Renzi, Letta, e Impegno Italia (parte 2)

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Tanto tuonò che alla fine piovve. E non un temporale qualsiasi, ma una specie di tempesta che si è abbattuta con violenza contro Letta e il suo governo. La tanto attesa Direzione Pd c’è stata, Renzi ha parlato, e le sue parole hanno mandato al tappeto Letta e il suo governo. Alla fine il segretario del Pd ha preferito mostrare un’incredibile sfacciataggine, provando un grosso azzardo nel tentativo di smuovere le acque. Potrà funzionare?

Analizzando l’intervento di Renzi durante la Direzione del Pd si possono cogliere alcuni aspetti.

Ci sono momenti in cui ha la responsabilità della guida è chiamato a un duplice impegno: quello della franchezza totale e insieme dell’indicazione di una proposta. Ora dobbiamo porci l’obiettivo di chiarire che tipo di proposta facciamo al Paese, parlando soprattutto alle persone e a chi è in difficoltà. Il nostro non sarà un processo al Governo, si tratta invece di capire se siamo in condizioni di aprire una fase nuova.

L’inizio è un richiamo all’impegno, soprattutto di indicare una strada. Un po’ quello che, nel Pd, gli chiedevano di fare mettendoci la faccia: il famoso rimpasto, di cui molto si parlava. Assumersi responsabilità direttamente.

Non è una staffetta, quella c’è quando si corre alla stessa velocità. Siamo invece di fronte a un bivio: o c’è l’idea di un passaggio elettorale, o quella di una trasformazione, perché è chiaro a tutti che l’attività del Governo ha attraversato una fase difficile.

Qui Renzi prova a cavarsi d’impiccio, escludendo il concetto di staffetta tanto caro a molta stampa. Non si tratta di un semplice cambio di persona nella medesima squadra, l’idea è proprio quella di private a metter in campo una squadra completamente nuova. Colpa di un governo che non fa, ammette Renzi, uno abituato a correre, più che ad avanzare lentamente.

Il passaggio elettorale ha certo un valore affascinante, ma va considerato che ancora oggi non c’è ancora una legge elettorale in grado di garantire la vittoria di una parte. E anche la nostra proposta deve essere collegata alla riforma del Senato. Dunque non è possibile un percorso immediato in questo senso.

Qui è molto facile sentir riecheggiare le parole di Giorgio Napolitano: “Elezioni? Non diciamo sciocchezze”. Una parola tombale sull’opportunità di tornare al voto. Renzi dipinge la cosa come impossibile per via di una legge elettorale che non darebbe vincitori, solo nuove larghe intese. Qualcuno ci ha voluto vedere una paura di non vincere le elezioni, ma qui a comandare non è tanto questa paura, quanto la consapevolezza che per governare servono il 51% dei voti, e in un sistema con tre grandi partiti come quello attuale significa ancora nessun reale vincitore. Gioverebbe davvero votare in queste condizioni?

L’altra scelta che abbiamo di fronte è quella di provare a impostare un percorso di legislatura. E’ una scelta difficile, perché questo Parlamento ha mostrato dei limiti, ma questa trasformazione ha un senso se è chiaro che l’obiettivo è il 2018 e che in mezzo ci sono le riforme costituzionali e il tentativo di cambiare e regole del fisco, del lavoro, di una burocrazia opprimente, e un’Italia che deve recuperare semplicità e coraggio.

Questo è uno dei passaggi da mal di pancia, soprattutto per quella data: 2018. Renzi non voleva andare a votare nel 2015, dopo le riforme? Si, ma forse si è accorto che ormai è una cosa improbabile, per via dei veti incrociati sulle riforme, e allora meglio puntare a fare tutta la legislatura, avviando un percorso di riforma più ampio. Un primo vero azzardo, che il Pd dovrà spiegare bene perché non tutti lo stanno capendo, non tutti lo capiranno.

Questo è il bivio di fronte al quale si trova il Pd. Non si tratta di mancanza di correttezza verso il Governo, mai il Pd ha fatto mancare il suo appoggio, ma se la situazione nella quale ci troviamo richiede l’energia e la forza di un cambiamento radicale, non è a causa di un derby caratteriale ma perché è la buona regola della politica.
E’ più difficile questa strada piuttosto che aspettare un lento logoramento, perché mettersi in gioco adesso ha un elemento di rischio personale. Ma chi fa politica in alcuni momenti ha il dovere di rischiare. E non è un rischio personale, ma un rischio del Pd.

Renzi parla di rischio del Pd, ed è vero. È uno scommettere tutto, e scommettere forte, che non lascia spazio a mezze misure: o gli riesce, e allora si porterà a casa le riforme e diverrà l’uomo che ha smosso il Paese, o si troverà sotto un crollo che lo lascerà politicamente morto. Per quanto possa essere mediaticamente bravo, Renzi non ha sette vite come Berlusconi.

Se non ci prendiamo le nostre responsabilità, il lento logoramento delle istituzioni corre il rischio di far perdere competitività e credibilità al Paese. Il tentativo è quello di restituire un’occasione alla politica.

Potremmo aspettare che qualcuno lo faccia per noi, ma senza il protagonismo del Pd il cambiamento sarà solo a parole. Vogliamo le riforme? Proviamoci, facciamole noi. Ma sia chiaro che la responsabilità a prendersi un rischio si prende con il vento in faccia.

Qui Renzi richiama il protagonismo del Pd, di tutto il Pd, come unico soggetto adatto a fare davvero le riforme. Invita a metterci la faccia e di non farlo solo a parole. Certamente spavaldo, un filo arrogante anche, spregiudicato. Ma soprattutto coraggioso, di quel coraggio politico che era ormai merce rara nella politica italiana. Solo che qui è tutto il Paese che rischia insieme al Pd, non va assolutamente dimenticato. Noi siamo pronti ad un azzardo simile?

E’ un cambiamento che offriamo al dibattito istituzionale, che vive l’ennesima pagina triste quando il Presidente Napolitano viene accusato in modo strumentale. Al Capo dello Stato e al lavoro che svolge va il nostro pensiero.
Dobbiamo offrire la disponibilità a uscire dalla palude con un progetto di rilancio radicale.

Di fronte all’alternativa elezioni o patto di legislatura, vi propongo la strada meno battuta e più difficile. E’ l’unica che il Pd si può permettere.

Difesa d’ufficio del Presidente Napolitano, e tentativo di inserire questo passaggio in un contesto proprio di Matteo Renzi: il tentativo più audace e meno scontato, più difficile ma (potenzialmente) più redditizio. Una scelta da outsider, da corridore, quale è Renzi.

Qualcuno ha parlato dell’ambizione smisurata di Renzi e del Pd. Non lo smentirò, perché deve essere chiaro che c’è un’ambizione smisurata che il Pd deve avere, dal segretario fino all’ultimo iscritto.

L’augurio che faccio è quello di avere la consapevolezza della nostra responsabilità, ringraziando chi ha lavorato a questo anno.

Vi chiedo di uscire tutti insieme dalla palude.

Infine torna a battere sull’ambizione che tutti devono avere, non solo lui, nel dover puntare in alto per ottenere sempre il meglio possibile. Fa capire che non è più tempo di mirare subito ai compromessi, ma che è venuto il momento di puntare a tutto compreso, di provare a portarsi a casa l’intero piatto. In una parola, ad esser ambiziosi.

Su due piedi a me vengono da fare due considerazioni, una di metodo e una di merito. Sul metodo la valutazione è completamente negativa. Non vedo dubbi nel dire che questa mossa ci riporta indietro direttamente nella Prima Repubblica, e da uno che prometteva di traghettare l’Italia nella Terza Repubblica questo, permettetevi, è un grave autogol. Aveva promesso di rivoluzionare i modi e i passaggi, e invece utilizza vecchi giochi di potere e di palazzo per arrivare al potere, un colpo parecchio doloroso per lui e per chi credeva e crede in lui.

Sul merito invece, la mia valutazione è positiva. E lo è perché proprio questo spregiudicato coraggio, questa incoscienza, sono forse le cose che possono servire a dare una scossa a questo Paese. Quante volte abbiano accusato la politica di ignavia, di poco coraggio, di non saper rischiare? Oggi ci troviamo di fronte qualcuno che lo fa in pieno e lo fa mettendoci direttamente la propria faccia come prima faccia, quella che se va male si prenderà in pieno la montante ondata di merda.

Altre valutazioni, ora, mi pare prematuro farle. Soprattutto per due motivi: ancora non sappiano quali saranno le persone che comporranno il nuovo governo, e ancora non sappiamo se la maggioranza resterà effettivamente quella che sosteneva Letta, oppure se subirà anch’essa delle modifiche. In questo secondo caso, non so quanto remoto, le condizioni potrebbero mutate radicalmente rispetto al recente passato, spalancando davvero le porte a cambiamenti profondi e consistenti. Ma per queste considerazioni serve pazientare ancora. Certo è che nel documento presentato ieri in Direzione:

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si fa esplicitamente riferimento alla “…[fase nuova] da condividere con l’attuale coalizione di governo…”. Il che vuol dire ancora alleanza con Alfano e il Nuovo Centrodestra.

Comunque sia la scommessa, come detto, sta tutta qui: se questo azzardo riesce, allora Renzi passerà come l’uomo capace di scuotere e cambiare il Paese. Dovesse fallire, vedrebbe stroncarsi la propria carriera. Senza dimenticare che medesima sorte toccherà all’Italia: se la scommessa riesce sarà un bene per tutti, se non verrà, come ha detto qualcuno, sarà “pianto e stridore di denti”.

In rete ho infine colto alcune reazioni che pensi siano significative. Mario Seminerio riconosce un azzardo che, dovesse riuscire, sancirebbe la stoffa di Renzi:

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Francesco Costa sottolinea come sia una cosa difficile da spiegare, sebbene lui ci abbia provato sul suo blog, con un ragionamento che trovo solido e convincente. Forse una delle migliori analisi a caldo che io abbia potuto leggere:

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Nonleggerlo sottolinea come, in pochi mesi, Renzi si sia preso partito e governo. Una dimostrazione di forza non indifferente:

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Nicola Mirenzi accenna al discorso narrativo di Renzi: scegliere la strada difficile, quella per cui serve correre, serve osare, serve sfidare, serve essere e fare il Renzi:

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Marco Castelnuovo sottolinea la spregiudicatezza, riflettendo sul fatto che forse è ciò che serve:

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In tutto questo, Enrico Letta ne esce in modo dignitoso. Cito Jacopo Jacoboni per tutti:

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Un riconoscimento dovuto al primo ministro di un governo che avrà fatto poco, ma che in questa crisi si è comportato in modo composto e dignitoso.

Claudio Velardi sottolinea come questo azzardo trasformi Renzi in una specie di traghettatore verso la citata Terza Repubblica:

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Mentre Annichiarico cita il breve augurio di Romano Prodi:

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Massimiliano Gallo osserva curiosamente una cosa: il centrosinistra ci ha provato (a vuoto, aggiungo io) con tanti nomi, il centrodestra ha vissuto e vinto sempre con uno solo:

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Chiudo con un’osservazione, molto intelligente, sempre di Francreco Costa:

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Una valutazione che si potrà testare nei prossimi sondaggi: in caso di mantenimento o aumento del consenso, allora tutti i melodrammatici toni del “gesto che non verrà capito” saranno spazzati via. Altrimenti il contraccolpo per il Pd sarà abbastanza importante. Voi su quale reazione scommettete? Io ammetto di esser combattuto, ma ritengo fondata l’analisi di Costa.

Per finire, proprio per chiudere, una battuta di Matteo Grandi:

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Occhio a come vi muovete, che presto potreste esser rottamati pure voi.

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Categorie:Politica

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3 replies

  1. C’è una svista nel secondo capoverso: “Analizzando l’intervento di Letta…” È ovviamente invece l’intervento di Renzi.

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  1. La nuova generazione politica « Iperattivo Categorico

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