Non si ferma il vento con le mani

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La tensione è stata alta per tutto il giorno. Principalmente la questione che dava più preoccupazione era una: la partecipazione. Le cassandre parlavano di un crollo sotto i 2 milioni, già si agitavano spettri di vittorie dimezzate o di partito alla deriva. Ma, grazie anche ad un Prodi che torna sui suoi passi e va a votare, si sono raggiunti quasi i 3 milioni di votanti. Un risultato che è andato oltre ogni aspettativa.

Poi c’era l’altra preoccupazione, che aleggia silenziosa e non detta da nessuno all’ObiHall: quanti voti prenderà Matteo Renzi?

Seguendo i primi dati che escono l’agitazione è tanta. In sala arriva gente e tutti, guardando quel 70%, si esaltano, salvo poi quietarsi guardando i bassi numeri dei voti già scrutinati. La felicità cresce man mano che il numero dei voti aumenta, lasciando inalterate le percentuali, fino a lasciare la completa consapevolezza del risultato con il discorso di Cuperlo proiettato sullo schermo dal canale Rai News:

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“Da domani Renzi sarà il segretario del Pd”.
Già sono state distribuite bandiere, del Partito Democratico e dell’Italia, e tutte vengono sventolate con una gioia sempre più difficile da contenere. Le persone girano per la sala, si guardano, in tanti si abbracciano, chi è stato volontario a vario titolo si ritrova e si da pacche sulle spalle, ricordando le poche ore dormite a notte, il tanto lavoro fatto, gli eventi organizzati, i banchetti fatti, i volantini distribuiti, l’impegno profuso in una campagna molto impegnativa.

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Come si può vedere sopra, poco prima era stato Stefano Fassina, con aria un po’ infastidita, a complimentarsi con Renzi per la sua netta vittoria, con una dimensione che non si sarebbero mai aspettati nemmeno loro.

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E poi arriva anche il discorso di Pippo Civati: parla della campagna e si congratula con tutti, rivendica la creazione di uno spazio nuovo. Sembra visibilmente emozionato, un po’ deluso, sottolinea come tutti lo dessero con percentuali residuali, e invece si ritrova con percentuali vicine a quelle del più quotato Cuperlo. A suo modo, un bel risultato.

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E infine arriva in sala Matteo Renzi, e immancabile scatta la bagarre del circo mediatico. Si fa largo, arriva al podio posto sul palco, e inizia uno dei più bei discorsi che potesse mai fare: “Ora tocca a noi, e siamo qui per dire che non ci tireremo indietro”.

Tutti, letteralmente, saltellano di gioia. Tutti saltellano scaricando attacchi, insulti e veleni accumulati per troppo tempo, regalando sorrisi, e riprendendo quella leggera felicità che sa darti il sentirti parte di una comunità. Non più una ditta, dove per definizione esiste chi comanda e chi esegue e basta, ma una comunità dove tutti possono parlare, dove chiunque deve contribuire.
Qualche frase:

“Grazie ai cittadini che hanno dato un segnale commovente: qualche milione di italiani in piazza per proporre, non per insultare”

“Un grazie a Pippo Civati: chi lo avrebbe mai detto che in pochi allo la Leopolda sarebbe diventata maggioranza nel partito”

“Con questo risultato gli italiani hanno dimostrato, ancora una volta, di essere migliori della loro classe dirigente”

“Tocca a una generazione nuova. Non faremo a meno di chi ha esperienza, ma ora tocca a noi guidare”

“Ai teorici dell’inciucio diciamo che, con questo risultato delle primarie del Pd, gli è andata male, molto male!”

“Non si vince per prendersi una rivincita o togliersi una soddisfazione”

“Questa non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra”

“Noi non stiamo cambiando campo, stiamo solo cambiando i giocatori”

“Scuola, cultura e innovazione non sono solo dei costi, sono degli investimenti per il futuro”

“Grazie a tutti, il meglio deve ancora venire! Da domani ci divertiamo tutti assieme”

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Non resta che snocciolare i dati, prendendoli dal sito ufficiale delle Primarie: 1.638.934 voti, pari al 67,8% del totale. Sia come numero di voti che come percentuale, questo risultato pone Renzi dietro all’elezione di Walter Veltroni del 2007 (2.694.722 preferenze, pari al 75,82% dei voti), ma davanti a quella di Pierluigi Bersani (1.623.239 preferenze, pari al 53,23% dei voti). Ma c’è già chi parla comunque di vittoria dimezzata per via di “un milione di infiltrati fra i votanti alle primarie”. Curiosa la pelosa fiducia di alcuni rispetto all’intera massa di persone che hanno votato: forse per qualcuno il risultato è chiaro solo quando è lui a vincere, e non altri.

Comunque sia, ora si apre ufficialmente una pagina nuova per il Partito Democratico e per tutta l’area del centrosinistra. Si respira un vento nuovo, fresco: speriamo sappia spazzare via quell’odore di chiuso che ha oppresso l’aria per troppo tempo.

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Categorie:Politica

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