NonRecensione – 47: You Don’t Know Jack – Il Dottor Morte

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Di solito recensisco i film che vado a vedere al cinema: non scrivo di film che vedo in tv o che ho visto in passato, ma per questa volta ho pensato di fare un’eccezione, anche perché si tratta di un film realizzato espressamente per la tv. Si tratta di You Dont’t Know Jack, film biografico sulla vita di Jack Kevorkian. Ho anche un paio di valutazioni: Mymovies gli da un 3,61/5; mentre Imdb gli da un 7,8/10.

Jack Kevorkian è un medico che negli anni novanta, in Michigan, aiutò 130 pazienti affetti da patologie terminali a morire. Per evitare problemi legali e continuare in quella che lui ritiene una specie di missione, fa delle riprese video del malato e dei suoi familiari, dove fa emergere con chiarezza il desiderio di morire del malato terminale, e utilizza un’attrezzatura che il malato può azionare autonomamente. Viene spesso portato in tribunale, ma me esce sempre assolto. Andrà così fino al paziente numero 130, un ragazzo affetto da Sla, che subirà un’eutanasia attiva tramite un’iniezione letale. Il problema sarà che, per dare corpo al dibattito e alle sue tesi, mostrerà il video di quell’operazione durante la diretta di un programma tv, fatto che lo riporterà in tribunale dove verrà condannato a 25 anni di reclusione.

Il film è visivamente semplice, quasi un incrocio fra una normale fiction e un documentario, ma emotivamente ha un impatto fortissimo. Riesce ad assorbirti facendoti percepire il sottile dolore dei parenti nel momento in cui il loro caro azione la macchina per morire, e in quel momento senti come una piccola scossa dentro, ti viene quasi naturale immedesimarti per pensare “Ma io lo avrei fatto? Io lo farei?”. Non è una domanda da poco, non è affatto una domanda semplice, e questa riecheggia un po’ per tutto il film essendo uno dei due scopi di Kevorkian: poter assistere e aiutare malati terminali che vogliono morire e sollevare il dibattito, portarlo fino alla Corte Suprema per forzare la mano alla politica, costringerla a scegliere, a prendere una decisione in merito.

Discreto il cast: Al Pacino è bravissimo nel ruolo del dottor Jack Kevorkian; John Goodman è Neal Nicol, suo assistente; Danny Huston è Geoffrey Fieger, avvocato di Kevorkian; Susan Sarandon è Janet Good, amica di Kevorkian, lo aiuterà nelle sue battaglie; e Brenda Vaccaro è Margo Janus, sorella di Kevorkian, che lo aiuta nelle riprese video. Sottolineo la bravura di Al Pacino e di Goodman nel rendere sempre vivida la drammaticità di tutta la storia.

La regia è di Barry Levinson, e il taglio fra film e documentario mi sembra veramente azzeccato. Un film che ritengo importante nel dibattito sul fine vita, quanto meno perché offre spunti e punti di vista che la maggior parte delle persone ignora, o fa finta di ignorare.
Il mio voto finale è un 8/10: guardatelo, e provate a riflettere. Se dovesse capitare a voi?

Giornalista: “Ma lei ce l’ha un Dio?”
Kevorkian: “Si ce l’ho un dio si chiama Johann Sebastian Bach, ma il mio dio non è un personaggio inventato!”

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