Le forze centrifughe del Movimento 5 Stelle

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Vorrei iniziare subito facendo una premessa: personalmente, le espulsioni da un partito/movimento non mi scandalizzano più di tanto. So che probabilmente per molti sarò un po’ controcorrente, ma penso che possano esistere casi in cui, appunto, un partito/movimento possano procedere con l’espulsione di uno o più membri sulla base di chiare e determinate circostanze. Per intenderci: se da parlamentare le mie votazioni sono sempre in contrasto con quelle decise dal mio gruppo, è normale che prima o poi questo gruppo scelga di mandarmi via.

Questa debita premessa mi serve per chiarire che a me, della questione dei quattro senatori del Movimento 5 Stelle non mi interessa tanto l’espulsione in se, quanto alcuni dettagli di come si è arrivati a quel punto e soprattutto le reazioni che ha generato questa proposta. Perché, parlandosi chiaramente, non si può negare che questa decisione abbia lasciato dei segni profondi sui gruppi parlamentari del M5s, e probabilmente anche fra i loro elettori.

Ieri, fino alle 19, gli iscritti al Movimento potevano votare se espellere o meno i quattro senatori. In questo lungo articolo de Il Fatto Quotidiano, scritto a consultazioni ancora in corso, già si adombrava lo spettro di una scissione dato che oltre a Battista, Bocchino, Campanella e Orellana, i senatori in questione, altri hanno minacciato di uscire dal Movimento o addirittura di dimettersi. Si fanno i nomi di Alessandra Bencini, Laura Bignami, Maurizio Romani, Maria Mussini, Monica Casaletto, Cristina De Pietro, tutti pronti ad un gesto di solidarietà coi dissidenti.

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Si parla di fasi concitate durante l’assemblea dei gruppi della scorsa notte, che ha portato i gruppi parlamentari a ratificare la richiesta di espulsione. Si parla di persone in lacrime, di 12 senatori che hanno abbandonato la riunione perché in dissenso coi modi utilizzati. Addirittura una senatrice al seguito di Battista afferma: “Ora c’è solo voglia di vendicarsi, questi sono peggio dei fascisti”.

A parte il termine fascisti che, ormai, viene usato con un po’ troppa disinvoltura, di quella frase mi ha colpito la prima parte, quel “c’è solo voglia di vendicarsi”, come se i dissapori fra senatori partissero da lontano e non fossero solo circoscritti alla linea politica tenuta negli ultimi tempi.

Questo sommovimento intanto contagia anche Montecitorio, dove Alessio Tacconi si nomina da solo come quinto dissidente da espellere:

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Un’altra presa di posizione forte, che ribadirà più tardi con quest’altro tweet:

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E poi sbuca anche un problema di firme false, col senatore Mario Giarrusso che afferma come sulle due mozioni di sfiducia presentate contro i ministri Guidi e Poletti ci sia anche la sua firma, che però asserisce di non aver mai fatto. Giarrusso ha già annunciato denuncia presso le autorità competenti, e la richiesta di deferimento per il responsabile di quei documenti all’assemblea, dove ne chiederà l’espulsione. Un altro problema non indifferente né secondario, che sarebbe un errore minimizzare.

Tornando alle espulsioni e a quello che hanno messo in moto, in questo editoriale di Peter Gomez trovo un punto fondamentalmente condivisibile: ovvero la necessità di riformare alcune regole del Movimento per stabilire modi e motivazioni delle espulsioni. Questo, più che altro, servirebbe a non lasciare zone d’ombra sulle valutazioni dei comportamenti da condannare, eliminando le relative rimostranza sia degli interessati che di chi solidarizza con loro, e aiuterebbe a determinare meglio l’iter procedurale a cui attenersi per proporre le espulsioni, tagliando anche qui le polemiche di chi parla di procedimenti irrituali o strani.

Curiosa (e preoccupante) è poi anche la questione della sfiducia ai senatori pervenuta dai territori, come annunciato dallo stesso Beppe Grillo sul blog. Atti di sfiducia annunciati dai MeetUp di Pavia, ma che gli stessi MeetUp hanno poi smentito, e da una lista siciliana, Grillo di Palermo, sfiducia che gli attivisti siciliani affermano di non aver mai votato. Che significa tutto questo? Chi ha preparato questi atti di sfiducia? Se sono davvero infondati, perché sono stati fatti? Fatti simili, se verificati e confermati, getterebbero brutte ombre sulla gestione stessa del Movimento, sono cose che andrebbero chiarire al più presto, di cui gli stessi iscritti dovrebbero chiedere chiarimento al più presto.

Probabilmente la chiusura dell’ultimo articolo linkato sopra contiene un nocciolo di verità: ovvero che queste espulsioni sono solo il terminale di una guerra fra chi è intransigente al dialogo con le altre forze politiche, e chi invece sarebbe disponibile a confrontarsi su singole questioni. Un taglio funzionale a eliminare eventuali voci di dissenso. Ma, mi chiedo in generale, serve davvero eliminare ogni voce interna di dissenso? Non sarebbe più utile mantenere viva la dialettica interna, e non appiattirla su un’unica visione? Tanto più che, non vorrei sbagliare, al netto delle critiche i quattro senatori hanno sempre votato secondo le direttive del proprio gruppo.

Prendendo spunto dal Pd e dalla situazione di Civati, potremmo dire che la situazione é simile: è in forte dissenso col proprio segretario e col nuovo governo, non perde occasione per dirlo, ribadirlo, sottolinearlo, evidenziarlo, manifestarlo, eppure per “coscienza di partito” vota secondo le indicazioni della maggioranza del Pd. Può essere brutto ma la dialettica, la democrazia interna di un partito/movimento è anche questa: poter manifestare in ogni modo possibile il proprio dissenso, ma adeguarsi a ciò che sceglie la maggioranza. Il che non vuol dire piegare le proprie idee verso quelle degli altri, ma piuttosto adoperarsi perché quelle idee possano diventare maggioranza alla prossima occasione.

Io resto fra l’incuriosito e il preoccupato nel vedere questi fatti: come detto non tanto per le espulsioni in se, quanto per tutto ciò che ha scatenato questa decisione, compreso il problema delle potenziali firme false che non riguarda la questione espulsioni, ma si somma in un momento particolarmente delicato per il Movimento. Alcuni giornalisti, compresi quelli linkati prima, parlano di potenziali scissioni, ma io andrei molto cauto sulla questione: un po’ perché secondo me sarebbe un’azione puramente velleitaria, si darebbe origine ad un nuovo movimento con un orizzonte abbastanza limitato, un po’ perché gli stessi senatori che hanno annunciato le dimissioni hanno comunque confermato la volontà di proseguire con gli stessi ideali e le medesime proposte. A che servirebbe un movimento clone di quello appena abbandonato?

In tutto questo il già citato Civati ha già lanciato l’amo proponendo si dissidenti di fondare un nuovo gruppo parlamentare, in cui far rientrare sia loro sia i senatori di area civatiana. Un modo per costruire la “nuova sinistra”, un tentativo che considero velleitario come quello del nuovo movimento descritto prima. Comunque, al netto di questa e della precedente iniziativa scissionista, sarà interessante vedere quali evoluzioni porteranno questi avvenimenti: sicuramente incideranno sul futuro di tutto il Movimento.

Chiudo riportando due post pubblicati su Facebook da Vittorio Bertola, consigliere del Movimento 5 Stelle a Torino:

“Tanti anni fa, in una piazza San Carlo piena di gente, trovai un piccolo volantino che invitava i cittadini ad attivarsi e a partecipare alla nascita della “lista civica del meetup” per cambiare la propria città. Provai ad andare e fui subito ammaliato da un gruppo piccolo ma determinato, che già allora spesso litigava, ma che era unito da un livello di coscienza civica molto superiore alla media, dal desiderio di approfondire la sostanza dei problemi, dal principio della democrazia diretta, e dal grande sogno di cambiare il mondo, prima ancora che la politica italiana.

Oggi che il movimento è il primo partito d’Italia, l’ambiente è completamente cambiato; si parla solo di elezioni, proiezioni, decreti, emendamenti, giornali, televisioni, nuovi e vecchi leader carismatici, scazzi e controscazzi dei palazzi romani di cui alla gente frega meno di zero; e invece di cambiare il mondo, il peso immane della dura realtà, del fango e della merda in cui ci siamo immersi, pensando ingenuamente di esserne completamente immuni e di riuscire a pulirli, rischia di cambiare noi.

Per questo, oggi che mi chiedono se voglio cacciare quattro tizi che non conosco da un gruppo parlamentare a cui non ho mai dato alcuna delega, l’unica risposta su cui vorrei cliccare (se ci fosse nel modulo, ma non c’è), rivolta non a qualcuno in particolare ma a tutta la situazione, non può che essere il grido delle origini: vaffanculo. Vaffanculo, non è su questo che dovevamo perderci, non è così che si cambia il mondo; se siamo a questo punto qualcosa stiamo sbagliando, chiediamoci che cosa stiamo sbagliando.”

[…]

“Al di là del risultato, oggi ha perso il Movimento. Vediamo solo di non peggiorare le cose prendendo a male parole un terzo del Movimento (compresi molti parlamentari tutt’altro che dissidenti) che ha votato per il no: ho già visto commenti tipo “andatevene anche voi” e “passate al PD”… a forza di dire a nostri simpatizzanti di passare al PD, poi non lamentiamoci se al prossimo giro il PD dovesse prendere il triplo dei nostri voti.”

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Categorie:Politica

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