Renzi, Letta, e Impegno Italia (parte 1)

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Per fare un qualsiasi ragionamento riguardo questi ultimi deliranti giorni, si dovrà aspettare la Direzione Pd che ci sarà oggi pomeriggio alle 15. Li Matteo Renzi espliciterà il suo pensiero e la linea che adotterà il Partito Democratico, dopo l’incontro di ieri con Enrico Letta e la conseguente conferenza stampa di quest’ultimo, dove è stato presentato Impegno Italia, un nuovo programma per rilanciare l’azione di governo.

Ecco, su questo ci si potrebbe soffermare un momento, leggendo brevemente quello che viene proposto e parlando di alcune curiosità che lo riguardano. Già un’analisi è stata fatta da Carlo Stagnaro su LeoniBlog, dove si mettono in risalto punti forti e punti deboli di questo nuovo programma. Si va dai diritti civili ad un piano di ristrutturazione degli edifici scolastici, dalla revisione degli ammortizzatori sociali alla definizione di compensi minimi per chi ancora non sono previsti.

Ci sono poi (pesco in ordine sparso): la revisione del welfare, la riorganizzazione delle detrazioni Irpef, il contratto a tutele progressive, la copertura definitiva per gli esodati, il via definitivo al fondo per i nuovi nati, regolare i diritti per le coppie conviventi, intervenire sul disagio abitativo, un nuovo patto per la salute con conseguente revisione del comparto sanità, introduzione dello ius soli, ennesima riforma della scuola e dei cicli scolastici, ridurre carico fiscale sul lavoro in favore di famiglie e dipendenti, semplificazione del fisco, rafforzamento della lotta all’evasione, favorire il rientro di capitali in nero detenuti all’estero, revisione della spesa pubblica, svuotare di funzioni le provincie, fare il via libera alle Città Metropolitane, snellire tutte le varie procedure, riformare la dirigenza pubblica, rafforzare le Autorità indipendenti di controllo e vigilanza, sostenere accesso al credito delle imprese, potenziare la Cassa Depositi e Prestiti, completare pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, ridurre costi energia, sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo, attuare il piano di privatizzazioni del novembre 2013, sostenere l’export verso l’estero, riformare il Patto di Stabilità Interno, aumentare le risorse per le infrastrutture grandi e piccole, completamento opere di expo, investimenti nel settore idrico, riformare la portualità, bonifica dei siti inquinanti, interventi contro il dissesto idrogeologico, favorire il made in Italy agroalimentare, riformare la governance del sistema turistico, migliorare la gestione economica di beni artistici e culturali, aprire ai privati l’ingresso nel controllo dei poli museali, ridurre i tempi della giustizia civile e ordinaria, regolamentare le lobby, disciplinare il conflitto di interessi, rafforzare la normativa penale del falso in bilancio, realizzazione di un piano carceri per aumentare i posti disponibili, potenziare le infrastrutture digitali, favorire i pagamenti elettronici.

A leggerlo tutto d’un fiato è un programma molto ambizioso, sterminato, che tocca un po’ tutti i nervi scoperti di questo Paese. Più che un piano per rilanciare l’azione del governo, sembra un programma di partito da campagna elettorale. Da sottolineare gli schemi a fine documento, dove si indicano le maggiori entrate senza nuove tasse e le risorse che saranno disponibili per questa sconfinata lista dei desideri. Sostanzialmente un buon programma secondo il mio punto di vista, così come secondo quello di molte altre persone, ma un po’ troppo lungo per qualcuno che mira ad arrivare al 2015. Lo dice anche Emanuele Menietti:

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Bisogna dire che non ha tutti i torti: già con una maggioranza omogenea e coesa è davvero arduo riuscire a far tutto in una sola legislatura, figuriamoci con un governo e una maggioranza ballerina da larghe intese come quella attuale. Data la vastità degli argomenti che contiene, questo programma assomiglia più ad un libro dei desideri da cui attingere (e realizzare) solo alcune cose.

Qualcuno (malignamente) sottolinea come questo Impegno Italia sia assai simile al programma di Matteo Renzi, e ipotizzano che sia stato imposto a Letta proprio dal segretario del Pd nella riunione a due di ieri. Altrimenti non si spiega perché Letta abbia aspettato fino ad ora a tirare fuori queste idee, domanda che si è posto anche Francesco Clementi:

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Pur nella brevità di un tweet, si ipotizza che questo programma sia stato reso pubblico solo ora perché “il re è nudo”, perché arrivati al limite estremo. Spiegazione plausibile, certo, ma non è che a dicembre la situazione fosse migliore. Perché quindi aspettare altri due mesi? Perché presentarlo dopo la citata riunione a due con Renzi, incontro definiti da alcuni giornalisti come “al calor bianco”?

Altro dettaglio curioso è il fatto che parte della maggioranza nemmeno conosceva questo programma. Lo conferma Fabio Chiusi in questi due tweet:

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Schifani e tutto l’Ncd, partito che è nella maggioranza di governo e vanta alcuni elementi fra ministri e sottosegretari, non era a conoscenza del programma. Per loro era completamente nuovo, sconosciuto, mai discusso prima. Fatto che potrebbe rafforzare l’idea di un programma imposto da Renzi, per obbligare Letta a lavorare e pungolarlo sulle cose da fare e da portare a compimento.

Nel caso, per Renzi, sarebbe una vittoria: lascerebbe la patata bollente del governare a Letta, ma lo costringerebbe a seguire le sue idee. Di più, costringerebbe anche tutti gli eletti a sostenere un Letta che propone le idee di Renzi, permettendo di fatto al segretario di controllare il primo ministro, e metterebbe alle strette anche chi voleva mandare avanti Renzi per far cadere Letta e spingerlo al governo per bruciarlo. Potranno mai votare la sfiducia a Letta? La vedo improbabile.

Certo, a meno che Renzi non scelga davvero di planare a Palazzo Chigi a capo di un nuovo esecutivo: già qualcuno lo ha ventilato, con un’alleanza fra Pd, Sel, qualche resta di Scelta Civica e i transfughi del Movimento 5 Stelle, che sarebbero determinanti al Senato. Un governo che sarebbe la riedizione del Prodi 2006, che si sosteneva su una maggioranza assai risicata e instabile. Probabile? Improbabile?
Oggi pomeriggio, alla Direzione Pd, ne sapremo qualcosa di più.

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Categorie:Politica

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