La crescente voglia di indipendentismo

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La vicenda dell’indipendenza della Crimea rilancia un po’ il dibattito sull’indipendentismo e sull’autodeterminazione dei popoli, problemi ben conosciuti in Spagna e in Gran Bretagna per via delle spinte indipendentiste di Catalogna e Scozia. Quest’ultima, per altro, ha organizzato anch’essa un referendum che si terrà il 18 settembre.

Ma anche la Catalogna non è stata a guardare, e il parlamento della Catalogna ha votato a maggioranza di organizzare anch’essa un referendum per il 9 novembre. Qui però, a differenza della Scozia dove il referendum è stato avallato sia dal parlamento scozzese che dal governo britannico, Rajoy e il governo spagnolo parlano di referendum illegittimo e tentano di ostacolarlo con tutte le loro forze.

Addirittura ci sarebbero anche le Fiandre, in Belgio, a pensare di organizzare un referendum per l’indipendenza, sebbene sia più probabile che prima di tutto optino per una battaglia che porti il Belgio ad essere una confederazione, sul modello di quella della Svizzera. Ma per loro si tratta, per ora, soltanto di voci.

Ben più avanti invece stanno in veneto, dove il referendum è già partito e le votazioni si terranno fra il 16 e il 21 marzo. Un referendum poco considerato dalla stampa italiana, come spiegato su Linkiesta, ma che vede già 490.000 votanti su un totale di 4 milioni circa di aventi diritto. All’estero la notizia è stata ampiamente data, qui da noi è stata quasi relegata quasi a “folcloristico fatto di costume”. Come racconta l’Huffington Post addirittura la Bbc ha dedicato uno spazio un servizio online su questo referendum, mentre addirittura un tv russa è venuta a farci una diretta televisiva. Da noi, la Rai avrà passato la mano.

Comunque sia, tutte queste spinte indipendentiste dovrebbero far riflettere sulle condizioni politiche in cui tutti ci stiamo muovendo, con l’Unione Europea che sta diventando un soggetto sempre più distante e lontano, e con una crescente voglia di nazionalismo e di riconquista della propria indipendenza. Il referendum della Crimea citato all’inizio, per quanto controverso, rischierà di essere uno spartiacque per quanto riguarda il potere di autodeterminazione, perché potrà fungere da spinta propulsiva per molte altre iniziative simili, con buona pace e tanti saluti alle varie integrità territoriali e ai vari trattati che le regolano.

Fatto salvo il diritto di autodeterminazione dei popoli, già comunque spinto all’eccesso dagli Stati Uniti a partire dalla questione del Kosovo, queste tensioni rischiano di essere un boomerang negativo per quanto riguardano i delicati equilibri politici e diplomatici su cui si regolano le convivenze dei vari stati. In un contesto di crisi economica come quello che stiamo vivendo, queste rivendicazioni non dovrebbero assolutamente essere prese sottogamba da nessuno: ormai rischia di essere fin troppo facile vedere potenziali crisi politiche sfuggire di mano, creando potenziali cause per nuovi conflitti armati. Anche in questo, l’Ucraina rischia di fare da apripista.

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Categorie:Attualità, Politica

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