La nuova generazione politica

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Leggo spesso Jacopo Tondelli sul magazine Rolling Stone, e questo articolo del 26 febbraio mi ha particolarmente colpito. La nostra generazione governa: perché non siamo contenti? titola l’articolo, e pone alcune riflessioni molto interessanti.

Si analizza l’arrivo al potere di Matteo Renzi in rapporto alla carica innovativa intrinseca di una persona nata e cresciuta con un bagaglio culturale molto più vicino a quella generazione che, ormai da tempo, chiede spazio alla gerontocrazia che da decenni controlla tutto il potere. Uno che è stato ragazzino negli anni ottanta, che non ha vissuto da attivista la politica vera e propria dei grandi partiti come la Democrazia Cristiana o il Partito Comunista, che parla più come un qualunque trentenne che possiamo incontrare sulla metro piuttosto che come un politico di carriera. E si pone una domanda che arrovella ancora molte persone: perché fra i coetanei di Matteo Renzi ci sono tutti questi dubbi sul suo arrivo a Palazzo Chigi?

Nell’articolo si parla di dubbi di metodo, in merito alla mossa di palazzo che lo ha portato al potere. Un po’ quello che avevo scritto anch’io in questo post, scritto subito dopo la Direzione Nazionale del Partito Democratico che, di fatto, scaricava Enrico Letta e il suo governo. Ma qui si pone l’accento su un particolare forse ancora poco esplorato e discusso: non la mossa di palazzo, non i dubbi sulla maggioranza uguale a quella di prima, non i dubbi sul tradimento delle promesse fatte durante le primarie, ma sulla qualità di questa nuova classe politica.

Cito: ”…Quando sentiamo il primo ministro e i suoi (nostri) coetanei che hanno preso il potere in questi giorni, restiamo a volte perplessi, a volte sbigottiti. Spesso, molto spesso, ci rileggiamo in pieno nelle bastonature un po’ compiaciute ma puntuali della generazione dei rottamandi. Spesso sentiamo che non c’è la cultura politica che abbiamo imparato a ritenere fondamentale, e non troviamo il peso specifico, la padronanza dei numeri e delle relazioni che servono per metterci la faccia in Italia, ma soprattutto in Europa…”

Un dubbio lecito, e allo stesso tempo drammatico, perché scoprire di essere in mano ad una classe dirigente inadeguata, potrebbe essere uno dei peggiori incubi possibili. Secondo Tondelli, le sfide che ha davanti il governo Renzi sono tante e troppe per il team che si è scelto, sebbene anche lui si auguri che possano riuscire al meglio a far fronte a tutti i problemi che hanno, che abbiamo davanti. E il tema dell’inadeguatezza della classe politica è un tema ormai ricorrente, usato anche contro quella gerontocrazia dipinta come incapace di “leggere” la situazione attuale del Paese, colpevole di aver continuamente allargato la separazione fra le istituzioni e la popolazione.

Oggi che questa vecchia classe politica sta venendo spazzata via da una nuova, giovane e rampante generazione di politici, il dubbio, il timore che anche questa nuova ondata sia di bassa qualità si attacca morbosamente a chi è coetaneo di chi la compone, alimentando una paura che si fa fatica ad ammettere: ovvero che se si fallisce, allora tornerà a sorgere quella vecchia classe politica che potrà indicarci come inadeguati, spezzando definitivamente il sogno non tanto di un politico, quanto di una generazione.

E questo è un rischio concreto è molto più pericoloso del fallimento di Matteo Renzi. Con tutto il rispetto per lui, che per altro ho sostenuto, un suo fallimento rischierebbe di mandare a gambe all’aria non solo il Paese, ma anche tutta la sia generazione, che ne uscirebbe con le ossa rotte da questa scommessa. Capacissimi come siamo di generalizzare, un eventuale fallimento suo si trasformerebbe in un fallimento dell’intera generazione, cancellando una credibilità fin troppo faticosamente conquistata. Ma non solo sarebbe incredibilmente dannoso per la generazione politica di trenta/quarantenni, sarebbe altrettanto devastante anche per la generazione politica di ventenni che si sta affacciando in questi anni alla politica. Vivrebbero sotto il marchio del fallimento, accomunati al quel “nuovismo” che si sarebbe rivelato fallimentare.

In fondo resta una domanda, una semplice domanda: Ma questa temuta inadeguatezza sarà colpa di Renzi, o è anche responsabilità nostra? Se si rivelerà inadeguato, la colpa sarà esclusivamente sua o sarà di tutti noi che, per troppo tempo, ci siamo occupati poco e male della politica e della cosa pubblica? Sarà solo colpa sua, o anche nostra per via della superficialità che spesso, in passato, abbiamo usato quando si trattava di occuparsi di temi politici?

Personalmente penso che, nonostante una fisiologica inadeguatezza per via della mancanza di esperienza parlamentare, Renzi abbia anche delle indubbie capacità di adattamento e di apprendimento, cose che potranno giocare a suo favore per fargli capire velocemente come muoversi al meglio. Ha già imposto un programma di massima sulle riforme che vuole fare, e nei prossimi mesi potremo testarlo alla prova dei fatti su quello che sta promettendo. Credo che un consistente esame ci sarà a maggio: sia per le elezioni europee, sia perché per allora saranno passati circa 3 mesi dall’insediamento di questo governo, e si potrà tracciare un primo bilancio sull’azione tenuta fino a quel giorno.
La speranza, sotto tanto punti di vista, è che possa essere un bilancio sostanzialmente positivo.

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Categorie:Politica

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