Quando un coro rovina qualcosa di bello

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La scorsa domenica la Juventus avrebbe dovuto giocare con le curve chiuse, a causa di una squalifica inflitta per dei cori razzisti cantati nella precedente gara. Ma, con un colpo di genio e con un’iniziativa direi anche meritoria, la Juventus ha deciso di riempire quelle curve vuote con 12 mila bambini delle scuole piemontesi e delle scuole calcio. Un’iniziativa molto interessante, se non che la situazione è leggermente sfuggita di mano.

Doveva essere una festa per i bambini, che dovevano rappresentare il volto più bello del tifo, ma questa immagine è stata sporcata dai loro fischi durante la lettura della formazione dell’Udinese, e dagli “Oooooooh merda!” sui rinvii di Brkic, portiere dell’Udinese. Nulla di così grave, per carità, solo la spia che certi comportamenti nascono e crescono anche nei bambini piccoli.

Ovviamente è partita subito la polemica, cosa per altro facile con la Juventus che viene ormai tartassata su ogni singola cosa che decide di fare, e fra i tanti messaggi che ho letto in giro mi ha colpito questo:

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Fa parte del pacchetto tifo. Se ci sono persone con le orecchie così sensibili stiano alla larga dagli stadi. Non ci vedo nulla di così scabroso.

A me, più che la parola in se, colpisce l’atteggiamento, e il commento di questa persona, parlando degli insulti che volano nelle categorie dilettanti, lo conferma. Non so voi, ma se dovessi portare mio figlio a giocare, e dovessi sentire qualcuno che augura ad un ragazzino qualsiasi (non solo al mio) di rompersi una gamba, a me girerebbero un bel po’ le scatole. Perché poi è facile e ipocrita riempirsi la bocca con parole come rispetto, correttezza, lealtà, mentre davanti ai nostri figli ci comportiamo esattamente all’opposto.

Sarò rimasto un romantico, ma lo sport dovrebbe anche insegnare alcuni valori, e la competizione, l’agonismo, non dovrebbero contemplare l’insulto o la mancanza di rispetto. E se proprio gli adulti non possono farne a meno di questi comportamenti, almeno sarebbe il caso di non mostrarli, o peggio insegnarli, ai nostri bambini.
E, terrei a ricordarlo, criticare questi cori stonati non significa pretendere bambini tutti uguali come automi, significa provare a ridare un po’ di valore a termini come rispetto e correttezza, ormai troppo spesso usati a sproposito proprio da quelli che per primi li calpestano.

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Categorie:Sport

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