NonRecensione – 51: The Monuments Men

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Sono stato da subito attratto dalla storia di questo manipolo di soldati in missione per salvare le opere d’arte, attrazione cresciuta quando ho scoperto che era una storia vera, realmente accaduta nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale. Intanto, subito i voti: Comingsoon gli assegna un 6,4/10; Mymovies un 2,73/5; Imdb un 6,4/10.

La storia racconta di questo manipolo di soldati un po’ improvvisati, composto da due storici, un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo di origini tedesche, per le traduzioni, tutti riuniti sul finire della Seconda Guerra Mondiale col compito di trovare le opere d’arte che Hitler sta facendo rubare per il suo prossimo museo, il Führer Museum, e restituirle ai legittimi proprietari. Ad aggravare la situazione, l’ordine tedesco per cui in caso di morte del Führer, tutte le opere andranno distrutte.
Questo gruppo di novelli soldati, ottenuto il permesso da Roosevelt, si aggregano quindi alle prime linee in Europa che stanno avanzando verso la Germania, col compito di recuperare tutto il possibile, prima che venga tutto distrutto. E ad aggravare il compito ci si mettono anche i russi, che requisiscono tutte le opere abbandonate dai tedeschi che trovano, per portarle a loro volta nei loro musei in Russia.

Non è un film eccezionale, o che si fa ricordare per qualcosa in particolare, è una via di mezzo fra un film storico (meravigliosi i titoli di coda con le vere fotografie dei vari ritrovamenti del vero gruppo di soldati) e una commedia dai toni drammatici, come solo la guerra sa essere. Centrale, per tutto il film, è una domanda che viene posta all’inizio allo storico che chiede il permesso di dare il via a questa operazione, domanda che verrà poi ripetuta allo stesso personaggio alla fine del film.

Nella scena iniziale, lo storico mostra delle diapositive di opere artistiche di grande valore che sono state trafugate o che rischiano di esserlo, e di monumenti che sono stati o rischiano di essere distrutti. Tra gli altri mostra l’Abbazia di Cassino, distrutta proprio da un bombardamento alleato. E qui, chi lo ascolta, gli chiede: “Può un’opera d’arte valere la vita anche di un solo uomo?” Se ci si pensa, una domanda per molti non scontata né banale. E la risposta che viene data, è altrettanto non scontata né banale.

Si spiega come la cultura sia il bagaglio del genere umano, l’impronta del proprio progresso, della propria evoluzione, della propria storia. Hitler vuole impossessarsene e, nel caso non possa possederla, vuole distruggerla, vuole distruggere la storia dell’uomo, il proprio retaggio culturale. A che serve immolare uomini per vincere una guerra, se poi cancellano la tua storia, il tuo patrimonio culturale?

Qualcuno corre a fare un parallelo con una guerra molto più recente, quella in Iraq, dove le forze che hanno invaso quella nazione sono rimaste pressoché inermi ad osservare il saccheggio del meraviglioso Museo di Baghdad. Una storia che si è ripetuta, ancora.

Tornando al film, molto ricco il cast: George Clooney è lo storico George Stokes; Matt Damon e l’altro storico, James Granger; Bill Murray è l’architetto Rich Campbell; John Goodman è lo scultore Walter Garfield; Jean Dujardin è Jean-Claude Clermont, francese aggregato al gruppo; Hugh Bonneville è Donald Jeffriers, altro storico inglese; Bob Balaban è Preston Savitz, esperto d’arte; Cate Blanchett è Clair Simòne, esperta d’arte francese falsamente accusata di collaborazionismo; e poi Dimitri Leonidas che è Sam Epstein, il soldato ebreo di origine tedesca.

La regia è affidata allo stesso George Clooney, è risulta lineare, senza alcun particolare sussulto. In definitiva, il mio voto è un onesto 7/10, e l’impressione che si sia riusciti a fare un film leggero, in cui però poter ragionare.

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