Le tante boiate dette sull’affare Fiat-Chrysler

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Il problema è che quando mi capitano sotto mano certi articoli difficilmente riesco a trattenermi, anche se so che tutto quanto mi porterà via molto tempo. E allora sento forte il bisogno di scrivere, di dire la mia, visto che già tante e troppe parole in libertà sono state scritte. Insomma: se molti sentono il bisogno di dire castronerie di varia natura, perché io dovrei trattenermi nel fare alcune puntualizzazioni?

Il pezzo di cui parlo è questa intervista a Giorgio Cremaschi, esponente della Cgil, apparsa su Dagospia. Mi è capitato spesso di leggere ricostruzioni strampalate e fantastiche quando si parlava di automobili, e nello specifico di Fiat, ma in casi simili trovo che si tocchino livelli di fantascienza difficilmente raggiungibili anche da Ray Bradbury o da Isaac Asimov.

Cremaschi afferma che, in realtà, sarebbe stata Chrysler a comprare Fiat. Mi incuriosisco subito per capire il perché di questa affermazione, e la prima risposta in merito arriva affermando che “..fra i due Gruppi c’è una sproporzione produttiva a vantaggio di quello americano…”. Diamo uno sguardo ai dati? Secondo Unrae in una sintesi statistica del 2012, il Gruppo Fiat nel 2010 immatricolava 1.865.300 veicoli, mentre il Gruppo Chrysler ne immatricolava 454.900. Prendo in esame il dato del 2010 perché è l’ultimo in cui vi è la rilevazione singola del Gruppo Chrysler, dato che da quell’anno verrà compreso nel dato del Gruppo Fiat. Contando che il totale dei successivi anni si attesta sui 2,2 milioni e 2,3 milioni di autoveicoli, non credo che questo fantomatico sbilanciamento americano esista, dato che Fiat resta ad orbitare attorno ai 1,5/1,7 milioni di immatricolazioni, Chrysler esclusa.

Cita poi il progetto Fabbrica Italia del 2010, che prevedeva 20 miliardi di investimenti, in cui asserisce ne siano stati fatti meno di un ventesimo. Forse sfuggirà che più di 2 miliardi sono andati solo per i lavori che interessano lo stabilimento di Mirafiori, che altri soldi sono stati usati per risistemare l’impianto di Pomigliano, che ha accolto la produzione della nuova Panda, e che altri ancora sono stati utilizzati per approntare le linee di Melfi, in cui verrà prodotto il nuovo piccolo suv sia a marchio Fiat che a marchio Jeep. E, visti i risultati di vendita di questo settore di auto (vedi Nissan Qashqai o Nissan Juke) i numeri possono essere molto interessanti. Cosa che per altro già accennavo tempo fa in questo pezzo.

Cita poi il discorso di Fiat Industrial che ha spostato la propria sede legale in Olanda. Si è scelto di portare la sede nel Paese dove risiedeva quella di CNH Global, che fusasi insieme a Fiat Industrial diede vita a CNH Industrial. Questo anche perché CNH rappresentava (questa volta si) il grosso dell’azienda, oltre che per questioni contabili. Curiosità, da sottolineare come Case IH e New Holland, i due grossi Marchi del Gruppo, siano poi in realtà di origine americana.
Partire da questo presupposto per fare un parallelo con un potenziale spostamento della sede di Fiat Auto è un bel po’ azzardato, specialmente se si parla con scarsa conoscenza dei numeri e della specificità del Gruppo, come sopra esplicitato.

Cremaschi tira poi una stilettata a Marchionne, col discorso delle “tasse pagate in Svizzera”. Sfido, risiede li, dove dovrebbe pagarle? Cita poi i francesi della Renault, dicendo: “…Ai francesi della Renault non sarebbe mai venuto in mente, dopo l’acquisizione di Dacia, di spostare la sede in Romania…”. Effettivamente no, non lo hanno pensato. O meglio, non hanno pensato alla Romania. Renault, voglio ricordare, è strettamente legata alla Nissan, anche se per buona parte resta in mano al governo francese, per circa il 15%. Per il futuro si parla di un ulteriore disimpegno del governo francese dal capitale Renault, anche se sono solo voci, Renault che detiene il 44% di Nissan che a sua volta detiene un 15% della stessa Renault, e in vista della fusione fra i due marchi c’è l’ipotesi di spostare il cuore della società in Giappone. Del resto, sempre guardando i numeri del 2010 quando le due Case erano slegate, vediamo che Renault immatricolò circa 2,2 milioni di autoveicoli, mentre Nissan ne immatricolò 2,9 milioni. Insomma, stando al ragionamento di Cremaschi, la voce potrebbe anche essere abbastanza fondata…

Accosta poi Fiat alla Opel, definendola “…un’area del Gruppo di serie B…”. Ora, io non so che considerazione abbia di Opel per fare questo accostamento, declassandola quindi come Fiat ad essere un Marchio di serie B, ma la cosa mi lascia alquanto perplesso. Se GM considerasse la Opel di serie B, gli avrebbe dato la possibilità di vendere una macchina con alta tecnologia come la Volt, proprio col marchio Opel? Perché la Ampera è la gemella dell’americana Volt, non scordiamolo. Semmai a Opel manca una seria politica di rilancio, dato che i modelli e la tecnologia ci sono. Servono loro migliori politiche di mercato e di vendita. Ma questi sono altri problemi. Aggiunge poi che Marchionne avrebbe dato rassicurazioni al governo Usa riguardo al mantenere le produzioni in Usa. Se è per questo, gli investimenti sopra citati dichiarano anche un forte impegno per mantenere e impiantare produzioni anche in Italia. E sono un po’ più che semplici parole.

Parlando poi di Mirafiori afferma che ci potranno essere esuberi, “…ci sono troppi tecnici e impiegati…”. Dice che la scusa sarebbe spostare la ricerca oltre oceano. A parte che una parte consistente della ricerca non viene fatta a Mirafiori ma negli stabilimenti della FTP Powertrain, la parte del centro stile di Mirafiori è e resterà in Italia, come sempre affermato. Del resto stanno già lavorando molto per diversi modelli che vorrebbero far uscire nei prossimi anni, il lavoro non manca, tanto che già lavorano pure su bozze stilistiche per le auto Usa. Semmai sono ferme le linee di produzione, ma lo sono perché stanno operando un cambio totale delle linee per ospitare produzioni completamente nuove.

Parla poi di auto ad altissimo risparmio energetico, campo in cui Fiat non si sarebbe impegnata. Probabilmente ignora il progetto MultiAir e quello TwinAir in cui, soprattutto nel secondo caso, si coniugano buone prestazioni a consumi ridottissimi e emissioni molto basse. Motori che potranno essere montati anche su vetture di classe media, grazie alle buone doti di coppia e alla discreta potenza erogata. Su questo hanno anche ricevuto dei premi internazionali, ma forse certe notizie non interessano, se si mira a fare sterili polemiche.
Se invece parla di elettrico o ibrido, si può dire che per il primo si dovrebbe provvedere a commercializzare in Usa una 500 elettrica, mentre per il secondo esistono dei modelli (sempre di 500) già creati. Vero è che al momento non hanno intenzione di commercializzarli in Europa, vedremo quali saranno le scelte.

Insomma, affermare che l’innovazione sarà solo per Usa e per il loro mercato è abbastanza assurdo. Le eccellenze tecniche nelle trazioni integrali di Jeep stanno facendo il percorso Usa-Europa, così come l’ultimo cambio automatico a 8 rapporti che aumenta l’efficienza del motore, con ricadute benefiche su consumi e emissioni. Aspetti da non sottovalutare per Fiat, che potrà sfruttare queste tecnologie su marchi come Maserati, Lancia o Alfa Romeo.

Cremaschi chiude affermando che qui in Italia rimarranno solo le produzioni di Maserati e Ferrari, destinate però ad esser vendute se ci sarà necessità di fare cassa. Le voci su una cessione Ferrari per fare cassa si rincorrono stancamente ancor prima dell’arrivo di Marchionne: il fatto che non si sia mai accennato nemmeno a livello di rumors ad una prospettiva simile, la dice lunga sulle analisi di Cremaschi. Lo stesso dicasi per Maserati: a fronte di un complesso e articolati progetto di rilancio del Marchio, che sta procedendo abbastanza bene, che senso avrebbe cederlo, se è più remunerativo tenerlo?
Anche per Alfa Romeo si rincorrono ciclicamente voci di cessione al Gruppo Vag: si sentono da oltre 15 anni, e puntualmente scoppiano nel nulla. Una volta ci fu una specie di trattativa, ma Vag rifiutò le condizioni poste da Fiat (voleva dare al Gruppo Vag non solo il Marchio, ma anche almeno uno stabilimento. Vag rifiutò, voleva solo il Marchio), e da allora Marchionne si è fissato in testa l’idea di rilanciare Alfa Romeo. E conoscendo la sua testardaggine (vedi l’affare Chrysler) penso che questa sia una discreta garanzia, unita ai progetti già in cantiere, non ultimo quello in collaborazione con Mazda.

A me non resta che registrare l’ennesima intervista in cui si parla di Fiat principalmente a casaccio. Che poi, la cosa che mi fa più ridere è che di motivi per criticare o chiedere chiarimenti a Fiat e a Marchionne ce ne sarebbero diversi. Alcuni li scrissi qui: ad esempio il discorso delle alleanze, visto che lo stesso Marchionne ha spesso affermato che il solo binomio Fiat-Chrysler non basta per sopravvivere tranquillamente; oppure i programmi sportivi che, Ferrari a parte, ormai stanno un po’ languendo, e che sarebbero una buona vetrina per tutta la società, come del resto stanno facendo Ford, Volkswagen, e Hyundai; o ancora chiedere un’accelerazione sulla presentazione dei nuovi modelli, visto che il mercato pare dare segni di ripresa, e va bene non aver fretta ma non serve neanche aspettare troppo.

Io aspetto sempre fiducioso che si faccia un articolo tosto e interessante su Fiat: sono un po’ stanco di dover sempre leggere queste pezzi di fantascienza.

Oltre a quello di Cremaschi, ci sono poi state altre voci critiche, ad esempio quella di Airaudo, e quella del solito Luca Telese, che ancora non ho capito quali conoscenze abbia del campo. Leggendolo direi praticamente nessuna, come ebbi già a specificare qui.

Inizia anche lui paventando il pericolo di spostamento del baricentro negli Usa, di cui abbiamo già detto prima, e del perché Fiat vada male in Europa: non investe, mentre gli altri si. Anche di questo ne ho discusso prima, affermare che Fiat non faccia ricerca è quantomeno risibile. Se invece si parla di produzione, la solfa non cambia: i grossi investimenti a Pomigliano, Melfi e Mirafiori lo testimoniano bene.
Che poi, al caro Telese andrebbe ricordato che non basta investire e creare nuovi modelli per vendere, e i numeri e lo stato del Gruppo Psa ne sono un ottimo esempio pratico. Peugeot e Citroen stanno investendo tanto e sfornando nuovi modelli a raffica, eppure hanno dati in calo peggio che alla Fiat.

Passa poi a criticare Fiat per le fasce di mercato lasciate scoperte. Vero, anche per questo la fusione con Chrysler sarà importante, permetterà d’avere la tecnologia e le conoscenze necessarie per sviluppare modelli nelle fasce in cui non si era presenti. Ricordo che Chrysler ha portato in dote tecnologia Mercedes, non proprio roba di basso livello. Piccolo appunto: affermare che la 500L fosse già pronta prima del lancio è una panzana, a meno che si consideri pronta un’auto in fase progettuale. Produrre auto è spesso un grosso rischio, e fallire anche un solo modello significa perdere molti soldi. Ebbi modo di parlarne qui e potete ben vedere quanti miliardi di perdite possono generare singoli modelli di auto. Altrimenti il rischio è quello di sfornare tante auto nuove e creare buchi di bilancio (qualcuno ha detto Psa?).

Telese si infila poi a parlare di tecnica, tornando ad affermare che Fiat ha trasferito tecnologia in Usa ma non il contrario, e che i modelli Usa riutilizzati erano roba vecchia e, presumibilmente secondo lui, scadente. Ho già avuto modo di spiegare come la nuova 300C abbia tecnologia tedesca, quella delle ultime berline. Considererà scadenti pure quelle? La tecnologia del Grand Cherokee è sorella del Classe M: scadente pure quella? Insomma, essere giornalisti non da automaticamente la patente di esperto in ogni settore, non capisco perché alcuni si ostinino a parlare di cose che sostanzialmente non conoscono.

Chiude criticando i governi italiani per non aver messo in campo strategie di finanziamento mirato alla Fiat, sulla falsariga di quanto fatto da Obama con Chrysler, ma di aver speso solo per la cassa integrazione. Vorrei solo ricordare che appena si accennò ad una cosa simile, si levò altissimo un coro unanime di critiche e di improperi, all’urlo di “Basta aiuti di stato alla Fiat!”. Ora si prova a rigirare la frittata?

A me resta solo una domanda: una volta di auto ne parlavano gli esperti, perché oggi può farlo un qualsiasi parvenu che ignora più cose di quante ne conosce?

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Categorie:Attualità, Motori

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