Le reazioni al Jobs Act di Matteo Renzi

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Finalmente Matteo Renzi ha presentato il suo Jobs Act, il documento che il Partito Democratico proporrà per la riforma del lavoro. Il segretario ha chiarito che questa è la base di partenza, che si è aperti ad ogni confronto e ad ogni suggerimento, dato che poi il documento andrà discusso e approvato nella direzione del 16 gennaio. Trovate questa base di partenza sul sito dello stesso Renzi.

Personalmente ritengo che questo documento iniziale sia molto interessante: positivo il taglio sul costo dell’energia; positivo il punto della chiarezza e trasparenza dei bilanci per amministrazioni pubbliche, partiti e sindacati; buono l’assegno universale per chi non ha lavoro; interessante il contratto unico a tutele crescenti, un modo per dare più sicurezze a tutti i lavoratori, nessuno escluso. E menzioni particolari per l’eliminazione dei contratti a tempo indeterminato per i dirigenti pubblici, e soprattutto per una proposta che, potenzialmente, può essere epocale, e di cui si sta parlando poco: la riforma delle Camere di Commercio.
E gli altri, che ne pensano?

Già ho scritto qualche giorno fa sulle tante polemiche attorno a Renzi, anche di chi fino a un mese fa lo osannava. Il Jobs Act ha subito una sorte simile alla situazione attuale del segretario Pd, polemiche a non finire, addirittura prima che fosse presentato. Insomma, era già oggetto di critiche preventive, come se tutti fossero novelli Nostradamus capaci di leggere nel futuro. Oggi almeno le critiche possono entrare nel merito, e sull’Huffington Post Italia si trova un pezzo con le reazioni di tanti a questo documento.

Apre Enrico Giovannini, Ministro del Lavoro, che parla di proposte interessanti ma che necessitano di investimenti consistenti. Probabilmente scorda che questo documento si ricollega a quello dei tagli e delle riforme costituzionali, che permettono risparmi consistenti. Non vorrei l’avesse scordato perché impegnato a non mostrare invidia per queste proposte.

Lazlo Andor, Commissario Ue al lavoro, giudica positivamente e in linea con le direttive europee queste proposte. Dato importante e non secondario, soprattutto se si vuole trattare con l’Europa per rivedere i limiti di spesa e per modificare il famigerato vincolo del 3%.

Renata Polverini stronca il documento (figurarsi) giudicandola sostanzialmente come paccottiglia, e affermando che prima di riformare il mercato del lavoro vada rimessa in moto l’economia. Qualcuno, per favore, le spieghi che questa riforma serve proprio a questo: la chiede il mondo imprenditoriale. Magari a lei non è ancora arrivata la notizia…

Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, definisce questo documento in modo negativo: “…sembra essere stato scritto per uno Stato totalitario comunista nel quale il partito unico interviene unilateralmente sulle diverse istanze di un intero Paese…”.
Una dichiarazione abbastanza bizzarra, surreale, quasi berlusconiana. Renzi è criticabile, ma accusarlo di proporre riforme da stato totalitarista comunista è fuori dalla realtà.

Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma conosciuto col nome di AleDanno, definisce questo piano come “…un’aspirina contro il cancro della disoccupazione…”. Penso possiate comprendere se evito di commentare un’uscita simile, che l’ex sindaco poteva tranquillamente evitarsi.

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, si mostra invece positivo e aperto a discuterne i contenuti. Interessante come un altro sindacalista parli favorevolmente delle idee messe in campo da Renzi.

Giorgio Cremaschi, membro del Comitato Direttivo della CGIL, è invece nettamente negativo: lo giudica figlio dell’estremo liberismo, funzionale a dare il via a licenziamenti di massa e oscuro sulle tutele. Confrontando queste parole con quelle di Centrella viene da chiedersi se siano entrambi ubriachi, ideologicamente parlando. Poi Cremaschi è quello che parlava di sproporzione produttiva fra Fiat e Chrysler a vantaggio della Casa americana, che produce un terzo di Fiat. Giusto per capire il tipo.

Renato Schifani, presidente del Nuovo Centrodestra, lo valuta come mero libro di intenti, affermando che l’orizzonte temporale di questo governo è il 2015, e che per fare tutto non ci sarebbe tempo. Della serie: belle cose ma non vogliamo farvi fare bella figura, alla faccia del “bene degli italiani”.

Maurizio Sacconi, presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, estrae dal cilindro una specie di supercazzola per giudicare il Jobs Act, affermando che potrebbe suscitare più discussioni che soluzioni. Memorabili, infatti, sono le sue “soluzioni” mentre era Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali: se siamo in questa condizione di sfascio è anche merito suo.

Nunzia De Girolamo, Ministro dell’Agricoltura, resta sul vago e precisa di aspettare le proposte concrete. Come ha detto lo stesso Renzi questa è una base di partenza, a cui si potranno integrare suggerimenti, osservazioni e idee, e il documento finale verrà deliberato il 16 gennaio.

Maurizio Gasparri, Forza Italia, valuta il piano come troppo generico e privo di fatti reali. Probabilmente si confonde con alcune sue proposte, che non hanno mai spiccato per brillantezza ed efficacia.

Anche Scelta Civica boccia questa proposta, e tramite la propria newsletter la senatrice Lidia Lanzillotta lo definisce molto deludente e con molte aree lacunose su cui dover lavorare. Considerando, come ripetuto più volte, che non è un documento definitivi ma una piattaforma di discussione, sfido che appaia in alcune parti lacunoso. Il dibattito che ci sarà avrà proprio il compito di definirlo, anche nei dettagli. Però è divertente accusare di genericità un documento e farne una critica (appunto) generica.

Su un articolo de La Stampa troviamo altri giudizi, come quello di Cesare Damiano del Pd, che valuta positivamente l’approccio complessivo al problema del lavoro, mettendo in guardia che non restino solo buoni propositi.

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, lo considera fuffa, “…Il testo di Renzi sembra scritto da dilettanti allo sbaraglio, un po’ furbetti, un po’ opportunisti, sicuramente molto pasticcioni, che a un certo punto si sono dovuti fermare perche’ non riuscivano ad andare avanti. E hanno “aperto” il documento a contributi esterni perché da soli non riuscivano a riempirlo…”.
Qualcuno lo fermi prima che collassi nel suo turbinoso straparlare.

Lorenzo Castellani, dalle pagine di Formiche considera questa proposta più come un’arma di comunicazione che come una vera e propria proposta di riforma. Insomma tende a derubricare tutto ad una mera operazione d’immagine. Della serie: non conosco molto le intenzioni di Renzi e sparo un po’ a casaccio.

Sul Foglio troviamo altre reazioni, tipo quella di Roberto Formigoni che con un tweet spiega come sul testo del Jobs Act si possa lavorare, una positiva apertura da un membro di Ncd.

Matteo Orfini, del Pd, afferma che “…è condivisibile l’impianto che non è solo giuslavoristico. Si parla a 360 gradi di come si crea lavoro…”, aggiungendo che si dovrà stare attenti ad andare nella giusta direzione quando si passerà dai titoli alle misure vere e proprie.

Si esprime anche Paola Taverna, portavoce del Movimento 5 Stelle, che dice: “…Quello che dice Renzi in parte può essere condivisibile dal punto di vista teorico ma noi continuiamo ad aspettare dei fatti…”. Nulla di trascendentale, ma comunque meglio di un giudizio negativo. Se molti del Movimento non lo ritenessero un sacrilegio a prescindere, si potrebbe anche ipotizzare una proficua collaborazione. Si convinceranno mai?

Pietro Ichino, oggi in Scelta Civica ma nel 2012 a fianco di Renzi e autore del programma economico del sindaco di Firenze per le primarie di coalizione di allora, definisce le proposte un po’ generiche e con qualche difetto di improvvisazione. Sul suo sito, comunque, scrive un commento critico dando alcuni suggerimenti e auspicando maggiore chiarezza.

Ultimo, ma significativo, si ricordano le aperture di Maurizio Landini , leader della Fiom, che afferma come sia un bene che il lavoro venga rimesso al centro della discussione, aprendo anche ad alcune proposte contenute nel documento. Un passo importante per uno di quelli che erano descritti come i più fieri oppositori del liberismo di Matteo Renzi.

Non resta che aspettare il 16 gennaio e seguire il dibattito che ci sarà in queste settimane e quella che avverrà alla direzione del Pd. Solo allora potremmo avere ulteriori chiarimenti circa i contenuti accennati in questa base di Jobs Act.

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Categorie:Politica

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  1. Un pensierino | Sutasinanta

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