Il Venezuela contro Maduro

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C’era una volta il Venezuela di Hugo Chavez, un Paese visto e indicato da molti come un buon esempio di socialismo. Per molti era un punto di riferimento per via delle sue politiche anticapitaliste e antiamericane, e per la sua avversione alla globalizzazione neoliberista. Fu presidente dal febbraio del 1999 all’aprile del 2002, quando venne deposto da un golpe, per tornare immediatamente in carica, restando presidente fino al 5 marzo del 2013, quando morì a causa di una grave forma di tumore.

Poco prima della sua morte, nel dicembre del 2012, Chavez indicò come suo possibile successore Nicolàs Maduro, che assunse l’interim dopo la morte del presidente. Contestualmente annunciò la sua candidatura alle successive elezioni, dove vinse sconfiggendo Henrique Capriles Radonski, già sconfitto da Chavez nelle precedenti elezioni dell’ottobre 2012. Allora Maduro venne nominato vicepresidente.

Oggi Maduro, da presidente del Venezuela e da ipotetico prosecutore della politica di Chavez, si trova al centro di violente contestazioni di piazza che ne stanno minando la leadership. Come il predecessore, anche lui è profondamente antiamericano e sostiene esista un complotto degli Stati Uniti per ucciderlo, mentre le piazze sono occupate in gran parte dagli studenti che lamentano una grande corruzione negli apparati statali e una cattiva gestione del governo del Paese.

Per molti analisti questa crisi non è altro che l’esplodere dei problemi generati dalle politiche avviate da Chavez, che sul lungo periodo non hanno fatto altro che strangolare il settore privato aggravando il carico di spesa del settore pubblico, mandando fuori controllo il sistema monetario. Si raccontano di razionamenti e scarsità di generi di prima necessità. A questo si deve aggiungere un peggioramento delle condizioni di vita dei venezuelani, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza: va ricordato che il Venezuela è al quinto posto al mondo per tasso di criminalità e per gli omicidi. Si aggiunge poi un tasso di inflazione che ha superato il 50%.

Qui sul sito di LaPresse potete trovare delle belle fotogallery degli scontri, che hanno portato alla morte almeno 25 persone. Si registrano anche torture e abusi sessuali sui civili fermati o arrestati, oltre che la presenza di gruppi paramilitari fedeli al governo che affiancherebbero le forze dell’ordine nel contrastare i manifestanti. Accusa, quest’ultima, da sempre respinta da Maduro.
La situazione comunque è molto critica, sia per i gravi problemi sociali sia per la situazione economica molto deteriorata, e rischia di peggiorare ulteriormente: l’opposizione è al momento divisa, e il governo non ha intenzione di fare alcun passo indietro. In questa situazione di stallo, è il Paese intero che rischia di andare a fondo.

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Categorie:Attualità

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