Rompiamo il Patto e la finzione apartitica

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Ultimamente è molto facile vedere la nascita di nuovi movimenti, che a vario titolo intendono occuparsi di politica. Non mi riferisco al Movimento 5 Stelle, bensì ad altri movimenti nati con il preciso scopo di creare pressione, più che fare propriamente politica: gruppi che riuniscono sindaci, ad esempio, in battaglie che condividono.

Ne è un esempio questo Rompiamo il Patto che si autodefinisce in questo modo:

“RompiamoilPatto.org è un’iniziativa di alcuni Sindaci che, andando oltre l’appartenenza politica, hanno deciso di fare fronte comune e chiedere a Roma la cancellazione definitiva del Patto di Stabilità.”

Di primo acchito ti sembra una cosa interessante. Nel mio stesso comune ricordo come questo gruppo sia stato pubblicizzato, con tanto di assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini per far conoscere l’iniziativa. A farlo è stato il gruppo della Lega Nord ma, diamine, scrivono di andare oltre l’appartenenza politica, non facciamo i prevenuti.
E allora proseguo a leggere, e trovo i nomi dei promotori:

“Iniziali motori dell’iniziativa sono il sindaco di Varese e Presidente dell’ANCI Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Chiuduno, Stefano Locatelli, il sindaco di Merate, Andrea Robbiani e il sindaco di Misano Gera d’Adda, Daisy Pirovano.”

Quattro sindaci, senza appartenenza comune, che si uniscono per una lotta. Quasi un quadro romantico. Ma, un momento: tre di loro sono sindaci della Lega Nord e il quarto, quello di Merate, è del PdL. Un’appartenenza politica un po’ ristretta. Ma come si è organizzata l’azione politica di questo gruppo?

“L’iniziativa si articola in due fasi. La prima consiste nella convocazione di un’assemblea cittadina urgente, per spiegare ai cittadini che cos’è il Patto di Stabilità, i danni che ha creato e, piú in generale, per illustrare la situazione economica delle singole realtà. La seconda riguarda la presentazione, nel primo Consiglio comunale utile, di un documento condiviso per chiedere a Roma di eliminare per sempre il Patto di stabilità, consentendo cosí a ogni Comune di utilizzare i soldi accantonati a vantaggio dei propri cittadini.”

Via, eliminazione netta. Mai più Patto di Stabilità. Tra l’altro offrono anche un elenco dei comuni virtuosi, tutti in provincia di Milano, Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi, Mantova, Monza e Brianza, Piacenza, Pavia, Varese, Sondrio, Savona. Anche per questa lista si notano alcune caratteristiche interessanti, tipo una concentrazione molto alta in Lombardia, a dimostrazione che più di un movimento senza appartenenza politica sembra un gruppo interno ad un determinato schieramento politico.
Stessa cosa che si evince guardando la relativa pagina Facebook o il contatto Twitter: le iniziative sono tutte targate o Lega Nord o PdL/Forza Italia.

Nella Home Page si trova anche questo:

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Salvini non è propriamente un personaggio apartitico, e quel lombardo scritto in maiuscolo lascia un po’ poco spazio ad eventuali alleanze trasversali.
Ma troviamo anche un’altra chicca:

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Un’istigazione alla guerra fra poveri, fra comuni che riescono ad avere dei risparmi e gli altri che invece si trovano debiti da dover pagare. Un po’ come dividere fra comuni di serie A e comuni di serie B, solo valutandoli sulla base della propria situazione contabile. E per i cittadini dei comuni di serie B pazienza, si arrangiassero.

Alla fine cosa resta? Un’iniziativa che pare concepita ad uso è consumo (politico) dal centrodestra, più volta a creare clamore e consenso che ha ottenere risultati concreti. Certamente potrei anche sbagliarmi, magari nella lista dei comuni virtuosi ci potrebbe essere anche qualche amministrazione di centrosinistra, ma visti i vari richiami sul sito e sui social network la cosa mi pare assai improbabile.

P.s.: qui potete trovare una breve spiegazione del patto di stabilità interno per capire bene di cosa si tratta, onde evitare eventuali spiegazioni riduttive o semplicistiche presenti sul sito.

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Categorie:Politica

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