Baby prostitute

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Ogni tanto incrocio notizie che mi fanno un po’ pensare, come questa trovata sul sito de La Stampa. Si parla di ragazzine di 14 anni che si prostituiscono per una ricarica del cellulare, e la denuncia parte dal vescovo ausiliare dell’arcidiocesi dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, che a sua volta dice di aver saputo della notizia da un medico che lavora all’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Riporto dall’articolo:
“…Indagini approfondite e circostanziate sul fenomeno della prostituzione minorile all’Aquila risalgono a circa due anni fa ad opera di carabinieri e polizia che hanno voluto verificare alcune segnalazioni di baby prostitute che offrivano il proprio corpo in cambio di ricariche telefoniche in un centro commerciale dell’Aquila diventato il punto di riferimento per incontrarsi per migliaia di giovani in sostituzione del centro storico…”.

Un fenomeno che D’Ercole sottolinea sia da imputare alla crisi, il che potrebbe anche quadrare con l’inizio delle prime indagini avvenuto circa due anni fa, nel 2011. Ma Gianvito Pappalepore, componente del centro servizi volontariato dell’Aquila, non è della stessa opinione:
“…il fenomeno a mio avviso è innescato non dalla condizione di povertà tipica, cioè quella causata da precarie condizioni economiche, ma è conseguenza di relazioni culturali e crisi di valori anche in seno a famiglie normali che quindi non hanno problemi economici…”.

Senza dover fare il moralista, tendo maggiormente a credere a questa seconda spiegazione. Se non altro per un’altra cosa che mi è tornata in mente mentre leggevo la notizia.
Correva l’anno 2008, la crisi non era ancora iniziata e io avevo una turbolenta storia con una ragazza delle Marche. Abitava in un piccolo paese di provincia, e chiacchierando un po’ di quei luoghi e delle persone che vi abitano mi raccontò come fosse normale trovare delle ragazzine disposte a prostituirsi, in gran parte facendo “solo” del sesso orale, in cambio di ricariche ai cellulari o carte prepagate per fare acquisti in internet.
Stessa cosa che accade anche a Roma, come racconta quest’altro articolo dove queste ragazzine si prostituivano “Perché siamo ragazze esigenti. Vogliamo macchine, vestiti, cose griffate”.

Come detto, lungi da me il voler fare il moralista, ma questo racconto ha sempre lasciato in me la sensazione di qualcosa di sbagliato, o meglio, di qualcosa di rotto e distorto. Non so dire se sia colpa (come dicono alcuni) dell’eccessiva secolarizzazione oppure di una deriva dei valori, o se le colpe (diciamo così) invece stiano altrove, so di certo che personalmente valuto queste situazioni come negative.
Forse qualcuno di più esperto potrà darmi una spiegazione migliore, io sento solo un forte senso di disagio.

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Categorie:Attualità

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