Kiev: non si può non chiamarla rivoluzione

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Mi trovo ancora a scrivere dell’Ucraina non tanto per la cronaca dei fatti del giorno, della conta dei morti e feriti, quanto per evidenziare due articoli che ho letto su Il Post a firma Ilya Varlamov, un giovane fotografo russo che ha un blog su Live Journal (in russo, ma vale visitarlo anche solo per le fotografie), e che è presente a Kiev, da dove racconta tutto quello che vede. Sono due pezzi molto forti.

Il primo articolo tradotto dal suo blog parla della rivoluzione in atto, dell’eterogenea composizione dei ribelli. Dice, “…A Kiev ci sono tutti e tutti insieme: potete vedere tifosi di calcio, pensionati, impiegati. Un’amabile signora versa liquido incendiario nelle bottiglie molotov dei nazionalisti, il manager di una grande azienda sta portando rifornimenti a uno studente…”.
Parla di come non siano organizzati, di come non abbiano un piano su come cambiare l’Ucraina, ognuno ha il proprio, e di come siano solo uniti contro Yanukovych: vogliono cacciarlo via, costi quello che costi. E soprattutto sfata tre miti, che rischiano di attecchire nell’immaginario di chi osserva le fotografie e i video: spiega che non è vero che sia stata distrutta l’intera città; descrive benissimo che ormai questa è da considerarsi a tutti gli effetti una rivoluzione, in barba a chi non la considera tale; e infine spiega come il centro città non sia totalmente paralizzato, lo è una parte, quella della piazza resa ormai famosa da tutti questi scontri.

Il secondo articolo tradotto dal suo blog parla invece di un aspetto poco raccontato: quello dei poliziotti. E qui già impariamo la prima differenza: esistono due corpi di polizia sul campo, quelli della Guardia Nazionale con divise blu scuro e quelli della Bekrut, un corpo scelto di soldati che girano con passamontagna e uniformi mimetiche blu chiaro. Su questi ultimi c’è un aspetto agghiacciante che il fotografo riporta, questo: “…Purtroppo, la comunicazione con i soldati Bekrut è praticamente impossibile. Non appena provi ad avvicinarti, ti puntano direttamente una pistola addosso…”. Questo da un’idea della dimensione del delirio e dell’esasperazione che tutti hanno ormai raggiunto.

Due pezzi forti, che consiglio di leggere, con una carrellata di fotografie davvero impressionanti. Il blog originale è in cirillico, quindi (ovviamente) non facilmente comprensibile a tutti, ma spesso le fotografie e i video raccontano anche meglio delle parole. Un modo semplice e veloce per sapere qualcosa di più sulla situazione in Ucraina, da parte di qualcuno che è li sul posto.

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Categorie:Attualità

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