Gli italiani, l’Europa e le elezioni europee

Quest’anno ci saranno le elezioni europee, un banco di prova che rischia di assumere un significato molto importante visti gli ultimi avvenimenti di politica interna. La crisi di governo che stiamo vivendo, con la sfiducia e le conseguenti dimissioni di Enrico Letta, e le nuove consultazioni che molto probabilmente vedranno Matteo Renzi incaricato di formare un nuovo esecutivo, rischiano di pesare non poco sul dato di queste elezioni, sia in termini di preferenze sia in termini di affluenza. E proprio volgendo lo sguardo al passato, alle precedenti europee del 2009, possiamo vedere come il dato dell’affluenza si attestava intorno al 65%, ben 15 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni nazionali del 2008, dove il dato fu di circa l’80% di votanti. Un interessamento nettamente inferiore certificato anche da questo sondaggio SWG:

20140217-081805.jpg

Le elezioni che più destano interesse nelle persone sono quelle comunali, con un dato del 67%, anche perché impattano direttamente nella vita di tutti i giorni dei cittadini. Sono infatti i sindaci a dover amministrare la città in cui si risiede, occupandosi dei servizi e delle varie manutenzioni ad esempio, dalle strade alle scuole, fino alla sicurezza con la Polizia Locale. Seguono le elezioni politiche con un dato di interesse del 66%, poi quelle regionali con un interesse in calo al 50% e, infine, le elezioni europee, che destano l’interesse del solo 46% degli elettori. Siamo circa 20 punti percentuali sotto il dato delle elezioni comunali e di quelle politiche: un dato che dovrebbe dirla lunga anche sulla considerazione che hanno i cittadini dell’Europa.

E proprio per questo aspetto abbiamo risposte da quest’altra domanda:

20140217-081852.jpg

Per il 40% degli intervistati l’Europa è “Una scelta politica priva di fondate basi economiche”, una considerazione che vale per il 50% degli elettori del centrodestra e per il 51% degli elettori del Movimento 5 Stelle, mentre vale solo per il 25% degli elettori del centrosinistra. Invece per il 36% si tratta di ”Un progetto necessario che sta attraversando un momento difficile”, considerazione valida per il 51% degli elettori del centrosinistra, mentre è condivisa solo dal 29% dal centrodestra e dal 25% del Movimento 5 Stelle. Bassissime le percentuali di chi considera l’Europa ”Un punto cardine a cui fare riferimento per superare la crisi”. Un’Europa che perde di importanza e di peso, che sembra sempre più allontanarsi dai cittadini, che la vedono come un corpo estraneo.

Sulla scia di questo, ecco cosa pensano del futuro dell’Europa:

20140217-082002.jpg

Per il 37% degli intervistati i poteri dell’Europa unita andrebbero limitati, restituendone un po’ alle varie nazioni. Il pensiero non può che correre alla tanto citata sovranità monetaria, sempre più richiesta a gran voce da molte nazioni e da molti movimenti, che vorrebbero poter tornare a stampare in modo autonomo la moneta, anche per far fronte ai problemi economici e ai debiti in continua crescita. Un’idea condivisa al 47% dal centrodestra e al 51% dal Movimento 5 Stelle. C’è però anche un 32% che sostiene come invece i poteri dell’Europa andrebbero addirittura allargati, sottraendone altri ai vari Stati aderenti. La pensa così il 43% del centrosinistra, unico partito ad avere una convinzione e un dato così alto.

Entrando più nello specifico si chiede se l’Italia farebbe bene ad uscire dall’Euro:

20140217-082052.jpg

Il dato generale vede prevalere ancora il no col 49% dei consensi, ma il si è dato in crescita al 32%. Se si guardano i dati per area politica, si continua a notare le varie differenze: il no prevale al 73% nel centrosinistra e al 59% nel centro, mentre il si vale il 43% del centrodestra, che comunque ottiene il medesimo risultato anche per il no, risultato di fatto spaccato perfettamente a metà. Curioso il dato dei non collocati, in cui suppongo rientrino gli elettori del Movimento 5 Stelle: per loro il si pesa per il 44%, mentre il no vale solo il 28%. Per loro è chiara la necessità di uscire dalla moneta unica.

Altro dato interessante sull’Europa riguarda questa domanda: l’Italia ha tratto più vantaggi o svantaggi entrando nell’Unione Europea?

20140217-082138.jpg

Nel 2002, anno di partenza, il dato era netto: per il 70% era indiscutibilmente un vantaggio, mentre per solo il 15% era uno svantaggio. Ma il dato sul vantaggio è andato calando fino al 2007 arrivando al 50%, per risalire poi nel 2009 al 53%. Da li la discesa si è fatta ripidissima, fino a toccare il minimo nel 2013 al 16%. Oggi il dato sui vantaggi a far parte dell’Europa Unita si attesta attorno al 19%, un dato tremendamente basso, che certifica la grande lontananza verso questa istituzione da parte dei cittadini.
Per effetto inverso, il dato sullo svantaggio è partito come detto dal 15% per salire fino al 35% nel 2004, per poi tornare a calare fino al 22% nel 2011. Da li è ripartito a crescere, arrampicandosi fino al 47% del 2014, dando quindi fiato e corpo a tutti quei movimenti che chiedono non solo una profonda revisione di tutti i trattate Ue, ma anche una revisione della stessa Unione Europea e un’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

Un fatto certificato da questo ultimo dato:

20140217-082241.jpg

Il 35% delle persone si dichiara euro-scettico, mentre un 17% si dichiara freddo verso l’Unione Europea. Sommati insieme danno il 52% degli intervistato, ovvero la maggioranza delle persone. Dall’altro lato abbiamo solo un 25% di persone che sono moderatamente favorevoli alla Ue, mentre solo il 15% si dichiarano assolutamente entusiasti. I favorevoli all’Unione restano quindi al 40%, in grave minoranza.

Non si può nascondere che questi sono dati potenzialmente esplosivi riguardo alle prossime elezioni europee di maggio. E lo sono perché una vittoria dei movimenti antieuropeisti potrebbe portare ad una composizione problematica di quella che sarà la futura Assemblea. Non è un mistero che diversi movimenti contrari a questa Europa, in diversi stati, si siano coalizzati per cercare di ottenere il massimo consenso possibile, annunciando che una volta eletti formeranno un gruppo parlamentare specifico. Il loro intento è dichiaratamente quello di abbattere l’Unione Europea come la conosciamo oggi, e riformarla in modo diverso, lasciando maggiori poteri alla varie nazioni aderenti, soprattutto in ambito economico.

Quanto questo possa essere pericoloso, e in che quantità potrà avverarsi, è difficile dirlo oggi: si può far affidamento sui sondaggi, sempre svolti da SWG, che vedono al 12/02 il Pd con un consenso del 32,2% ottenere potenzialmente 27 seggi, Forza Italia col 20% ottenerne 17 seggi, Nuovo Centrodestra col 4,2% avrebbe 3 seggi, Lega Nord con 4,7% avrebbe 4 seggi, e infine il Movimento 5 Stelle col 24,5% otterrebbe 21 seggi. Tutti gli altri hanno risultati piccoli, non sufficienti ad ottenere neanche un seggio. Facendo una somma fra gli euroscettici del Movimento e del centrodestra, si nota come la maggioranza degli eletti italiani al Parlamento Europeo sarebbe euroscettica. Certo, da qui a maggio c’è ancora molto tempo, e tutto potrebbe ancora accadere, ma una domanda è quasi d’obbligo: rischiamo davvero di trovarci agli inizi di un processo che porterà a revisionare a fondo l’Unione Europea come oggi la conosciamo? E questo potrà essere un bene o un male? Le risposte, penso, le potremo avere soltanto nel corso dei prossimi mesi. Certo è che per l’Unione si prospettano tempi ancor più difficili.

Annunci


Categorie:Sondaggi

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: