Milano: circoli Pd sotto attacco

Forse qualcuno si ricorderà dell’attacco subito dal circolo Carminelli del Partito Democratico a Milano: era novembre e, oltre alle scritte su muri e porte, qualcuno provò addirittura a sfondare la porta d’ingresso per accedere ai locali. Non proprio una manifestazione democratica di dissenso.

A distanza di quell’episodio, anche in questa prima parte di gennaio si devono purtroppo registrare altri attacchi a diverse sedi del Pd: il circolo 02Pd, ancora il Carminelli, il circolo Rigoldi, quelli di Porta Romana, e di Bovisa-Dergano, il circolo XV martiri.

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Le scritte sono più o meno simili: No Tav scritto ovunque, inviti a “sabotare sempre e comunque”, fino al dolce appellativo di “infami”, oltre che bombe di vernice lanciate sui muri dei caseggiati dove sono ospitati i circoli. Tutti termini propri di chi preferisce sfasciare e non costruire. Desta un po’ preoccupazione il parziale silenzio sotto cui stanno passando questi attacchi, come se fosse una cosa trascurabile, a cui dare poco peso. È abbastanza agghiacciante, perché all’interno del confronto dialettico politico la violenza non dovrebbe mai trovare posto, né a parole né tantomeno con simili gesti intimidatori. Meritoria è l’azione del segretario metropolitano di Milano, Pietro Bussolati, che ha girato i vari circoli per parlare coi segretari e fare le prime valutazioni dei danni, cercando anche di capire come muoversi per evitare in futuro episodi simili.

Per molti di questi attacchi, poi, si può notare come la “mano” sia probabilmente la stessa, vista la grafia simile di molte scritte su circoli diversi: questo potrebbe significare che sia un solo gruppo di persone a portare a compimento questi atti. In generale, poi, questi atti sono indice del livello di odio, di insofferenza, di rabbia che hanno raggiunto certe persone: una condizione che li porta ad estraniarsi dal normale dibattito politico per entrare nel campo della violenza e dell’intimidazione.

Mi lascia anche un po’ stupito la sostanziale indifferenza con cui sono stati commentati questi ultimi attacchi, quasi si volessero semplicemente derubricare a episodi di comune teppismo. Come se si volesse far credere che queste scritte e questi attacchi siano opera di qualche ragazzetto che voleva solo fare una bravata. Forse, addirittura, per qualcuno sarebbero anche episodi di cui “doverne tenere conto, succede”, come se fosse fatalmente impossibile eliminarli, come se fossero atti normali, con cui doverci convivere. Della serie: succede, non lamentatevi troppo che tanto nessuno si è fatto male.

Ma allora mi sorge una domanda: per avere la dovuta attenzione serve attendere che qualcuno si faccia male? Serve attendere che questo livello d’odio e di rabbia cresca ancora? Cos’è, una specie di gioco al rilancio per valutare fino a che punto ci si può spingere prima di prendere, tutti insieme, una posizione netta e chiara contro questi episodi? E sottolineo il tutti insieme, cittadini, forze sociali e politiche di ogni orientamento.

Anche questo è uno degli aspetti a cui vorrei veder “cambiare verso” alla politica: atteggiamenti meno attendisti, più decisi nel denunciare, raccontare simili episodi, e rilanciare affinché questa rabbia diventi innocua, e ritorni ad essere condotta nell’alveo del normale dibattito democratico. Un atteggiamento che vorrei vedere comune a tutte le forze politiche, perché l’intensificarsi degli attacchi anche ad una sola di esse non rappresenta soltanto l’attacco ad un partito, ma anche l’attacco ad un sistema democratico che tutti, indistintamente, dovrebbero proteggere.

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Categorie:Attualità, Politica

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