Sull’India, i marò, gli elicotteri e i cablo di Wikileaks

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Sulla questione dei due marò arrestati in India si sprecano gli articoli di giornale, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti. Ce ne sono poi altrettanti che ci raccontano invece il perché questi due soldati sono e restano ancora in India, come questo articolo apparso su VoxNews.

La teoria dell’articolo si basa sul fatto che, l’arbitrato che riguarda un contratto di fornitura di 12 elicotteri da AugustaWestland allo stato indiano, si sia reso possibile proprio “dando” come contropartita i due militari italiani. Del tipo: noi vi lasciamo i due marò ma voi accettate l’arbitrato dove cercheremo un accordo per l’acquisto degli elicotteri che erano stati cancellati.
Ora, non vorrei esser cattivo, ma davvero si pensa che l’India ponga contropartite simili per un affare da 560 milioni di euro? Mi sembra una cosa un po’ sproporzionata, se non illogica. Lo fanno per ottenere uno sconto, per ottenerli gratis? Mi sembra un po’ campato in aria.

Va ricordato come l’affare sia saltato dopo le vicende di corruzione, che nel pezzo di VoxNews vengono così definite: “…Il tutto venne fuori grazie alla nostra improvvida magistratura, che invece di occuparsi di indagare sulla corruzione interna, si occupa di indagare sulle nostre imprese che, per garantirsi mercati, corrompono all’estero. Cosa semmai degna di applausi…”.
Corrompere è degno di applausi. E tantissimi cari e sentiti saluti ai concetti di correttezza e di rispetto delle leggi. Te li fanno apparire come cose ormai in disuso, quasi inutili, addirittura dannose. Uh, rispettare le leggi, che cosa così démodé!

A me sembra che questa situazione dei due marò, che continuano a vedersi rinviata l’udienza in cui verrà formulato il capo di accusa e dove continua a mancare il rapporto della polizia indiana sulla conclusione delle indagini, sia più ingarbugliata di un semplice intreccio con l’affare degli elicotteri. E me lo fanno pensare alcuni indizi slegati fra di loro, ma potenzialmente connessi.

Un indizio riguarda alcuni cablogrammi pubblicati da Wikileaks, in cui risulta che l’Italia contattò l’India per sondare la possibilità di smaltire alcune barre radioattive di proprietà degli Stati Uniti. Quelle famose barre che gli Usa non vogliono riprendersi indietro. Ipotesi naufragata per il no degli stessi Usa. L’Italia ha quindi intrecciato rapporti con l’India per valutare lo smaltimento delle scorie radioattive. Possibile che abbiano parlato solo di quelle barre americane? Sembra proprio di no.

Altro indizio riguarda la fiorente industria di smaltimento delle scorie radioattive in India, fatto con ampio disinteresse delle molteplici problematiche ambientali (vedi il caso del sotterramento di alcune scorie nei pressi di un campus universitario a New Delhi), il che comporta costi di smaltimento nettamente inferiori. Per fare un esempio, leggendo questo articolo si nota come in Somalia le scorie vengano smaltite gettandole in mare, all’interno di fusti sigillati e cementati, ad un prezzo di 8 dollari la tonnellata, contro i circa 1.000 di una procedura ottimale. Pensate ai risparmi per chi ha le scorie, e ai guadagni di chi le smaltisce così.

Tornando a noi: e se l’Italia avesse intavolato con l’India una discussione per un contratto che prevede lo smaltimento dei nostri rifiuti radioattivi? L’ipotesi esiste perché pare che i contatti fra Italia e India su questo argomento siano proseguiti, anche dopo lo stop degli Usa per la questione delle loro barre radioattive, e qualcuno afferma che anche di questo vi sia traccia proprio nei cablogrammi di Wikileaks sopra citati. Questo sarebbe davvero un argomento succoso e spinoso, su cui puntare forte con contropartite delicate. Soprattutto se si vuole far passare la cosa sotto silenzio, dopo tutto il clamore sollevato dalle inchieste sulle navi affondate con fusti radioattivi nei mari italiani, le così dette “navi dei veleni”, e in quelle spedite proprio in Somalia, dove (guarda caso) perse la vita la giornalista Ilaria Alpi che stava proprio indagando su questi rifiuti.

Mi rendo conto che è poco più di una congettura che raccoglie solo alcuni rumors e alcune voci, ma questo almeno spiegherebbe tutto questo tira e molla sulla vicenda dei due marò, che difficilmente trovo giustificabile da un contratto per 12 elicotteri saltato perché la magistratura italiana ha scoperto episodi di corruzione di esponenti indiani in questo affare. Dopo tutto sulla questione dei rifiuti radioattivi abbiamo una lunga storia di misteri grandi e piccoli, di depistaggi e operazioni tenute segrete, e di tentativi di smaltirli al minor costo possibile, anche chiudendo un occhio sugli standard ambientali.
Vedremo come evolveranno i fatti. Di sicuro, non penso che la questione sia tutta circoscrivibile all’affare AugustaWestland.

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Categorie:Attualità, Politica

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