Il fuoco concentrico su Renzi

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In molti potrebbero giudicare irrispettosa la mia risata, il mio divertirmi davanti a questo mare di critiche che sembrano montare contro Matteo Renzi ma, dico davvero, non riesco a fare altro. Mi sembra di assistere ad una sguaiata agitazione da parte di quelli che pensano di trovarsi in pericolo. Perché, si sa, quando acquisisci una posizione, un certo rilievo, diviene poi difficile fare un passo indietro, ritirarsi dai riflettori per tornare (magari solo temporaneamente) dietro le quinte.

Negli ultimi giorni pare ci sia un nuovo assalto alla dirigenza, simile ma opposto a quello che vedeva tutti impegnati a saltare sul carro di Renzi durante le primarie. Un assalto fatto di critiche, stilettate, piccole ripicche, e la cosa curiosa è che queste cose vengono fatte in maggior parte da molti che apprezzavano o tentavano di corteggiare lo stesso Renzi, che si uniscono agli ultimi duri e puri dell’oltranzismo militante. Se si pensa che pure Landini, uno che veniva descritto come un baluardo contro Renzi, apre proprio al segretario del Pd sulle proposte per il lavoro, allora gli ultimi pasdaran rimasti assumono quasi un aspetto grottesco.

Mi riferisco ad esempio a Stefano Fassina, Viceministro dell’Economia recentemente dimessosi in polemica con Renzi. Pare che la goccia che ha fatto traboccare il proverbiale vaso sia stata una battuta di Renzi. Ora, non me ne vogliate: ma se davvero è stata quella la famosa goccia, allora mi viene fragorosamente da ridere. Se invece è solo l’atto finale di una insofferenza durata mesi, allora mi limito semplicemente a ridere per aver colto una situazione che, nei media, viene trascurata in favore della “battuta”. Battuta su cui stanno cavalcando in molti, sia a difesa di Renzi che dello stesso Fassina, fatto assurgere (non si capisce con quale qualifica) a “martire del renzismo”. Più che altro assomiglia a quel ricco che, diventato povero, non riesce a darsi pace della sua nuova condizione, preferendo continuare ad agitarsi a vuoto.

Non sarebbe meglio per tutti concentrarsi sulla questione politica posta dalle dimissioni di Fassina? Una delle cose che chiedeva l’ex Viceministro era un rimpasto, per “mettere persone più organiche alla nuova dirigenza del Pd”. A parte che trovo curiosissima questa cosa, detta da uno che in passato ci teneva a chiarire che non era sano trasportare le lotte interne di partito nel governo. Ora forse avrà cambiato idea? Ora invece è necessario, salutare? Parla di rimpasto, ma a me sembra sempre più una lottizzazione, un atto che a Renzi (viva Dio) pare non interessare. Lui sembra più interessato a cercare di far prevalere le proprie idee in seno al Pd, di cui ricordo è segretario, per poi imporle al governo. E se la maggioranza del Pd avalla le sue idee, quelle verranno attuate. Del resto, era la stessa identica cosa che chiedevano Fassina e company fino allo scorso anno, quando erano in maggioranza con Bersani segretario. Ora, secondo loro, non va più bene neanche questo?

E mi riferisco poi anche a quella parte di media che, dopo aver corteggiato il sindaco di Firenze, ora non perde occasione per criticarlo ogni volta che può, e pure quando non può. Sacche dei cosiddetti media della parte moderata e liberale che prima dipingevano Renzi come un novello liberatore, e adesso lo dileggiano come il peggior gianburrasca, addossandogli ogni tipo di colpa. Da “il campione della nuova socialdemocrazia” a “Il funambolico e facilone Renzi”, una trasformazione radicale degna d’un bel libro di fantascienza. Una presa di posizione che li avvicina ai barricadieri di sinistra e a quegli ambienti di destra che prima elogiavano Renzi indicandolo come il solo capace di dar vita ad una nuova sinistra: un po’ come se un marito con molte amanti andasse a dare consigli di fedeltà coniugale. Una roba un po’ irrealistica.
Senza contare poi tutta quella parte di stampa che prima quasi lo osannava e poi, a fronte di una sua dichiarazione che lasciava intendere la necessità di una riforma e di un “cambiaverso” dell’informazione, lo ha trasformato in un eretico burlone senza vere nuove idee, in “uno che capisce poco e niente, che vende solo fumo”.

Divertentissima è una delle nuove accuse che gli muovono: quella di aver fallito, di non esser ancora riuscito a fare nessuna delle riforme che prometteva. In un mese (8 dicembre – 7 gennaio) pretendevano che lui, che è pure fuori dal parlamento e non fa parte del governo, avviasse le riforme. Lo pensavano e lo pensano fermamente. Magari pensano pure che esista la marmotta che confeziona la cioccolata, si dovrebbe chiederlo.
Perché poi sono gli stessi che, quando si parla di accelerare sulle riforme, ti rispondono che “per fare le riforme occorre del tempo, non si può correre, non si può fare di fretta”. Non si può metter fretta alle riforme, ma si può metter fretta a Renzi che chiede di fare queste riforme. Roba che sarebbe da chiamare uno psichiatra per farli curare.

È una specie di fuoco concentrico, una marcatura a uomo che ai miei occhi li fa apparire come ridicoli e in affanno. Dopo tutto quando sei sicuro delle tue ragioni e delle tue posizioni, non hai necessità di criticare e attaccare un avversario con l’intento non di discutere nel merito delle cose, non hai necessità di sminuirne l’immagine con pettegolezzi e critiche di quart’ordine. Non dovresti neanche considerare un’opzione simile, invece molti ne fanno quasi un cavallo di battaglia, soprattutto fra i “supporter” è i tifosi di questo o quel politico. Forse che risentano in tanti del grande attivismo di Renzi che vuole stringere su temi importanti come riforma della legge elettorale, lavoro, riforme costituzionali e diritti? Può essere che risentano di qualcuno che, per una buona volta, vuole darsi davvero una mossa per cambiare qualcosa. Chissà. E io, perdonatemi, non posso far altro che osservarli e mettermi a ridere.

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Categorie:Politica

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