L’incontro Renzi – Berlusconi

20140118-180309.jpg(Berlusconi e Letta fanno il loro ingresso nella sede del Pd)

Per discutere della legge elettorale Renzi, da segretario Pd, ha presentato tre proposte agli altri partiti. Conseguentemente ha iniziato a discutere con gli altri leader su quale modello piaccia di più, su quale trovare la convergenza. E fra i leader, piaccia o no, c’è ancora Berlusconi. Si che molti vorrebbero vederlo sparire dalla faccia della terra, ma esiste ed è pure a capo di un partito che, secondo SWG, al 14 gennaio era accreditato di circa il 21%, secondo partito dopo il Pd.

Tutti a dire: “Una maggioranza esiste senza Berlusconi, si scelga li dentro un nuovo modello di legge elettorale e non gli si chieda nulla a lui”.
Si può fare, certamente, ma è voi che fece proprio il centrodestra quando approvò il porcellum: impose quel tipo di legge senza consultare nessuno. Allora la sinistra criticò la mancanza di dibattito, oggi chiede un restringimento del dibattito. Non è insensato?

Ovviamente, su questa scelta, tutti criticano Renzi. Tipo Gotor:

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“Resuscita Berlusconi”. Resuscita? Lo costringe a vedersi al Pd, gli impone i modelli fra cui scegliere, e sarebbe farlo resuscitare? A parte che non mi pareva morto prima, ma si sa, tanti commentatori hanno la fregola di dichiararlo politicamente morto, prendendo sempre cantonate indicibili. Lo hanno definito così anche dopo il voto sulla sua decadenza, e sono andati avanti a crederlo! Politicamente morto uno che è accreditato ancora di circa il 21% dei consensi? Mi fanno un po’ tenerezza.

“Spacca il Pd”. Certo, lo frantuma talmente tanto che, sempre spiando i sondaggi, vediamo come il Partito Democratico viaggi intorno al 33%: a confrontarlo con il 25,4% delle elezioni 2013, vien da ridere. C’è una minoranza nel partito che osteggia qualsiasi cosa voglia fare Renzi a prescindere, e prende pure porte in faccia da quelli che erano i suoi sostenitori, giusto per ricordarlo, per ricordare che sulle proposte di Renzi (vedi Jobs Act) ci siano moltissime convergenze. Più che spaccare il partito, qui a spaccarsi mi paiono certe posizioni di rendita incrostate da decenni.

“Spacca il governo”. Refrain ormai storico: Renzi vuole abbattere Letta. E pensate, vuole talmente abbatterlo che gli propone un patto per realizzare diverse riforme che, dovessero essere realizzare, diverrebbero merito anche di Letta e del governo. Della serie: ti voglio talmente male che ti offro la palla per diventare grande e meritorio di onori. Proprio il tipico atteggiamento di chi vuole mandarti a casa il prima possibile per prendersi il posto, eh già.

A Gotor, ma anche a quelli come lui, direi solo di stare tranquilli, che troppo agitarsi fa male. E di uscire da quella gabbia che è l’antiberlusconismo militante e incrollabile, perché è venuto il momento di fare scelte che non siano contro qualcuno, ma a favore del Paese. E se perseverate a considerare il bene del Paese quello di stoppare una persona sola, allora avete la mente obnubilata da un odio che non vi fa ragionare.
A voi non interessa la miglior legge elettorale possibile, a voi interessa soltanto una legge elettorale che impedisca a Berlusconi di vincere, volete il gusto di sentirvi superiori per legge, per volontà superiore. Mi fate tornare alla mente questo brano:

“Da questa par­te, dalla parte degli antiberlusconiani, si sono posizionati “tutti gli altri”. E siamo tanti. Con pensieri molto diversi, ma costretti a stare tutti insieme. Stiamo tra di noi, comu­nichiamo tra di noi. Ci confermiamo le nostre ragioni, ci rassicuriamo su un assunto fondamentale su cui abbiamo molto bisogno di essere rassicurati: che il mondo miglio­re è il nostro, assomiglia a noi e alla vita che viviamo, alle scelte che facciamo riguardo non soltanto a regole e leggi, ma anche a salute, cibo, educazione, linguaggio, libri, film, viaggi. Abbiamo pensatori di grande fama e carisma che stanno insieme a noi, ci rassicurano, dicono che siamo giusti e facciamo cose giuste; anche se il mondo sta andan­do da un’altra parte, anche se la gente in maggioranza vo­ta da un’altra parte non ci dobbiamo preoccupare: stanno sbagliando e un giorno si ravvederanno, comprenderanno e torneranno. Abbiamo creato giornali su misura per noi, scrittori su misura per noi, film su misura per noi, eventi su misura per noi, e tutti ci comunicano compiaciuti che non stiamo sbagliando, che stiamo facendo tutto bene, che dobbiamo continuare cosí. Mai nessuno che metta in dubbio le nostre idee, si chieda se c’è qualcosa che non funziona, si chieda perché gli altri riescono a penetrare i desideri di una quantità di gente superiore alla nostra. Mai che andiamo a curiosare chi sono, cosa fanno, quali debolezze hanno, se nascondono una virtú che non riconoscia­mo. Siamo assolutamente sicuri che il mondo è diviso in due, quelli che stanno sbagliando tutto e quelli che stan­no facendo tutto bene, e per una coincidenza infelice la maggioranza continua a essere cieca e a guardare a quelli che sbagliano. Ma presto, molto presto, si ravvederanno”

Un Francesco Piccolo lucido e perfetto nella descrizione della condizione di molti, a sinistra.
Ovviamente, a sbagliare, sono sempre gli altri.

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Categorie:Politica

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