche da noi richieste di rivendicazione dell’Istria o del dipartimento francese della Savoia. Fosse ancora fra di noi, Gabriele D’Annunzio potrebbe esserne ben felice.

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Categorie:Attualità, Politica

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