Gli inutili attacchi al Movimento 5 Stelle

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Uno dei pensieri fissi dei partiti italiani è come contrastare il consenso raccolto dal Movimento 5 Stelle. Probabilmente, anche per via del sogno bipolarista che accompagna molti, questo pensiero è ormai per loro una vera e propria ossessione da cui non riescono più a staccarsi. Il problema, a mio modo di vedere, è che la stragrande maggioranza delle tattiche fin’ora usate si basa sulla delegittimazione, sullo scherno, sulla provocazione. Un po’ la riedizione di quanto si fece nel 1994 con la nascita Forza Italia: ricordate?

Come dimenticare, l’anno prima, l’ormai mitica battuta di Massimo D’Alema: “Ah-ah! È impensabile che il dottor Berlusconi entri in politica. Deve occuparsi dei suoi debiti. Stia fermo, tanto prenderebbe pochi voti. Non siamo mica in Brasile!”. E via tutti a prenderlo in giro, a canzonarlo, a ricordarglielo che “la politica è una cosa seria, non un gioco”, e lui la prese talmente sul serio che l’anno dopo, nel 1994 appunto, vinse le elezioni. Che tranvata per la gioiosa macchina da guerra del Pds targato Occhetto.
E nonostante questo, nessuno capì (o volle capire) che questo modo di contrastarlo non serviva a niente: ormai era nato l’antiberlusconismo, ovvero il fare politica non per qualcosa ma contro qualcuno. Una politica contra personam.

Ecco, più o meno lo stesso schema lo si è applicato contro il Movimento 5 Stelle: denigrarli, canzonarli, deriderli, prenderli in giro, provocarli. Dire che non sono adeguati a governare, che così sguaiati non raccoglieranno tanti voti. Poi arrivano le elezioni di febbraio 2013 e arriva una nuova tranvata, a tutti i partiti, ad opera del Movimento. I sondaggi li davano intorno al 15%, loro prendono circa il 25. Sbam! uno schiaffo sonoro e a mano aperta a tutti quanti. Anche qui sorge spontanea la domanda: memori del passato, si smetterà di denigrarli, marginalizzarli e sminuirli? Secondo voi? Assolutamente no.

Ne parla Andrea Scanzi in questo articolo su Il Fatto Quotidiano, in cui spiega bene come questo modo di fare non serva ad altro che a compattare il consenso attorno al Movimento. Come accadeva, del resto, per Forza Italia. In questo la sinistra non ha mai imparato nulla, e sebbene ultimamente qualcuno stia provando a invertire la rotta, il grosso del popolo della sinistra resta fedele a questa fallimentare tattica.

Una tattica ben descritta negli Argomenti retorici contro il Movimento 5 Stelle che non sposteranno un voto, scritto da Dino Amenduni. Sei argomentazioni che piacciono tantissimo ai detrattori del Movimento, ma che nella sostanza appaiono come colpi a salve privi di qualsiasi efficacia, se non l’alzare inutilmente il livello della polemica.

Abbiamo una parte della sinistra che resta continuamente a guardarsi allo specchio e a compiacersi di se stessa, smemorata sul passato e precipitosa nell’additare nel presente ogni granello fuori posto degli altri. Ma che evita, ancora, di guardare accuratamente in casa propria, di completare quella pulizia molto spesso annunciata, qualche volta iniziata, e mai realmente portata a termine. L’arrivo alla segreteria Pd di Renzi è avvenuto sulle ali di questa promessa di pulizia e di profondo cambiamento, ma ultimamente sembra che ci sia qualche contraccolpo che ne rallenta lo slancio. A sinistra si spera vivamente che questa non diventi l’ennesima occasione sprecata. Nel frattempo, che si eviti di denigrare l’avversario politico: anche questo vuol dire esser democratici.

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Categorie:Politica

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