Come si informa il tuo vicino sulle vicende politiche?

Oltre al parlare sempre di disaffezione alla politica da parte dei cittadini, c’è un altro argomento molto interessante che riguarda il rapporto cittadino/politica, ed è il modo in cui ci si informa, il modo in cui i cittadini interagiscono con la politica. E non parlo tanto di chi leggera questo post: mi pare ovvio che in questo caso si tratti di persone che usano anche il web per informarsi. Ma il vostro vicino, quello che incrociate la mattina per le scale, quello che sentire discutere animatamente al bar, quello che incrociate sulla metropolitana andando al lavoro? Lui, come si informa?

Iniziamo però da un piccolo dato per capire l’ambito in cui ci muoviamo: quanti in realtà si interessano alla politica? Quanti dicono di interessarsi, in che modo se ne interessano? Un recente sondaggio di SWG ci consegna alcuni dati interessanti su cui provare a fare alcune riflessioni:

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Il dato che salta subito all’occhio è che il 66% degli intervistati si interessano di politica, con una divisione che vede un 20% che si interessa molto di politica, mentre un 46% se ne interessa abbastanza. Il 24% se ne interessa poco, mentre solo il 10% non se ne interessa, snobba proprio qualsiasi questione inerente la politica. Insomma, anche rispetto ai dati dell’affluenza delle ultime elezioni nazionali, il dato di chi dice di interessarsi alla politica risulta discretamente alto, anche se alle elezioni di febbraio 2013 l’affluenza di attestò al 75% circa sia per la Camera che per il Senato. Il dato del sondaggio ha comunque lievi differenze fra le varie aree politiche. Infatti gli interessati alla politica salgono ad un 73% fra gli elettori del centrodestra, restano quasi invariate al 68% per quelli di centro, mentre arrivano al 78% fra gli elettori del centrosinistra. Fra quelli contrari ai vecchi partiti, dicitura che probabilmente ingloba anche gli elettori del Movimento 5 Stelle, il dato resta invariato da quello generale, attestandosi al 66%.
Insomma, più che coinvolgere le persone nella politica serve coinvolgerle per riportarle ad agire per la politica, ad esempio per l’andare a votare: non serve dimenticare che il dato dello scorso anno del 75% era in calo del 5% rispetto alle elezioni del 2008, dove le percentuali per Camera e Senato erano di un’affluenza di circa l’80% degli aventi diritto. Perché di questi cali? Perché di questa disaffezione? E’ davvero tutto solo riconducibile allo schifo prodotto dalla classe politica negli ultimi anni? Oppure c’entra anche un’informazione spesso appiattita, poco attraente, un modo di comunicare vecchio e logoro? E soprattutto tornando alla domanda iniziale, quelli che dicono di interessarsi alla politica come lo fanno?

Collegato al dato sopra esposto c’è appunto un altro dato che può essere molto interessante, soprattutto per chi fa politica in modo attivo: riguarda i modi con cui le persone dicono di informarsi sulle vicende politiche, sulle luci e sulle tante ombre e problemi che i politici hanno prodotto. Ultimamente, ad esempio, si fa un gran parlare dei nuovi media, soprattutto dei social network, e di quale impatto possano avere sulle campagne politiche. SWG ha provato a chiederlo, e quello che è uscito dovrebbe far riflettere un po’ di persone:

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Come si può vedere, a fare la parte del leone sono ancora e sempre i telegiornali, ovvero la televisione. Da li non si scappa: la tv domina ancora incontrastata nel dibattito politico e scegliere di non apparire, come fece il Movimento 5 Stelle alle elezioni del 2013, può essere un boomerang non indifferente. Tanto più che in questa classifica, dopo quotidiani e i siti web dei giornali, al quarto posto troviamo proprio i programmi tv di approfondimento. Quelli tanto vituperati e criticati in modo trasversale da tantissime persone.
A seguire ci sono le discussioni fra parenti, amici e colleghi, mentre solo al sesto posto troviamo i social network, ma con una percentuale abbastanza emblematica: sono utilizzati dal 29% di chi si interessa di politica, mentre solo dal 12% di chi non se ne interessa. Per fare un confronto, i talk show sono usati dal 50% di chi si interessa di politica e dal 16% di chi non se ne interessa. I telegiornali sono usati dal 79% di chi si interessa di politica e dal 60% di chi non si interessa. Emblematico anche il dato di altri siti e blog: utilizzati dal 21% di si interessa di politica, e rispettivamente dal 9% e dal 4% di chi non si interessa di politica. Drammatico il dato dei siti internet dei partiti o dei candidati: utilizzati dal 9% di chi si interessa di politica, e solo dall’1% di chi non si interessa di politica. Con dati simili sembra che siano quasi una perdita di tempo e di risorse, e in realtà lo sono, soprattutto per quei candidati che attivano siti internet/blog/account social per il tempo della campagna elettorale, salvo poi abbandonarli al loro destino una volta terminate le elezioni. Quasi che per loro sia un peso doverli curare, magari per comunicare la propria azione politica.

Insomma, nonostante l’avanzare delle nuove tecnologie l’elettorato resta ancorato ai classici metodi di informazione, con poche licenze verso i nuovi media. L’unico dato importante per questi ultimi riguarda i siti internet dei giornali, che in realtà fungono da surrogato dei quotidiani veri e propri: la sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet ha portato molti a non compare più la versione cartacea dei giornali ma a convertirsi alla copia digitale e alla consultazione del relativo sito internet. Alla fine resta centrale il ruolo della televisione, un ruolo che fu compreso e sfruttato appieno da Silvio Berlusconi nel 1994, e che da allora assunse un ruolo quasi incontrastato come canale informativo per i cittadini. Questo dovrebbe dare una dimensione più concreta al “popolo del web”, e alle capacità dei social media di spostare o decidere le scelte politiche. Il mondo reale è ancora la fuori.

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Categorie:Sondaggi

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