Fra l’Alde e il Pse

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Partiamo dal fondo, ovvero dalla precisazione di Romano Prodi:

“Le mie parole non sono un sostegno alla lista dei Liberal democratici. Sono invece l’apprezzamento a un metodo per far decollare davvero l’Europa che vogliamo. Un metodo secondo il quale si mettono insieme in un’unica lista candidati di diversi paesi che condividono lo stesso programma.”

Ma a cosa è dovuto questo chiarimento? Il chiarimento di è reso necessario dopo un video in cui lo stesso Prodi sosteneva e spendeva parole di apprezzamento per il gruppo europeo dell’Alde, capitanati da Guy Verhofstadt, visibile in questo articolo del Huffington Post.

Si dirà: poco male, che problema c’è? Il problema è che Prodi in Italia è riconosciuto non solo come il padre dell’Ulivo, ma anche e soprattutto come il padre del Partito Democratico, nato proprio sulle ceneri e sulle idee dell’Ulivo. Solo che il Pd, da pochissimo e sotto la guida di Matteo Renzi, ha fatto il suo ingresso nel Pse.

Ma come: la sua creatura traghetta l’entrata nei socialisti europei, e lui passa a liberali di centro? Qualcuno, in maniera molto maliziosa, ha voluto vedere in questa scelta un prendere le distanze da questo Pd e dal suo arrembante segretario, e qui la cosa divertente è che questa lettura è stata condivisa anche da alcune parti della sinistra dello stesso Pd, quella (per intenderci) che guarda addirittura più a sinistra del Pse, ovvero verso Tsipras, non più al centro.

Da ricordare una cosa: del resto il percorso politico di Prodi lo vede protagonista della Democrazia Cristiana dal 1963 al 1994, e poi nel Partito Popolare Italiano fino al 1996, quando diede vita si Movimenti per l’Ulivo, passando poi nel 1999 a I Democratici, e poi fra gli indipendenti dal 2002 al 2007, anno in cui (infine) fondò il Partito Democratico.

Una polemica che ieri è andata via via crescendo, tanto che ha portato Prodi al chiarimento riportato all’inizio. Lui apprezza il modo in cui si stanno muovendo quelli dell’Alde, ma non li appoggia: resta comunque una piccola stoccata al Pd e al Pse, a cui si chiedeva una forte discontinuità in Europa, ma che invece pare riproponga solo un leggero lifting di quanto già esiste. Forse troppo poco per far iniziare a vivere davvero questa Unione Europea.

Da sottolineare come in Italia il raggruppamento dell’Alde per le elezioni europee sia rappresentato dal Centro Democratico di Bruno Tabacci, da Scelta Civica di Stefania Giannini, da Fare di Michele Boldrin e da Ali, nuova associazione di Oscar Giannino e Silvia Enrico. Schieramenti ben diversi non solo dal Pd, ma anche da qualunque formazione italiana di sinistra.

Dice ancora Prodi:

“…Quello che state facendo è molto importante, e mi auguro che venga imitato da tutti gli schieramenti politici: mettersi assieme, con un programma comune fortemente europeo, candidati di diversi paesi che si mescolano fra di loro. Noi abbiamo di fronte l’importantissimo compito di rendere vere elezioni europee tornate elettorali che hanno sempre avuto troppo significato nazionale.
Dare stabilità e solidità alla struttura economica che protegge l’euro, perché finora non è stato fatto, dare vita a una politica estera e della difesa comune, perché non abbiamo mai avuto un’Europa unita di fronte a nessun fatto internazionale, e così non possiamo pensare di avere una vera unione…”

Parole importanti, di fiducia. La stessa che (pare) non esserci verso il Pse. Dovranno preoccuparsi Matteo Renzi e Martin Schulz?

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Categorie:Politica

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